Così lo "Spirito di Assisi" torna a soffiare. Quarant'anni dopo

Da oggi la città di san Francesco ospita l’incontro promosso dalla Comunità di Sant’Egidio nell’anniversario della Giornata di preghiera per la pace convocata da Giovanni Paolo II nel 1986. Ci saranno il cardinale Zuppi, Andrea Riccardi, il Gran rabbino di Francia Haïm Korsia, l’imam della Grande Moschea di Jakarta Nasaruddin Umar e, dal Giappone, Gijun Sugitani, sommo sacerdote del Buddismo Tendai
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October 25, 2026
Così lo "Spirito di Assisi" torna a soffiare. Quarant'anni dopo
Assisi: Giovanni Paolo II con i leader delle religioni mondiali in Santa Maria degli Angeli. È il 27 ottobre del 1986 / Ansa
Il Mediterraneo, l’economia, i giovani, la tecnologia, la preghiera. Per una pace «disarmata e disarmante» non basta dire no alle armi, occorre far sì che tanti ambiti dell’esistenza umana siano indirizzati verso la fraternità. E per farlo non si può che partire dall’unità tra le religioni, come è accaduto ad Assisi quarant’anni fa, e come torna ad accadere da oggi a martedì con l’incontro internazionale per la pace promosso dalla Comunità di Sant’Egidio dal titolo “Pace disarmata e disarmante”.
L’evento del 1986, voluto da Giovanni Paolo II «aveva un significato profetico» in tempo di guerra fredda, spiega Adriano Roccucci, responsabile per l’Italia della Comunità di Sant’Egidio, «perché l’idea era quella di un dialogo tra le religioni, tra i rappresentanti delle grandi tradizioni religiose, per la pace, dentro la storia». Oggi le sfide non sembrano meno complesse di quelle di un tempo. «Sono le sfide di un’età della forza, sicuramente di una stagione di guerra in cui siamo dentro – aggiunge il professore di storia contemporanea all’Università Roma tre – in cui le religioni sono spinte, strattonate, tentate a solidarizzare con la guerra, mentre noi vogliamo continuare il cammino nello “Spirito di Assisi”, suscitare le energie di pace che sono dentro le tradizioni religiose». Circa cinquemila iscritti, 155 relatori delle religioni da 53 Paesi e ventiquattro “Forum” tematici per l’approfondimento. «Da tutte queste persone c’è un messaggio di contrasto dell’odio, della contrapposizione – prosegue Roccucci –, per dire che c’è un’alternativa ed è un’alternativa di pace che si costruisce creando ponti».
Oggi si comincia con l’assemblea introduttiva ad UmbriaFiere, a Bastia Umbra, con il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei, Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, Haïm Korsia, Gran rabbino di Francia, Nasaruddin Umar, Imam della Grande Moschea di Jakarta e Gijun Sugitani, rappresentante del Tendai Zasu, sommo sacerdote del Buddismo Tendai dal Giappone. Il messaggio di fraternità che lancia al mondo l’incontro, dice Roccucci, «proviene innanzitutto dal ritrovarsi insieme». In un momento storico «in cui sembrano prevalere odio e antagonismo irriducibile, si vuole riaffermare a tutti i livelli l’importanza del dialogo come strada per risolvere i conflitti, per riannodare i fili di relazioni, per riscoprire il senso di un bene comune». Tutto questo di fronte alle tante sfide globali che attraversano il programma delle giornate, e che saranno oggetto di confronto all’interno dei tanti “Forum” previsti per domani e martedì mattina, in diverse parti di Assisi. «Da quelle legate alla guerra, alle sfide dell’emergenza climatica e ambientale, a quelle del disarmo, con particolare attenzione al disarmo nucleare, alle sfide dell’innovazione tecnologica, in modo particolare dell’intelligenza artificiale, anche alla luce della Magnifica humanitas». Nell’ambito dei vari incontri ci sarà spazio per gli interventi di attivisti sudanesi, vescovi e cardinali, teologi musulmani, esponenti politici come il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, rappresentati delle Chiese protestanti, un testimone dell’incontro dell’86, rappresentanti della Gates Foundation. Tra i presenti anche il cardinale Jean Marc Aveline, presidente della Conferenza episcopale francese, il patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I (ricevuto ieri in udienza da Leone XIV), il vescovo cattolico di Kyiv-Zytomur, Vitalij Kryvyc’kyj e il responsabile degli affari esteri del Patriarcato di Mosca il metropolita Antonij. Si parlerà anche di Russia e Ucraina, «ma partendo dall’importanza di questo dialogo fra credenti proprio per la pace». Ci sarà anche un Forum specifico su san Francesco con l’intervento del cardinal Zuppi. E non mancherà uno spazio di dialogo su “Media, narrazioni e potere nell’età digitale”, moderato da Mario Marazziti (Comunità di Sant’Egidio), che vedrà intervenire – con il direttore di Avvenire Marco Girardo e con il vescovo di Verona, Domenico Pompili – Maria Cuffaro, Marco Damilano, Paul Elie, M’hamed Krichen e Andrea Malaguti.
Come si sa a chiudere l’incontro internazionale martedì non ci sarà Leone XIV, che ha rinunciato alla trasferta ad Assisi (che prevedeva lo spostamento in elicottero) su consiglio dei medici, per evitare di interrompere il riposo previsto per la convalescenza dopo l’intervento chirurgico subito al polmone. Manderà comunque un messaggio ai presenti e agli organizzatori. Nel momento di preghiera finale», conclude Roccucci, «secondo il modello di Assisi, ognuno pregherà secondo le proprie tradizioni, per poi ritrovarsi insieme in un messaggio di pace», che verrà firmato dai presenti e reso noto al termine dell’evento. «La preghiera è il primo segnale di dissociazione dalla guerra, di ribellione», e come lo è stato quarant’anni fa, «anche oggi sarà fonte di energie di pace». L’orazione dei cristiani sarà comunitaria nella Basilica inferiore di Assisi, alla presenza dei rappresentanti delle Chiese e delle comunità cristiane, mentre i membri delle altre religioni si ritroveranno in altri luoghi nelle vicinanze. Durante la cerimonia finale, poi, si pregherà per le vittime della guerra in tutto il mondo. In qualche modo i rappresentanti religiosi riuniti insieme «si faranno eco delle grida dei popoli».
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