Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire. Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: Dite agli invitati: «Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!». Ma quelli non se ne curarono. Poi disse ai suoi servi: «La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze». Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali. Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse: «Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?». Quello ammutolì.
C’è una festa preparata per noi, una tavola, del buon cibo, dell’ottimo vino, è tutto pronto per la festa, siamo attesi: qualcuno, impaziente, ci sta aspettando per dare inizio ai festeggiamenti. Manchiamo solo noi che abbiamo ricevuto l’invito: forse, quando lo abbiamo avuto tra le mani lo abbiamo guardato con diffidenza, forse con aria seccata, forse ci siamo sentiti obbligati, come fosse un ordine. O forse non riusciamo a immaginare che non c’è alcun conto da pagare, ma si tratta solo di condividere una gioia, a tavola, con allegria. È un racconto di amore questo. Non lo sappiamo, non lo abbiamo capito e allora accampiamo scuse: non ho tempo, devo lavorare, ho altro da fare; niente di male, solo scuse per rimandare, per defilarci, per scegliere quel che ci sembra più importante. La festa però non viene annullata per mancanza di partecipanti, anzi: la sala si riempie di tutti quelli che erano stati esclusi, di quelli trovati per strada, di quelli che sembravano fuori posto. Degli imperfetti, “cattivi e buoni”, degli impreparati: la tavola è già pronta, questa volta è per loro. Non resta che accomodarsi e mangiare e bere a volontà, e cantare e danzare, perché è una storia d’amore che si festeggia. Dio non si scoraggia quando il suo sogno trova un ostacolo, Lui allarga il sogno, apre, allarga, trova nuove vie. Senza esclusioni, senza preferenze la festa abbraccia tutti. Ma, se sono stati presi dalla strada, perché il re poi si indigna nel trovare uno senza abito nuziale? Non sono venuti tutti all’improvviso, presi e portati alla sala della festa? Qualcuno dice che gli abiti nuziali fossero a disposizione di tutti. E succede che uno invece non avesse voluto indossarlo, forse perché voleva mantenere le distanze, e così diventa nota stonata. Come se ci tenesse a non confondersi e mescolarsi nella bellezza della festa. Una festa preparata per una storia d’amore. Nella prima lettura della liturgia di domenica si legge: «Preparerà il Signore degli eserciti per tutti i popoli, su questo monte, un banchetto di grasse vivande, un banchetto di vini eccellenti, di cibi succulenti, di vini raffinati». Non finisce mai di sorprenderci questo Dio che apparecchia e prepara pranzi e ci aspetta a tavola, pronti a godere con Lui. Per la nostra storia d’amore.
(Letture: Is 25,6-10; Sal 22; Fil 4,12-14.19-20; Mt 22,1-14 )
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