La radice della fede รจ nella gioia

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December 17, 2008
IV Domenica di Avvento
Anno B

In quel tempo, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una cittร  della Galilea, chiamata Nร zaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: ยซRallรจgrati, piena di grazia: il Signore รจ con teยป. A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L'angelo le disse: ยซNon temere, Maria, perchรฉ hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesรน. Sarร  grande e verrร  chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darร  il trono di Davide suo padre e regnerร  per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrร  fineยป (...)

Tra pochi giorni รจ Natale. E ci sentiamo ancora una volta impreparati. La liturgia allora ci prende per mano e ci accompagna, additando colei che meglio ha vissuto l'attesa di Dio: santa Maria. Con lei come modello, di colpo capiamo che cosa รจ il Natale: non il ricordo di un fatto storico accaduto in quel tempo, ma l'accoglienza di un fatto che avviene ora: l'incarnazione di un Dio che giร  germina in me.
Il Vangelo dell'annunciazione comincia con sette nomi propri (sette รจ il numero della completezza) di luoghi e persone che affollano la pagina di Luca e mostrano che il venire di Dio coinvolge la totalitร  della vita. Maria รจ cosรฌ importante perchรฉ รจ il punto di incontro tra Dio e la materialitร  della nostra vita.
ยซL'angelo entrรฒ da leiยป, nella sua casa: un giorno qualunque, in un luogo qualunque, un annuncio consegnato nell'intimitร , nella normalitร  di una casa. รˆ nella casa che Dio ti sfiora, ti tocca. Lo fa in un giorno di festa, nel tempo delle lacrime, quando dici alle persone che ami parole che si sognano eterne. รˆ cosรฌ bello pensare che Dio ti sfiora non solo nelle liturgie solenni delle Cattedrali, o in giorni speciali, ma soprattutto nella vita comune! Come nella Messa il sublime confina con una tovaglia, un calice e un pane, cosรฌ nella casa l'immenso si insinua nelle piccole cose finite di ogni giorno.
La prima parola dell'angelo รจ chรขire, gioisci, sii felice; non dice: ยซfai, alzati, inginocchiati, pregaยป; solo: ยซgioisciยป. Il primo Vangelo รจ lieta notizia e precede qualunque tua risposta. La fede ha radice nella gioia. Il perchรฉ della gioia รจ detto con la parola successiva: ยซpiena di graziaยป, riempita della vita di Dio, sei amata teneramente, gratuitamente, per sempre. Ecco il nome di Maria: ยซamata per sempreยป. Il mio nome.
L'angelo aggiunge: Il Signore รจ con te. In questa mia vita inadeguata il Signore รจ con me. In questa mia vita distratta e invasa, il Signore รจ ancora con me. L'angelo fa eco all'antica parola: sono stato con te, dovunque sei andato. Parole di un Dio innamorato, che nessuna creatura potrร  mai dirti, per quanto ti ami; nessuno puรฒ affermare: sono stato con te, dovunque, sempre. Nessuno sarร  con me dovunque io andrรฒ. Nessuno รจ stato con me in tutti i passi che ho compiuto, che ho perduto, che ho ritrovato, Dio solo. E quando Gesรน lascerร  i suoi, l'ultima parola sarร  eco della prima: Io sarรฒ con voi tutti i giorni, fino al consumarsi del tempo, al compiersi dell'incarnazione.
(Letture: 2 Samuele 7,1-5.8-12.14.16; Salmo 88; Romani 16,25-27; Luca 1,26-38.)

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