La paura di sbagliare le vacanze

Le vacanze promettono salvezza, ma spesso diventano un’altra ansia: scegliere bene, spendere troppo, tornare migliori. E invece, anche lontano dal lavoro, restiamo noi stessi
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June 17, 2026
La paura di sbagliare le vacanze
Il Mausoleo della Bela Rosin, a Torino, una domenica d'inizio estate / Chiaramonti
È già tutto pieno e carissimo. Il calendario è fatto di ritualità, così arriva l'estate che chiama il tempo della più grande interruzione del lavoro dell'anno. Non per tutti, non a tutte le età della vita, non per tutti i portafogli. Mi scuso quindi con chi si sentirà escluso da questa analisi non avendo accesso alla modalità vacanze per i motivi più vari.
Le vacanze sono un tempo ancora più insidioso di altri, perché sono oggetto di grandi aspettative: quelle della rivalsa dopo un anno di lavoro. Si tratta di un tempo breve che dovrebbe compensare lo stress accumulato in mesi di routine lavorativa: rimetterci in sesto, farci voltare pagina, rinfrescare i pensieri, renderci felici, sani, migliori. Insomma, permetterci di essere quella versione di noi stessi che le dinamiche faticose della vita ordinaria ci impediscono di essere. Sprigionare tutte quelle energie represse dalle logiche del capitalismo.
Quale vacanza può dare accesso a questa trasformazione salvifica?
La scelta delle tipologie di vacanza è molto, troppo ampia nella tipica vertigine del consumismo attuale: stanziale, itinerante, mare, montagna, aereo, bici, auto, treno, barca, da soli, in compagnia, in famiglia, con figli, senza figli, in Europa, in Asia, in Africa, negli Stati Uniti, al caldo, al fresco, in casa, in tenda, bungalow, albergo, scambio casa, posto conosciuto, nuovo posto.
Aspetto perché non so scegliere. Aspetto.
Poi è tutto pieno ed è già tutto carissimo.
Allora partiamo dal budget: quanto possiamo spendere? Quanto devo risparmiare per il futuro? Quanto posso permettermi di spendere per il tempo libero dal lavoro? C'è modo di sostenere qualche bel progetto con la mia vacanza per non sentirmi del tutto inutile? Cosa si può fare per non tornare più stanchi che alla partenza? Quella destinazione non va bene perché ci sono rischi sanitari, là c'è la guerra, certo anche il resort è eticamente discutibile.
Aspetto.
Per trovare la destinazione migliore cerco su Google. Anzi no, chiedo all'intelligenza artificiale. Meglio però un consiglio dagli amici. Sarebbe meglio imparare qualcosa di nuovo, un corso di lingua, oppure andare in paesi dove il turismo è meno presente. Visitare le città ma anche stare in mezzo alla natura.
Forse ci aiuta ricordare che le vacanze, così come le immaginiamo oggi, sono un'invenzione relativamente recente. Per gran parte della storia umana il tempo non era diviso in modo netto tra lavoro e tempo libero. C'erano, e in alcuni luoghi ci sono ancora, le feste religiose, le pause imposte dalle stagioni, i pellegrinaggi, ma non l'idea moderna di un periodo dedicato alla realizzazione di sé. La vacanza nasce insieme alla società industriale: prima arriva il lavoro scandito dall'orologio, poi arriva il bisogno di interromperlo. E così, nel Novecento, il riposo diventa un diritto, una conquista sociale, ma anche un compito. Non basta più fermarsi: bisogna ricaricarsi, fare esperienze, tornare trasformati. Come osservava Theodor W. Adorno nel saggio Tempo libero (Freizeit, 1969), il tempo libero resta spesso «incatenato al suo opposto», cioè al lavoro da cui dovrebbe emanciparci.
L'antropologia osserva che ogni società costruisce dei tempi "altri", separati dalla quotidianità: le feste, i riti, i pellegrinaggi, i carnevali. Anche il sabato sera, l'intervallo o la pausa pranzo possono essere letti come piccole sospensioni dell'ordine ordinario: momenti in cui si esce temporaneamente dai ruoli abituali per tornare poi alla vita quotidiana. Le vacanze moderne ereditano qualcosa di questa funzione rituale: non devono soltanto farci riposare, devono quasi rigenerarci.
Forse è questo il motivo per cui abbiamo così paura di sbagliare. Non stiamo semplicemente scegliendo una meta, stiamo affidando a pochi giorni una quantità enorme di speranze. Devono ripararci dalla fatica accumulata, rafforzare le relazioni, regalarci ricordi memorabili, aiutarci a ritrovare noi stessi. Sono obiettivi ambiziosi per due settimane ad agosto, nelle quali dobbiamo principalmente imparare a convivere con noi stessi senza poter dare la colpa delle nostre infelicità al lavoro.
In vacanza siamo sempre in vacanza con noi stessi. Coraggio, finisce presto.
Riferimento bibliografico: Theodor W. Adorno, «Tempo libero» (Freizeit, 1969), in Parole chiave. Modelli critici*, SugarCo, Milano, 1974.

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