Tra i poveri di Delhi anche il caldo è una cosa da ricchi

di Fabio Carminati
Nella capitale indiana, ormai ogni anno, in estate si toccano temperature record di 45 gradi. E al mercato di Chandni Chowk la contraddizione esplode
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July 4, 2026
Tra i poveri di Delhi anche il caldo è una cosa da ricchi
CORRECTION / A labourer is silhouetted against the setting sun as he bathes on a hot summer day in Jammu on June 1, 2024. India is no stranger to searing summer temperatures but years of scientific research have found climate change is causing heatwaves to become longer, more frequent and more intense. (Photo by Mukesh GUPTA / AFP) / “The erroneous mention[s] appearing in the metadata of this photo by Mukesh GUPTA has been modified in AFP systems in the following manner: [---] instead of [---]. Please immediately remove the erroneous mention[s] from all your online services and delete it (them) from your servers. If you have been authorized by AFP to distribute it (them) to third parties, please ensure that the same actions are carried out by them. Failure to promptly comply with these instructions will entail liability on your part for any continued or post notification usage. Therefore we thank you very much for all your attention and prompt action. We are sorry for the inconvenience this notification may cause and remain at your disposal for any further information you may require.”
A Chandni Chowk, il mercato più caotico e rivelatore delle contraddizioni di una metropoli come New Delhi, convivono due mondi diversi e paralleli. E li puoi vedere solo nei pomeriggi torridi di questa estate indiana. La cappa di smog e calore che avvolge la città moltiplica gli ingannevoli 40 gradi centigradi dei giganteschi led rossi di un termometro. Nel primo dei luoghi paralleli si fa shopping all'interno di saloni luminosi e climatizzati, dove i clienti si muovono lentamente tra gli scaffali dei vestiti, sfuggendo al peggio del caldo estivo. Nell'altro all'aperto, sotto un sole cocente, venditori ambulanti, fruttivendoli, conducenti di risciò e venditori di gelati continuano a lavorare nonostante le temperature assassine. E nel pomeriggio, anche solo passeggiare per il mercato risulta estenuante. Ma per milioni di lavoratori informali di Delhi, evitare il caldo non è un'opzione.
Quasi il 90% della forza lavoro indiana è informale: la maggior parte non ha contratti né garanzie di impiego e molti dipendono dal lavoro all'aperto per guadagnarsi da vivere con una paga giornaliera.
Come Harish Chandra, 52 anni, che di suo ha solo un risciò a pedali con cui fa sù e giù sotto le insegne dei negozi alla moda per cercare clienti. Davanti alla fontanella pubblica si sciacqua il viso e riempie una bottiglietta di plastica ingiallita. "La mia giornata a caccia di turisti inizia intorno alle nove del mattino, quando il tempo è ancora sopportabile. Ma a mezzogiorno sento che il mio corpo non ce la fa più: il sole è così forte che a volte non sento più le gambe mentre pedalo", racconta all’ennesimo cronista che è stato mandato dal suo giornale locale a raccontare l’ennesima estate scoppiata quasi in anticipo e sempre più calda.
"Ma se ci fermiamo, non guadagniamo", continua Harish. "E se non guadagniamo, la famiglia non mangia”. Da settimane il 52enne ha rimandato la moglie e i tre figli al loro villaggio nello Stato del Bihar. Le temperature lì sono altrettanto elevate, spiega, ma gli spazi aperti e la migliore ventilazione rendono la vita più sopportabile rispetto ai quartieri angusti e alle strade congestionate di Delhi.
In India, la stagione calda dura in genere da aprile fino all'inizio di luglio, prima che il monsone porti sollievo. Tuttavia, gli scienziati del clima affermano che il caldo estremo sta diventando "più lungo, più intenso e più imprevedibile", poiché le ondate di calore in tutta l’Asia meridionale si intensificano a causa del riscaldamento globale. Sull’agenzia di stampa Ani le parole della dottoressa Soumya Swaminathan, ex responsabile scientifica dell'Organizzazione mondiale della Sanità, confermano quello che Harish prova sulla sua pelle ogni giorno. “Le temperature attualmente registrate in India - dice la scienziata - si stanno avvicinando ai limiti della "tollerabilità umana" e rappresentano una "minaccia sia per la vita che per i mezzi di sussistenza".
Da metà maggio a Delhi e nelle aree circostanti si registrano temperature giornaliere superiori ai 40 gradi, raggiungendo a tratti i 45 nel pomeriggio. Ma ancora una volta, come in tutte le zone estreme di povertà nel mondo, la sopravvivenza fa i conti con il denaro. Mohammad Umar, anche lui a caccia di passeggeri da trasportare, è seduto in un tuk-tuk a fianco di un semaforo trafficato. Settimana scorsa ha perso un giorno di lavoro, dice rammaricandosi: "Il mio cuore batteva all'impazzata e non avevo più forze. Quel giorno mi sarò lavato almeno cinque volte solo per rimanere cosciente", racconta asciugandosi il volto con uno straccio. Perché l'assenza dal lavoro ha un costo, per Mohammad ma anche per l’economia informale che tiene in piedi il subcontinente.
"In un solo giorno, posso perdere dalle 500 alle 700 rupie (circa 5-7 dollari americani) se non lavoro. E dobbiamo comunque pagare il cibo e le spese quotidiane. Quei soldi vengono intaccati dai nostri piccoli risparmi", calcola.
Un rapporto dell'Organizzazione internazionale del lavoro lo conferma: l’Ilo stima infatti che lo “stress da calore” potrebbe ridurre le ore lavorative totali in India del 5,8% entro il 2030 , con i lavoratori all'aperto nei settori dell'agricoltura e dell'edilizia tra i più colpiti. Secondo invece una ricerca di Lancet Countdown, nel 2024 l'India ha perso circa 247 miliardi di ore di lavoro potenziali a causa del caldo, con conseguenti perdite economiche pari a 194 miliardi di dollari.
I maligni sostengono che proprio per questo, dopo settimane di morti e ricoveri, il premier della destra ultranazionalista e induista del Bjp, Narendra Modi, abbia finalmente deciso di lanciare l’allarme. Ha pubblicato un messaggio su X esortando le persone a mantenersi idratate, a portare con sé acqua quando si è fuori casa e a prestare attenzione ai sintomi di esaurimento da calore, soprattutto tra i bambini, gli anziani e i lavoratori all’aperto. Ma Mohammed Umar non sa che cosa è X e ha visto a malapena un computer. Però ammette amaramente a chi gli ricorda le parole del leader dalla barba bianca: “Sì certo, Modi ha ragione. Ma il lavoro va fatto”.

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