Un giorno in coalizione, un giorno in solitaria: Vannacci non disdegna gli equilibrismi
All'indomani del tentativo parlamentare di avvicinarsi alla maggioranza, il generale si guarda attorno costretto a tenere il piede in due staffe: pronto ad andare da solo nel 2027

Quando il consenso è incerto, la coerenza cede il passo all’istinto di sopravvivenza, e anche un “duro e puro” come il generale Vannacci finisce per tenere il classico piede in due staffe. Non perché non sappia cosa vuole, ma perché non ha ancora capito dove avrà maggiori possibilità di successo. Così, almeno per ora, meglio prendere tempo e osservare dentro e fuori il Palazzo: fiducia al governo ma «porte aperte» ai neofascisti, nel «perimetro del centrodestra» ma «pronto ad andare anche da solo».
All’indomani della prima avances parlamentare alla maggioranza (il voto di fiducia al dl Ucraina) è lo stesso Vannacci ad ammettere l’impasse: «Interlocuzioni ne ho un po’ con tutti - spiega -. Ma se sarò o meno all’interno della coalizione lo vedremo più avanti e, qualora non fosse consentito, alle prossime politiche correrò anche da solo, non c’è nessun problema». Del resto, la possibilità che resti fuori dal centrodestra è alta. È vero, FdI non ha ancora posto un veto ufficiale. Ma, anche se Antonio Tajani ha detto che la decisione spetta alla Lega, per molti in Forza Italia l’ingresso dei vannacciani nella compagine di governo resta un’eresia. Anche perché sul tavolo c’è la trattativa sull’altro lato della coalizione, quella con Azione, di cui FI è il principale sponsor. E ieri Carlo Calenda ha fatto capire che non ci sono margini se il centrodestra intende tenere aperta anche l’opzione Vannacci: «È l’agenzia del Cremlino, un traditore che sta con chi attacca l’Occidente». Quanto alla Lega, non è difficile immaginare quale possa essere la posizione di Matteo Salvini. D’altra parte Vannacci non ha rinunciato all’idea di entrare in maggioranza, altrimenti Rossano Sasso, leader in pectore di una componente futurista alla Camera che ancora non c’è, non avrebbe bisogno di precisare che il generale non punta al travaso di voti, ma intende «pescare nell’astensionismo» e offrire in dote a tutta la coalizione il bacino degli elettori di destra delusi.
Allo stesso tempo Vannacci non chiude la porta a movimenti come Forza nuova e CasaPound (quest’ultima però ha già manifestato il suo disinteresse), perché «se uno è libero cittadino può professarsi come vuole» e occorre «parlare con tutti». Anche con Mario Adinolfi, che nel caso specifico è utile al generale per formare una sua componente prendendo in prestito il simbolo del leader del Popolo della famiglia, con cui Vannacci ha collaborato per le disastrose (per lui) elezioni regionali in Toscana. Non dispiace neanche Mario Borghezio, pure lui ex leghista («ci ho interloquito spesso, perché no») e perfino Cicalone, noto youtuber romano, terrore dei borseggiatori della metro: «Ha un passato di tutto rispetto – argomenta Vannacci –. Ci siamo conosciuti, può essere valutato».
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