Camera, stretta sui "cambi di casacca": cosa cambia
Lunedì arriva in Aula il nuovo regolamento di Montecitorio: dimezzati i fondi per i parlamentari che cambiano gruppo. Più spazio alle opposizioni

Scoraggiare i cambi di casacca riducendo i fondi ai nuovi gruppi e aumentare lo spazio per le opposizioni. Sono queste le modifiche più importanti della riforma al regolamento della Camera, attesa lunedì in Aula per la discussione generale. Possibile il voto già martedì. Le nuove norme entreranno comunque in vigore dalla prossima legislatura.
La novità principale è la stretta economica contro i "transfughi". Se un deputato cambierà gruppo, quello che lo accoglierà non incasserà più il 100 per cento della quota dovuta per l'aumento dei suoi componenti, ma solo la metà. L'altro 50 per cento resterà al gruppo di provenienza. La norma non si applica però se la fuga riguarda almeno sette deputati: in questo caso infatti - spiegano i relatori Fornaro (Pd), Igor Iezzi (Lega) e Angelo Rossi (FdI) nella relazione introduttiva - si tratterebbe di una scissione «su base evidentemente politica». Non è l'unica misura anti-trasformisti: prevista anche la decadenza dall'incarico per i componenti dell’ufficio di presidenza che cambiano gruppo in corso di legislatura oppure entrano a far parte del Governo. La norma non si applicherà al presidente della Camera ma ai quattro vicepresidenti, ai tre questori e agli (almeno) otto segretari che, insieme al presidente, assicurano la regolarità delle votazioni. Una misura che arriva mentre nella Lega sono ancora fresche le ferite per lo strappo di Roberto Vannacci e la nascita di una componente di Futuro Nazionale al gruppo misto della Camera, formata dai deputati Rossano Sasso, Edoardo Ziello (Lega) ed Emanuele Pozzolo (Misto, ex FdI). Nei giorni scorsi Matteo Salvini aveva invocato il vincolo di mandato: per quello bisognerebbe però cambiare l'articolo 67 della Costituzione.
Il nuovo regolamento abolisce poi lo stop ai lavori per 24 ore tra l'apposizione della questione di fiducia da parte del Governo e il voto. La pausa, prevista dall'articolo 116 del regolamento della Camera, era stata creata nel 1971 per consentire ai deputati di riflettere con attenzione su un voto importante come quello sui cui si mette la fiducia (se non viene approvato, infatti, fa cadere il Governo). Ma l'eccezione nel tempo è diventata una regola e, durante ogni legislatura, si ricorre spesso alla fiducia (l'ultima volta questa settimana per il Dl Ucraina). Dunque oggi lo stop di 24 ore costituisce solo un inutile rallentamento, non previsto peraltro dal regolamento del Senato. Mentre per scoraggiare l'uso spropositato dei decreti legge da parte del Governo, viene prevista la possibilità di fissare un termine entro cui approvare i progetti di legge dichiarati urgenti.
Il nuovo regolamento prevede poi un rafforzamento del ruolo delle opposizioni. Innanzitutto, all'esame dei progetti di legge della minoranza è dedicata almeno una seduta ogni volta che viene fatto il calendario. Poi, la data prevista per i progetti di legge di opposizione non può essere spostata dalla conferenza dei capigruppo senza il consenso del gruppo di opposizione interessato. E ancora, nessuna possibilità di rinvio dell'ordine del giorno o di un esame (sempre salvo consenso del gruppo interessato) degli argomenti iscritti su proposta della minoranza. Mentre arriva una stretta sui richiami al regolamento o a questioni tecniche (spesso invocati solo per prendere la parola): in linea generale saranno ammessi «su decisione inappellabile del Presidente, quando vertano in modo diretto e univoco» sul tema. Al contrario, all'articolo 79 si prevede che «la presentazione oltre i termini stabiliti di emendamenti e di proposte di riformulazione» possa essere autorizzata solo «in casi di eccezionale rilevanza o per cause sopravvenute», prevedendo a quel punto dei sub-emendamenti per le opposizioni. Infine, in caso di provvedimenti d'urgenza particolarmente complessi, su richiesta uno dei gruppi di opposizione, il presidente della Camera potrà aumentare di un terzo il tempo previsto per gli interventi e di un quinto il numero degli emendamenti.
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