Il governo è stato bacchettato sul fisco. «Ci sono più disparità tra dipendenti e autonomi»
di Antonio Fera
Nel rapporto 2026, la presidente dell'Ufficio parlamentare di bilancio, Cavallari, ha acceso i riflettori su debito, evasione fiscale e crescita debole. Pesano le tensioni internazionali, mentre salari e previdenza restano tra le sfide aperte per il Paese

Nel giorno in cui Giorgia Meloni torna a promettere un taglio delle tasse per il ceto medio, dall’Ufficio parlamentare di Bilancio arriva un richiamo all’equità e ai vincoli dei conti pubblici. Presentando alla Camera il Rapporto sulla politica di bilancio 2026, la presidente Lilia Cavallari mette in guardia da un doppio rischio: disparità crescenti nel sistema fiscale e margini sempre più ridotti per la politica di bilancio. Il rilievo più netto arriva sul fronte fiscale. «L’accresciuta progressività dell’Irpef, unita all’ampliamento dei regimi sostitutivi ad aliquota piatta, ha accentuato le disparità di trattamento tra le varie tipologie di reddito», afferma Cavallari. Un giudizio che cade nel pieno del confronto sulle prossime scelte fiscali dell’esecutivo e che riporta al centro il tema del rapporto tra progressività dell’Irpef e regimi agevolati per il lavoro autonomo. Per la presidente dell’Upb, gli interventi varati tra il 2021 e il 2025 hanno risposto a esigenze specifiche, spesso emergenziali, favorendo soprattutto i lavoratori dipendenti con redditi bassi e medio-bassi. Ma hanno anche «complicato la struttura dell’imposta» e prodotto effetti distorsivi. Da qui l’avvertimento: «Il rischio è di subordinare i principi di equità, neutralità e semplicità del prelievo a finalità che potrebbero trovare strumenti più efficaci al di fuori del sistema impositivo».
Fedeltà fiscale ancora tra le più basse in Europa
C’è poi il capitolo evasione. Nonostante il recupero di gettito e la riduzione della propensione a evadere dell’ultimo decennio, l’Italia ha uno dei livelli di fedeltà fiscale più bassi dell’Unione europea. «Permangono livelli elevati di evasione dell’Irpef da lavoro autonomo», osserva Cavallari, che richiama anche le difficoltà nella riscossione.
Debito elevato e priorità da selezionare
L’indicazione che arriva dall’organismo che vigila sulla finanza pubblica è quella di una maggiore selezione delle priorità. La crescita della spesa per interessi, le nuove esigenze di intervento e un debito pubblico che, secondo le stime Ue, salirà dal 138,6% del Pil nel 2026 al 139,2% nel 2027 rendono più stretto il perimetro entro cui muoversi. «Il mantenimento di una linea di prudenza nella politica di bilancio degli ultimi anni ha rafforzato la capacità di fronteggiare le turbolenze esterne», afferma Cavallari. Ma il debito resta elevato e il percorso indicato dalle regole europee restringe ulteriormente le possibilità di intervento. Per questo, aggiunge, «mantenere un percorso credibile di riduzione del debito pubblico è essenziale». Un esercizio che richiede «priorità chiare», la capacità di individuare le aree più critiche e di concentrare su di esse le risorse disponibili.
Pensioni integrative e sfida demografica
Un passaggio riguarda anche le pensioni integrative: crescono le adesioni tra i giovani, mentre l’allungamento dell’aspettativa di vita rende sempre più attuale il tema della previdenza complementare. Anche perché, avverte l’Upb, nuovi choc sui prezzi dell’energia o una crescita più debole del previsto finirebbero per rendere ancora più complesso il percorso di riduzione del debito.
Guerra e inflazione frenano la crescita
A complicare ulteriormente il quadro è lo scenario internazionale. Secondo le simulazioni dell’Upb, la guerra in Medio Oriente sottrarrebbe tre decimi di punto alla crescita del Pil nel 2026 e quattro nel 2027, mentre l’inflazione aumenterebbe rispettivamente di 1,4 e 1,1 punti percentuali. L’Ufficio stima per quest’anno una crescita dello 0,5%, sotto lo 0,6% indicato dal Governo ma in linea con le previsioni della Commissione Ue.
Salari ancora sotto i livelli del 2020
Resta poi il nodo dei salari. Il mercato del lavoro continua a creare occupazione, ma il recupero del potere d’acquisto è ancora incompleto. Le retribuzioni reali, rileva l’Upb, restano inferiori di oltre l’8% rispetto ai livelli medi del 2020. Una distanza che continua a pesare sui bilanci delle famiglie e sulle prospettive di crescita del Paese. Non a caso è proprio questo il dato finito subito al centro delle critiche delle opposizioni, con M5S e Avs che richiamano il divario ancora aperto tra l’andamento dei salari e il costo della vita.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Seguici anche su Google Discover di Avvenire Temi






