L’ultima sfida di Meloni all’Europa, l'asse con Berlino sulla competitività e il braccio di ferro con la Commissione

«Roma non può dire solo sì», avverte la premier nell'intervento ad Assolombarda, tra gag, rivendicazioni e rilancio dei dossier in sospeso con l’Unione, compresa la riforma degli Ets
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October 12, 2026
L’ultima sfida di Meloni all’Europa, l'asse con Berlino sulla competitività e il braccio di ferro con la Commissione
Giorgia Meloni, ieri, all’Assemblea generale di Assolombarda, mentre fa notare agli organizzatori che il rialzo piazzato accanto al leggio è eccessivo anche per lei / FOTOGRAMMA
«Penso mi abbiate sottovalutata... ». Davanti all’assemblea generale di Assolombarda a Milano, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni interrompe il discorso, ancora alle prime battute, e scende dalla pedana riservata all’oratore. Il rialzo che gli organizzatori hanno predisposto la fa sembrare tropo alta rispetto al leggio. Lei se la cava con un pizzico di humour, il rialzo viene tolto e la battuta fa sorridere la platea, stemperando il clima d’attesa. Restando nella metafora, se qualcuno nelle cancellerie continentali dovesse ancora sottovalutare lo standing della premier e la sua indole combattiva, gli affondi di giornata potrebbero servirgli per cambiare idea. «L'Italia non siede in Europa per dire sempre di sì - scandisce Meloni -. L'Italia è uno dei Paesi che l’Europa l’ha fondata e ha il diritto e il dovere di dire quando le cose non vanno». Un messaggio forte e chiaro, a cui si accompagna qualche ora dopo la notizia di una lettera da lei inviata, insieme al cancelliere tedesco Friedrich Merz e al primo ministro belga Bart De Wever, al presidente del Consiglio europeo António Costa, in vista del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre. A farlo sapere sono fonti di Palazzo Chigi, precisando che l’iniziativa à trois fa seguito alla riunione del gruppo informale degli «Amici della competitività», tenutasi la scorsa settimana, e che nella missiva «assume particolare rilievo assume il collegamento tra semplificazione, caro energia e competitività industriale».
L’invito a tre all’Ue: approfondisca tre strade
In sostanza, fanno trapelare le fonti, la lettera invita ad approfondire tre strade: «Una corsia preferenziale per accelerare gli investimenti in settori prioritari, a partire da energia e digitalizzazione; un freno contro nuovi oneri burocratici; una riduzione generalizzata degli obblighi di “reporting” Ue, soprattutto per le Piccole e medie imprese». Un appello che si inserisce in una congiuntura di sofferenza macroeconomica, perdita di competitività industriale e di stretta fiscale per l’intera Eurozona. Le grandi economie continentali - anzitutto la Germania e a cascata anche l’Italia – fanno i conti col rallentamento della crescita e con una produzione industriale in affanno, in un contesto in cui il costo dell’energia è strutturalmente più alto rispetto a quello dei competitor globali come Stati Uniti e Cina. Perciò a Roma come a Berlino, si è fatta strada la convinzione che una riduzione dei costi connessi al sistema Ets (l’ Emission trading system , meccanismo europeo per lo scambio di quote di emissione fra imprese produttrici, pensato per combattere il cambiamento climatico) insieme al rinvio dell’’introduzione dell’Ets2, possa alleggerire il carico di oneri per le aziende continentali.
Costa non risponde,
la Commissione frena
Sul punto, giovedì e venerdì, i capi di Stato e di Governo dei Ventisette avranno un confronto serrato. Costa non risponderà formalmente alla lettera, ma durante la riunione - dicono fonti europee - prenderà in considerazione i punti sollevati. Ma da Bruxelles arriva il primo altolà: la Commissione europea non prevede di «modificare in alcun modo l’approccio nei confronti dell’Ets 2, né nella sua progettazione né nel suo percorso di attuazione», avverte il commissario Ue al clima, Wopke Hoesktra, al termine del Consiglio Ambiente di Lussemburgo, interpellato sulle richieste di rinviare ancora il nuovo sistema (che dal 2028 dovrebbe applicarsi a trasporti ed edifici). Rincara la dose il commissario Ue per la Giustizia, Michael McGrath, in riferimento alla richiesta italiana di ulteriore flessibilità sui conti collegata all’inflazione: «La Commissione ha già delineato i margini di flessibilità a disposizione dei Paesi membri per far fronte all’elevato costo della vita e, in particolare, alla crisi energetica». McGrath non vuole però che il braccio di ferro metta a rischio la trattativa principale fra i Ventisette (in cui Roma potrebbe, se non “accontentata”, contribuire al muro contro muro): «Come Commissione europea riteniamo importante raggiungere un accordo» sul bilancio 2028-2034 «entro fine anno», avverte il commissario, «per ridurre il rischio che programmi di finanziamento essenziali come la Pac e la coesione non siano operativi dal 2028». Un appello che si somma a quello analogo rivolto in precedenza dalla presidente Ursula Von der Leyen.
Meloni: crescita debole,
ma nostra economia tiene
Il braccio di ferro dunque continua, in un quadro che resta dai contorni incerti. «La crescita italiana è debole, ma l’economia ha retto l’onda d’urto. Dobbiamo intervenire sugli investimenti», assicura la presidente del Consiglio davanti agli industriali lombardi. Dati alla mano, aggiunge, «i primi sei mesi di quest’anno ci dicono che la crescita per il 2026 può arrivare all’1%, in linea con le principali economie europee, anche oltre le previsioni», dice pungendo di nuovo l’Istat. Ma il caro energia rimane l’incubo principale. E il presidente di Confindustria Emanuele Orsini lo lascia intendere, ribadendo quanto aveva detto in primavera sull’approccio europeo rispetto al gas russo: «La verità è che non ci può essere ideologia sull’energia». La premier risponde con pragmatismo: «Se non costruiamo risposte strutturali e di lungo periodo rischiamo di restare in balìa dell’emergenza». In ogni caso, dal punto di vista politico non ci si muove dal sostegno all’Ucraina, che sarà ribadito anche domani in Aula. Con un’aggiunta non di poco rilievo però: l’Italia non solo è favorevole a un rappresentate Ue che parli con Kiev e Mosca, ma anche a un «formato» - un gruppo di Stati capofila - che rappresenti l’intera Unione.

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