Il Csm «una felice invenzione» equilibrata

Giovagnoli: dividerlo in due non serve ai cittadini. E Balduzzi ricorda il contributo dei cattolici alla Costituente
January 22, 2026
Un momento dell'incontro all'Istituto Sturzo sul Csm. Foto Angelo Picariello
Un momento dell'incontro all'Istituto Sturzo sul Csm. Foto Angelo Picariello
«C’è un pensiero lungo che ha visto impegnati i cattolici, prima, in Costituente e poi in Parlamento, per istituire il Consiglio superiore della magistratura». Il professore Renato Balduzzi, da ex componente del Csm tira le conclusioni di un incontro all’Istituto Sturzo dal titolo che definisce «intrigante», ovvero
Una felice invenzione costituzionale: il Csm e il contributo dei cattolici. Lo chiude con un interrogativo: «Se il senso di questa modifica costituzionale è quello di modificare l’equilibrio trovato nella Costituzione, questa modifica proposta porta un riequilibrio o uno squilibrio?». Dopo due ore di incontro il dubbio resta. «A chi serve questa riforma?», la domanda della moderatrice, la giornalista di Repubblica Conchita Sannino, lo storico Agostino Giovagnoli risponde con una battuta: «È più facile dire a chi non serve, non serve certo ai cittadini», sostiene, riferendosi alla constatazione, confermata anche dal ministro Nordio, che essa non si ripropone di risolvere i problemi del funzionamento della giustizia. Allora «il rischio – per Giovagnoli – è che il tutto si risolva in un referendum fra Governo e magistrati. Ma così verrebbe meno il valore storico, politico oltre che morale della collaborazione e del dialogo, confermata dal metodo seguito per approvarla». Una «fretta», con quattro “letture” passate senza alcuna modifica, che per Giovagnoli, ha l’obiettivo di «passare al più presto ad altre riforme», a partire da quella del premierato.
Nell’Assemblea Costituente, assicura il presidente emerito della Consulta Ugo De Siervo, «mai nessuno parlò di sorteggio per l’elezione dei togati nel Csm. Fra i costituenti vi erano molti avvocati, diversi giuristi, ma relativamente pochi magistrati», ricorda. Ma proprio uno di questi, un 28enne Oscar Luigi Scalfaro – insieme al giurista cattolico beneventano, Gianni Perlingieri – fu l’autore dell’emendamento decisivo che definì l’assetto e l’equilibrio di poteri nel testo costituzionale sul Csm, ricorda De Siervo, il quale avanza critiche molte critiche al progetto oggetto di referendum, paventando un esito paradossale: «La Corte Costituzionale una volta che la legge di modifica costituzionale fosse promulgata, potrebbe intervenire a sancirne la incostituzionalità», sostiene.
Ma anche nel dibattito decennale che servì per arrivare all’adozione del testo del 1958 che istituì il Csm furono ex costituenti cattolici a sollecitare il varo della legge. Un percorso ricostruito dal costituzionalista Giovanni Tarli Barbieri, che ricorda, dopo un periodo di stallo nella fase degasperiana, come furono le sollecitazioni venute al Parlamento dalla presidenza di Giovanni Gronchi e poi dall’avvento di due grandi costituzionalisti nel ruolo di Guardasigilli. Aldo Moro sollecitò una convergenza in tutto l’arco costituzionale su un testo che attingesse alla Costituzione come una «miniera» e nella «consapevolezza della serietà» del tema e delle difficoltà a trovare una soluzione equilibrata proponeva di procedere con «una certa gradualità». Con poche modifiche il testo fu poi adottato, è sempre Tarli Barbieri a ricordarlo, dal successore alla Giustizia Guido Gonella con il voto favorevole di tutti i partiti costituzionali, con la sola eccezione del Pci (che si astenne) mentre il Msi votò contro.
Nel dibattito è intervenuto anche Giovanni Bachelet, presidente del Comitato “Società civile per il No”, che ha ricordato le parole di suo padre Vittorio, nel dicembre 1976, all’insediamento come vicepresidente del Csm, a salutare come positiva la soluzione adottata con la legge elettorale proporzionale per l’elezione dei membri togati, «per la possibilità che essa offriva di una partecipazione corale e pluralista dei magistrati».

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