Il controllo all'eurodeputata Salis è un caso

L'esponente di Avs denuncia: «La polizia per un'ora nella mia camera d'albergo» a Roma. Per la Questura si tratta di un «atto dovuto» partito da un alert della Germania
March 28, 2026
Il controllo all'eurodeputata Salis è un caso
L'eurodeputata Ilaria Salis/ Ansa
È un caso politico il controllo all’eurodeputata di Avs Ilaria Salis, svegliata intorno alle 7.30 da due agenti nella sua camera d’albergo a Roma. Una storia che nel corso della giornata assume tinte di giallo e risvolti internazionali, tra accuse di «regime», alert partiti dalla Germania e repliche della Questura.
Giunta a Roma per partecipare alla manifestazione No Kings, Salis racconta tutto con un post sui social: «Questa mattina la Polizia si è presentata all'alba nella mia stanza d'albergo a Roma per un controllo preventivo durato oltre un'ora in vista della manifestazione di oggi. A quanto pare, effetto del decreto Sicurezza». Salis parla di «Stato di polizia» e denuncia: «L’Italia è ormai un regime». La stessa eurodeputata pubblica una foto in cui si vedono due agenti, non riconoscibili, fermi però sulla soglia della porta. A margine del corteo racconta poi che le sono state fatte molte domande sulla manifestazione. Immediata la solidarietà di Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni (Avs): la vicenda è «di una gravità inaudita», dicono, anche «perché avvenuta a poche ore dalla grande manifestazione» contro le guerre. Chiedendo un intervento del ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, i due parlamentari rossoverdi tirano in ballo, non a caso, un altro Stato: «Non siamo ancora diventati l’Ungheria di Orbán e non intendiamo diventarlo». Riferimento a quando, nel febbraio 2023, Salis fu arrestata a Budapest con l’accusa di aver aggredito tre militanti neonazisti. La sua immagine al processo, con catene alle caviglie e ai polsi, fece il giro dei media e l’ondata di popolarità successiva consentì di eleggerla con Avs alle Europee del giugno 2024, garantendole così l’immunità, poi confermata nell’ottobre scorso quando il Parlamento Europeo ha respinto per un solo voto (306 a 305) la richiesta di revoca dell’Ungheria.
Tra Pd, M5s e +Europa sono in tanti a manifestare solidarietà. «Il fatto è e resta inspiegabile e ingiustificabile», dichiara l’eurodeputato indipendente eletto nel Pd Marco Tarquinio, anche lui a Roma per partecipare a una marcia, quella degli “invisibili” con i migranti, poi confluita nel corteo No Kings. Anche Tarquinio chiede le scuse di Piantedosi. Mentre nella maggioranza a esporsi è il ministro della Difesa, Guido Crosetto, invitando ad ascoltare la versione della Questura prima «di alzare il solito polverone di falsità». Ben più netto Galeazzo Bignami (FdI): «Salis piagnucola, rivoluzionaria con l'immunità in tasca». La Questura di Roma in un comunicato parla di «atto dovuto», ma nato da «una segnalazione proveniente da un Paese europeo, che non consente margine di discrezionalità». E ancora: «Il personale intervenuto si è limitato a richiedere i documenti a lei e alla persona in sua compagnia (il suo assistente a Bruxelles, Ivan Bonnin, ndr)». Quando gli agenti si sono resi conto di avere davanti un’eurodeputata, prosegue la Questura, «ogni verifica è stata interrotta senza fare accesso alla stanza d’albergo», evitando così di violare l’immunità e limitandosi a un’identificazione. Insomma, nessun «controllo preventivo in relazione alla manifestazione (dei No Kings, ndr), bensì un atto dovuto in base agli obblighi internazionali». Il Paese da cui è partito l’alert, emerge in seguito, è la Germania. Secondo quanto filtrato, Salis è sospettata di essere vicina a gruppi di antifa tedeschi, responsabili di aggressioni a esponenti dell’ultradestra. Il suo nome è così finito in un database europeo a inizio marzo, con la stessa eurodeputata avvertita dell’alert durante un recente passaggio di frontiera. Diffusa la notizia, Fratoianni – che con Bonelli era stato ricevuto dal questore Roberto Massucci – chiede alla Farnesina di convocare l’ambasciatore tedesco. Per l’avvocato di Salis, Eugenio Losco, in ogni caso «è stata violata l'immunità parlamentare» che non consente perquisizioni personali o domiciliari. «Sono andati a fare un controllo preventivo di cui non abbiamo capito la natura dato che a lei non è stato dato nulla», aggiunge il legale, sottolineando l’assenza di verbali (non previsti però per una semplice identificazione). E ancora, aggiunge l’avvocato, «non ci risulta nessun suo coinvolgimento in inchieste in corso in Germania». Rimane poco chiaro, comunque, perché non sia suonato alcun campanello sullo status da europarlamentare di Salis già prima del controllo.

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