Addio a Emma Bonino, che divise sulla vita umana ma seppe anche unire
È morta a 78 anni la leader radicale che fu alla testa di tante battaglie, alcune inaccettabili contro la vita umana. Sulla pena di morte e la Bosnia si guadagnò apprezzamenti internazionali. Il gesto di affetto di papa Francesco, che volle dialogare con lei

È morta a 78 anni Emma Bonino. Ne ha dato notizia Più Europa alle 10 di questa mattina. «Emma ci ha lasciati ma non ci lascerà mai», si legge in una nota. «Oggi non ci lascia soltanto la nostra leader, ci lascia una delle protagoniste più lucide, coraggiose e libere della storia politica del nostro Paese e del mondo libero». Bonino era stata ricoverata domenica scorsa, 6 settembre, in seguito a una crisi respiratoria. Uscita dalla terapia intensiva, ieri era stata trasferita in una struttura privata. Immediate le reazioni alla notizia della scomparsa della storica leader del Partito radicale. La premier Meloni in un messaggio di cordoglio l'ha definita «per decenni una voce forte e riconoscibile della politica italiana».
Era il 2015 quando il nome di Emma Bonino circola nei Palazzi romani come possibile successore di Giorgio Napolitano al Quirinale. Il suo profilo era già emerso nel 2013, in testa ai sondaggi che le danno il 32 per cento dei consensi. Il Parlamento è spaccato e i candidati che escono dal cilindro non trovano consensi sufficienti. La storica leader radicale ha condotto diverse battaglie in una lunga vita dedicata interamente alla politica. Battaglie umanitarie, femministe, contro la guerra, le discriminazioni, la pena di morte e le armi. In altre battaglie, come quella per la legalizzazione dell'aborto, assunse posizioni inaccettabili contro la vita umana, anche nelle modalità. Ebbe una lunga militanza per la garanzia di condizioni dignitose nelle carceri. Alcune di queste campagne, come quella sulla legalizzazione delle droghe, non sono state condivise dagli schieramenti seduti alle due Camere, ma la sua coerenza e la tenacia con cui ha sempre sostenuto le proprie tesi e il riconoscimento a livello internazionale ne hanno fatto una figura stimata trasversalmente. Nel 2015 è lei stessa a spiegare di avere la diagnosi infausta di un tumore ai polmoni e di doversi dedicare a combattere il suo male. Al Colle verrà eletto Sergio Mattarella.
Con i suoi turbanti policromi sfoggiati con naturalezza, Bonino torna in pista appena i medici glielo consentono, restando fedele ai suoi impegni (come anche alle sue abitudini, comprese le sigarette da cui non intende separarsi). E nel 2023 annuncia che il suo tumore è in remissione.
La leader radicale, che attraversa un secolo con la sua attività politica, nasce il 9 marzo 1948 a Bra (in provincia di Cuneo) nelle cui campagne, in una fattoria, vive i primi anni della sua vita per poi trasferirsi nel centro urbano, dove il padre commercia in legname. Nel 1967 dopo aver ottenuto la maturità classica al liceo Gandino della sua città, Bonino si sposta a Milano dove si laurea in Lingue e letterature straniere nel 1972 all’Università commerciale Luigi Bocconi, con una tesi sull'autobiografia di Malcolm X. Nel 2019 riceverà poi la laurea ad honorem in Scienze politiche da parte dell'Università degli Studi Internazionali di Roma. E verrà nominata professoressa emerita all'Università Americana del Cairo.
Insieme con Marco Pannella, con il quale condivide una profonda amicizia, una stima reciproca, ma anche frizioni e distacchi, Bonino incarna le battaglie storiche dei Radicali, condotte al fianco di Adelaide Aglietta e Gianfranco Spadaccia. La sua militanza politica inizia nel 1975 dopo aver fondato con un gruppo di attivisti il Centro d’informazione sulla sterilizzazione e sull’aborto diretto da un’altra storica militante, Adele Faccio, a Firenze. Senz’altro è una delle prime iniziative forti quella contro le interruzioni di gravidanza clandestine praticate dalle “mammane” (che finivano spesso in tragedia con la morte delle donne che vi si sottoponevano e che Emma Bonino racconta anche in prima persona). La battaglia spacca il Paese, mentre le immagini scioccanti e terribili che ritraggono la giovane radicale con la pompa della bicicletta praticare un aborto entra nelle case degli italiani. Da allora in poi le lotte pannelliane utilizzano modalità di comunicazione urticanti e provocatorie. È in questo periodo che arriva la sua autoaccusa di procurato aborto.
Nel 1978 viene eletta alla Camera dei deputati. Sono gli anni dei referendum sull’aborto e sul divorzio. E in quel periodo Bonino collabora per l’istituzione della Corte penale internazionale, oltre all’impegno per l’affermazione dei diritti civili nei Paesi dell’Europa dell’est. Tra le battaglie quella contro la fame. In occasione del “Manifesto dei Capi di Stato contro lo sterminio per fame e in difesa del diritto alla vita e della vita del diritto” l’incontro con papa Giovanni Paolo II. Rieletta quasi consecutivamente a ogni elezione parlamentare, l’impegno civile non si ferma e molte sono le iniziative condotte all’estero, finanche in Tibet con il Dalai Lama nel 1993, anno in cui diventa segretaria del Partito Radicale Transnazionale. Nel 1994 è il capo della delegazione del governo italiano all’Assemblea generale Onu per la “Moratoria sulla pena di morte”. L’anno successivo Silvio Berlusconi la propone come commissaria europea, sarà responsabile della politica estera di Bruxelles. Molti i suoi viaggi per la fine del conflitto in Bosnia, in Kosovo dove denunciò per prima la pulizia etnica in corso, in Ruanda, Somalia e Sudan. In Afghanistan denuncia il regime dei talebani. E ancora in Sierra Leone.
Nel 1998 scrive con Marco Pannella una lettera di scuse all’ex presidente della Repubblica Giovanni Leone per gli attacchi dei radicali di venti anni prima sullo “scandalo Lockheed”. Leone fu una “vittima ante litteram del giustizialismo”, dirà in un’intervista sulla sua vita a Walter Veltroni, in cui rievocava i passaggi drammatici del rapimento Moro, la linea radicale della trattativa (“solo con il dialogo si raggiunge la pace”, diceva), fino al caso giudiziario di Enzo Tortora, che il partito di Pannella volle portare al Parlamento europeo, dove venne eletto, per farne il simbolo dei danni prodotti dalla mala giustizia e dalla spettacolarizzazione. Nel 1999 lancia la sua candidatura al Quirinale, non ce la farà (sarà eletto Carlo Azeglio Ciampi) ma alle elezioni europee di quell'anno la lista con il suo nome incassa l'8.5%, quarto partito dopo Forza Italia, Democratici di sinistra e Alleanza nazionale.
La carriera politica la vede sempre più ai vertici delle istituzioni. Sarà ministra per il Commercio internazionale e delle Politiche europee nel secondo governo Prodi e ministro degli Esteri nel governo Letta. I grandi ideali e le battaglie per affermarli non sono esenti da contraddizioni e sofferenze, come quelle che la porteranno a rompere con Pannella, senza riuscire a riavvicinarsi neppure negli ultimi anni di malattia dello storico leader radicale. Ma insieme attraversano lunghi anni di cambiamenti epocali, legati da una profonda amicizia e stima, pur nella diversità di carattere e di indole. Alla fine, racconterà sempre a Veltroni, “Marco prese atto che potevamo essere sinergici senza che io mi dovessi annullare”.
Europeista convinta, Bonino credeva in una Europa unita nelle diversità dei suoi popoli, in un quadro di sussidiarietà. Fino alla fine ha continuato a sostenere le sue idee, anche nella fragilità sopraggiunta con il cancro, che la debilitava. Anticlericale da sempre, in questi ultimi anni strinse un rapporto di amicizia con papa Francesco, che di lei apprezzava la tenacia nel sostenere i diritti dei detenuti. Resta nella memoria la foto del 2024 di Bergoglio e Bonino entrambi in carrozzella, sul terrazzo della casa della senatrice, nel cuore della Capitale, dove il Papa l’aveva raggiunta a sorpresa per portarle un saluto.

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