Bonetti (Azione): «Questa legge elettorale è contro le donne»
La deputata torna a scagliarsi contro le preferenze (già affossate alla Camera): «Con i capilista bloccati c’è meno parità e si va contro la Costituzione»

Elena Bonetti, deputata e presidente di Azione, in Senato sono state approvate le preferenze. E ora?
Togliendo l’equilibrio di genere nei capilista bloccati questo voto approva una legge elettorale che semplicemente odia le donne, come la maggioranza che l’ha espressa. La Costituzione chiede di promuovere la partecipazione delle donne, qui si fa tutto il contrario. Per questo, rinnovo l’appello alla coscienza delle deputate e dei deputati che non vogliono essere complici nel far arretrare il Paese: il voto al Senato non sia l’ultimo atto.
Come mai Azione si è schierata anche contro il sub-emendamento del centrosinistra che prevedeva la possibilità di una doppia preferenza con alternanza di genere?
Perché era un titolo e nulla di più: non avrebbe portato più donne in Parlamento. Anzi, di meno. Di nuovo, il faro è la Costituzione: il nostro compito nel riformare la legge attuale è portare più parità rispetto a quella garantita fino ad oggi. Calenda ad esempio ha proposto un meccanismo con l’obbligo - e non la possibilità - di indicare due preferenze di sesso diverso. Solo così si evita che si possa dare una sola preferenza a un uomo, con effetti disastrosi per la rappresentanza femminile.
A luglio fu lei a tirare fuori la questione con un appello pubblico contro le preferenze, firmato da colleghe di maggioranza e opposizione.
Quella battaglia è servita a non far passare quell’emendamento alla Camera. In tanti ci hanno chiamate “franche tiratrici”. Io invece voglio pensare ci siano state donne che hanno avuto il coraggio e la responsabilità di riconoscere che oggi il nostro compito non è tutelare noi stesse e la nostra “poltrona”, ma fare quello che hanno fatto le madri costituenti: contribuire a una democrazia che apra le porte alle future generazioni di donne.
C’è da dire che questa discussione arriva mentre i primi due partiti italiani, di maggioranza e di opposizione, sono guidati proprio da due donne.
Tanto più è grave e preoccupante che si sia arrivati a un simile passo indietro. La logica chiederebbe un salto in avanti senza precedenti, e invece hanno prevalso i calcoli di una politica che non ha ancora capito che solo liberando le opportunità e creando condizioni davvero paritarie tra donne e uomini si può rilanciare il Paese. Nella politica italiana la leadership di due donne è ancora un’eccezione. Mi lasci dire che basterebbe guardare ai meccanismi di partecipazione laicale nell’associazionismo cattolico, che da decenni esprime leadership di donne e uomini insieme. D’altra parte, l’Italia democratica ripartì economicamente e socialmente anche grazie al protagonismo delle donne. E oggi, i dati economici e demografici, ad esempio quelli Ocse, lo dicono chiaramente: o l’Italia mette in campo potere, lavoro, energie e competenze femminili, così come quelle giovanili, o non ha speranze di un futuro sostenibile.
Restiamo sullo Stabilicum. L’attuale legge elettorale di fatto crea due blocchi contrapposti e Azione si è sempre tirata fuori da questo bipolarismo. Andrete fino in fondo?
Sì. I numeri dimostrano che i due schieramenti difficilmente raggiungeranno la soglia del 42% e quindi il vero voto utile alle prossime elezioni sarà quello dato a un centro che Azione sta costruendo insieme alle forze popolari e liberali. Rafforzare invece i poli di sinistra e di destra non fa altro che dare fiato agli estremismi pericolosi in entrambi gli schieramenti, e anche a Vannacci.
Lo scenario del “pareggione” farebbe tornare il proporzionale. Non si rischia di avere così dei Governi con alchimie poco comprensibili per gli elettori? Un po’ come accaduto in Germania, favorendo l’ascesa di Alternative für Deutschland.
Il Parlamento è il luogo del dialogo e della sintesi per costruire programmi coerenti ed efficaci. Considerarli alchimie è fare un favore ai populismi. Oggi in Europa popolari, socialisti e liberali governano insieme e trovano ogni volta le sintesi necessarie. È quello che è accaduto nel Governo Draghi, un esecutivo che tanti hanno definito tecnico ma che io ho vissuto come orientato da una forte matrice costituzionale e politica, investito di questo ruolo dal presidente Mattarella. Di questo metodo ha oggi bisogno l’Italia, immersa in uno scenario internazionale tra i più instabili della storia recente. Si tratta di far tornare nel nostro Paese la politica del buon senso e del buon governo. E per questo obiettivo, che per il nostro Paese è esistenziale, occorre riunire le forze europeiste in Parlamento, liberandole dal ricatto degli estremismi.
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