In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli: «Non abbiate paura degli uomini, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze. E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo. Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri!».
Basta un passero che se ne sta nascosto tra i rami a far cantare tutto un albero; forse per questo la sua vita, fatta di piume, agli occhi di Dio diventa preziosa. Ogni passero è guardato, custodito da occhi vigili, affinché non cada e possa continuare a cantare. E se un passerotto, così modesto e insignificante diventa oggetto di tanta premura, a maggior ragione la mia vita è in buone mani se vegliata da occhi così attenti. «Non aver paura», mi dice e me lo ripete oggi Gesù, «non aver paura». è come una carezza sulle mie paure di non valere mai abbastanza, del giudizio degli altri, di perdere ciò che ho costruito; sul terrore di essere invisibile e dimenticato, di non essere all’altezza di questo mondo così competitivo, che chiede perfezione e misura le mie prestazioni, che mi costringe a indossare la maschera della presentabilità. Il Suo sguardo su di me dilata l’orizzonte, me lo allarga e rende penetrabile; sventola una luce che soffia speranza, curiosità, e il coraggio dell’invisibile. Mi suggerisce oggi Gesù di portare tutto alla luce del sole, come quando si apre una finestra tenuta chiusa troppo a lungo, come quando si esce da un tunnel. Dare aria, fiducia, speranza e coraggio al mio bisogno d’amore, alle mie ferite. Fede non è diventare invincibile, ma sapere che qualcuno mi custodisce anche quando tremo e sembro un passerotto impaurito, col cuore che batte a mille. Non si scandalizza Lui della mia fragilità, non mi chiede di essere perfetto, ma vero, autentico, trasparente alla luce. Lui si avvicina alle mie ferite senza spaventarle e mi invita a rannicchiarmi tra le Sue mani, come un nido. Non mi promette che andrà tutto bene, che non soffrirò mai più, che non morirò; mi dice solo «Non aver paura, perché sei custodito» e lo dice guardandomi negli occhi, come fa una madre per leggere sul volto di chi ama una tristezza nuova, sconosciuta. E se perdo un capello, un singolo capello, anche quello importa al Dio dei dettagli, al Dio che non perde nulla, che tutto recupera e ricicla, al Dio che opera una rivoluzione dello sguardo, dove non conta il successo, ma una piccola fiducia, sottile come un capello. Gli basta quella.
(Letture: Geremia 20,10-13; Salmo 68; Lettera ai Romani ,5,12-15; Matteo 10,26-33)
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Seguici anche su Google Discover di Avvenire Altri episodi
August 26, 2026
XXII Domenica del tempo ordinario-Anno A
August 26, 2026
Scelte individuali e trasformazioni collettive: il corpo, soprattutto quello femminile, è il terreno più delicato di questo equilibrio
August 26, 2026
Un ironico elogio dell’autocontrollo, con una sola memorabile eccezione sotto le docce
August 25, 2026
Il mondo invoca l'amore come misura di ogni cosa e la Storia, puntualmente, lo smentisce. Soltanto l'amore efficace libera
August 25, 2026
La nostalgia di fine estate, tra vacanze che finiscono, amori mai iniziati e il timore di dover ricominciare tutto da capo
August 24, 2026
La morte solitaria di un uomo marginale interroga una donna e chi l’ascolta, svelando nella povertà più scomoda un volto inatteso di Dio e la forza di un amore capace di riscattare una vita


