Oltre l'assurdo assedio
sabato 26 maggio 2018

Hanno vinto le rispettive battaglie elettorali: Luigi Di Maio guida il partito più votato dagli italiani, Matteo Salvini il più votato dagli italiani di centrodestra. Hanno fatto e disfatto, incluso ed escluso nell’assegnazione di tutte le cariche di vertice e di gestione dei lavori d’aula di Camera e Senato. Si preparano a prendere, in tandem, il controllo del Governo nazionale e a mettere il marchio gialloverde su centinaia e centinaia di nomine in gangli vitali del Sistema Italia. Tra qualche anno, se la maggioranza a cui hanno dato vita reggerà, saranno decisivi per eleggere il successore di Sergio Mattarella alla presidenza della Repubblica. Tutto legittimo. Tutto ovvia conseguenza delle scelte degli elettori e del filo tessuto (o strappato) nel dopo-voto dai capipartito. Ma nessun leader degno di questo nome, e di una decente democrazia, può permettersi di tentare di imporre, con una sorta di tonante e assurdo "assedio" al Quirinale, le sue pretese riguardo a decisioni e nomine che rientrano nelle prerogative proprie del massimo garante delle nostre Istituzioni democratiche e della legalità repubblicana. Il presidente Mattarella sta agendo da arbitro, con saggezza e misura, interessato solo al bene comune e al buon funzionamento del serissimo "gioco" della politica. Politica che è certamente potere, ma che dovrebbe essere sempre servizio e arte dell’equilibrio utile, giusto e necessario. Osiamo credere che il molto loquace e aggressivo segretario della Lega e il sibillino e ultimativo leader del M5s riescano, ognuno per la propria parte, a dimostrare senso del limite indispensabile per governare e pieno rispetto di quella Costituzione sulla quale potrebbero essere chiamati presto a giurare solennemente come ministri. E osiamo sperare che colui che viene "usato" come testa d’ariete in questo rovente attacco al Colle, il professor Paolo Savona, si sottragga all’incresciosa diminutio capitis.

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