venerdì 1 settembre 2017

Caro Avvenire, sabato 19 agosto, ore 11, una parrocchia del centro di Milano. Un funerale. Una donna trovata morta in casa, morta sola, senza nessun parente. Mi viene da dire: 'Poveretta!...', e penso ai tanti funerali 'laici' di qualche personaggio famoso che i tg sbandierano sottolineando la parola 'laico'. Funerali che ricalcano, o cercano di ricalcare, nella formula, quello religioso, ma nei quali si colgono l’orgoglio e il senso di spavalderia di chi ha fatto a meno di Dio. Ed ecco invece il funerale di questa amica morta sola che, nella sua semplicità, discrezione e silenziosa presenza, ha radunato intorno a sé un bel numero di persone che hanno anche lasciato i luoghi di villeggiatura per venire a salutarla. E il suo modo silenzioso di lasciarci ha fatto riflettere tutti sulla promessa di un futuro misterioso nella forma, ma sicuro nell'abbraccio del Signore, che ci ha desiderato e amato uno per uno fin da prima che fossimo. Allora non posso che augurare ai personaggi 'laici' di aver avuto nell'ultimo respiro la forza di un 'sì' che nessuno saprà mai, ma che Lui sa.

Daniela B.

Morire soli, in casa, a Ferragosto, in una grande città che in quei giorni è quasi deserta, nel calore di un’estate torrida. Si potrebbe pensare che nessuno andrà a quel funerale che cade in un giorno scomodo, al funerale di una donna che è morta senza nessuno accanto. Proprio il contrario, come nota la lettrice, di certe morti di uomini famosi, apertamente non credenti, pubblicamente celebrate quasi con un compiacimento: quello di non appartenere, fino all’ultimo, alla fede cristiana, di rivendicare, fino all'ultimo, la propria autonomia e autosufficienza. Invece le esequie in un sabato 19 agosto a Milano si rivelano inaspettatamente accompagnate da vicini e amici, che sono tornati, per essere lì, da lontano. Amici che evidentemente volevano bene a quella signora colta dal suo ultimo destino in casa, da sola. E il ritrovarsi assieme nella città ancora vuota ha allora ancora più il senso di un abbraccio fedele, e di una reciproca promessa: ci ritroveremo.

Piccolo funerale, certo, a confronto di quelli di certe celebrità, con telecamere e folla, e immagini sui tg. A quei funerali senza croci né benedizioni, dove i convenuti sembrano non pensare che, se veramente nessun aldilà ci attende, quel congedo apre la porta al nulla, e per sempre. Non è forse da questo spaventevole nulla che arretra, all’ultimo, anche più di un ateo militante?

C’è da augurarsi che nel silenzio, senza testimoni né alcun senso di rivalsa, quella umana angoscia del nulla ci tocchi infine tutti: come una profonda trafittura, come un non rimandabile aut-aut. E che l’orgoglio di una fasulla autonomia resti attorno a certe morti come un involucro esteriore, svuotato, nel segreto dell’ultimo istante, da un 'sì', e da un abbraccio.

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