La lettera di Salvini è un impegno: le parole sono pietre, e i fatti di più
venerdì 3 luglio 2020

Gentile direttore,

scrivo per esprimere il mio sconcerto riguardo alla lettera che il senatore Salvini ha scritto al presidente Mattarella per il tramite del nostro giornale. Trovo la cosa in linea con il comportamento spregiudicato che contraddistingue Salvini, che non esita a cavalcare qualunque problema guardandosi bene da fare quello che gli compete, cioè stare in Parlamento e lavorare per fare le leggi. “Avvenire” in questi giorni sta giustamente conducendo una battaglia anche sulle scuole paritarie che rischiano la sopravvivenza, ma mi indigna il fatto che il senatore Salvini “usi” un giornale che tra i pochi è chiaramente, per ragioni evangeliche, in contrapposizione con la sua linea politica. Cordiali saluti e buon lavoro.

Marinella Avanti


Caro direttore,

ma noi cattolici siamo così opportunisti? Non lo dico perché lei su “Avvenire” del 1 luglio 2020 ha accolto e pubblicato la lettera di Matteo Salvini al presidente Mattarella sulla scuola: è informazione. Ma per il clima che permette che questo accada. Che uno dei personaggi pubblici più maleducati e irrispettosi di norme e persone possa ritenere che con qualche parola accattivante sia facile conquistarsi una platea di cattolici, senza che nessuno intervenga a togliergli la maschera mi fa vergognare come insegnante e come cattolica che sa bene che non c’è dimensione evangelica senza uno stile corrispondente. Mi auguro che sorga un urlo: si può difendere il Vangelo a prezzo della vita non di qualsiasi compromesso o chiusura di occhi. Forse non mi potrete pubblicare, ma non credo di essere l’unica lettrice di “Avvenire” che la pensa così.

Giuliana Babini


Ho pubblicato volentieri la lettera del senatore Salvini sul gran tema della scuola perché, pur sostenendo argomenti forti e anche polemici, era del tutto pacata e segnata da una certa cortesia. Stile consueto o inconsueto al tratto pubblico del leader leghista ed ex ministro? Tutti possono valutare, a me è sembrato uno sviluppo comunque interessante. I nostri lettori sanno – anche se più di qualcuno pensa che sia una resistenza da “ultimo dei mohicani” o, vista la mia fede, una pia illusione – che credo fermamente che la politica si possa e debba fare così e così sia giusto dibattere da cittadini (e cronisti) su qualunque questione. La cortesia e il rigetto della logica dell’insulto non escludono la chiarezza e la fermezza, anzi! Ho scritto i “nostri lettori” perché i lettori di certi altri giornali sono invece sistematicamente indotti a ritenere che per scrivere e apparire sulle pagine di “Avvenire” sia necessario intingere la penna nell’inchiostro delle “scomuniche” e degli “anatemi” e se non lo si fa, come non lo si fa, e se non si offrono neppure minimi appigli a chi vuol confezionare quella caricatura, ecco allora che toni e argomenti del giornale di ispirazione cattolica vengono presentati come “remissivi” e “proni”...Voi, gentili signore, siete invece lettrici vere e consapevoli. E mi è saltato agli occhi che nelle vostre lettere abbiate entrambe richiamato la verità del Vangelo e le sue ragioni per rivolgermi un dubbio e una domanda. Lo stesso Vangelo con il quale su “Avvenire” del 1 luglio, proprio accanto alla lettera del segretario della Lega, ho spiegato ancora una volta la scelta preferenziale per “i poveri, i sofferenti e gli ultimi” che il giornale che oggi io dirigo compie da più di mezzo secolo e con particolare intensità in questo tempo duro e bello che è il nostro tempo. Il dubbio della signora Avanti è che Salvini abbia “usato” questo giornale. Posso risponderle, da cronista politico di lungo corso, che i politici provano sempre a “usare” i giornali e i giornali a “usare” i politici, ma se questo “uso” è per informare e non per deformare, esso è legittimo, utile e necessario. Questa conclusione è la stessa da cui parte la signora Babini, quando riconosce che aver accolto e pubblicato la lettera di Salvini, è stato offrire “informazione”. Poi però la lettrice chiede non solo a me ma ai cattolici tutti se il leader della Lega, che gode di notevole seguito seppure appaia in calo di consensi da qualche settimana, pensi di incantare l’opinione pubblica «con qualche parola accattivante». Ho stima dell’intelligenza delle persone e mi auguro sempre che chi ha responsabilità politica ne abbia altrettanta. Mi ha fatto pensare che il senatore Salvini nel testo che mi ha inviato non solo si rivolga con asciutta deferenza al Capo dello Stato e citi con gratitudine papa Francesco, ma lodi la scuola italiana in quanto «incubatrice di identità culturale e nazionale, senso di appartenenza, solidarietà, vera integrazione di tutti oltre ogni steccato». Identità, appartenenza, solidarietà vera integrazione... Suona come un inno a quello ius culturae su cui anche noi diciamo da tempo che va rifondato il diritto-dovere di cittadinanza. Le parole sono pietre, in questo caso non scagliate, ma scelte con cura. E non per evocare barriere e muri, ma per prefigurare l’abbattimento di «ogni steccato». Matteo Salvini ci ha messo la firma. Bene così. È un suono nuovo. Un impegno rilevante. E sono davvero curioso di vedere i fatti che seguiranno. Perché se le parole che scegliamo sono pietre, e ci giudicano, i fatti di più.

© Riproduzione riservata
COMMENTA E CONDIVIDI