I feroci pezzi del mosaico
martedì 22 marzo 2022

«Siamo in un mondo in guerra, dappertutto! Qualcuno mi diceva: 'Lei sa, Padre, che siamo nella Terza guerra mondiale, ma 'a pezzi'? Ha capito. È un mondo in guerra». Era il 18 agosto 2014 quando, sull’aereo di ritorno del viaggio in Corea del Sud, nel rispondere al giornalista giapponese Yoshimori Fukushima del 'Mainichi Shimbun', papa Francesco propose un originale angolo visuale da cui osservare la geopolitica contemporanea. Arrivato al soglio di Pietro «quasi dalla fine del mondo» da poco più di un anno, il Pontefice tracciava un filo rosso tra i tanti conflitti che dilaniavano il pianeta: 154 all’epoca, secondo l’Upssala conflict data program (Ucdp). Da allora sono ulteriormente aumentati: 169 nel 2020, ultimo disponibile nel registro di Ucdp.

Dal 24 febbraio, la ferocia bellica dilania la stessa Europa, a lungo 'distante' dai teatri degli scontri aperti. Difficile non ripensare alle parole del Papa ora che, dentro e fuori i dibattiti mediatici, riecheggia l’interrogativo sull’imminenza di un terzo conflitto mondiale. Scoppierà davvero? Se diffidare della futurologia in geopolitica è sempre buona regola, può, invece, essere molto utile provare a leggere il presente, in versione integrale, oltre i compartimenti stagno di certa narrativa.

Quando allarghiamo lo sguardo all’intero planisfero, ci accorgiamo che la 'Terza guerra mondiale' è purtroppo già in atto da tempo. Solo che finora si è combattuta lontano dei centri strategici della politica internazionale. E, di conseguenza, dalla ribalta mediatica. Perché non abbiamo saputo rendercene conto? Certo, la guerra ha attraversato una profonda mutazione genetica dal Novecento al millennio attuale.

Archiviata l’epoca dei grandi scontri fra eserciti e l’equilibrio del terrore del mondo bipolare, in cui il baricentro bellico era relegato ai margini diplomatici del pianeta, il conflitto fa i conti con lo sgretolamento dello Stato nazione e del suo monopolio della forza. Il mercato bellico si è fatto via via sempre più competitivo mentre la soglia della guerra si è abbassata sino a ricomprendere i gruppi privati: dalle mafie transazionali alle reti terroristiche. Mimetizzata in un poliedro di crisi apparentemente isolate, la Terza guerra mondiale allunga la sua ombra sinistra sul mappamondo.

Tratto distintivo è l’accanimento feroce sui civili disarmati, come sostiene la politologa Mary Kaldor e il crescente numero di vittime civile e di sfollati. La tragedia immane degli ucraini in fuga si sovrappone e si aggiunge agli esodi dalla Siria, dall’Africa in fiamme, dal jihadismo, dalla violenza bellica latinoamericana. Spalancare gli occhi, la testa e il cuore su ciascuna di queste tessere cruente senza perdere di vista l’insieme - aiuta a decifrare il mosaico bellico oltre la contingenza. A decifrarne le chiavi nascoste dietro la retorica.

Per evitare l’affannosa quanto vana rincorsa dell’ultima emergenza. E avere il coraggio di immaginare soluzioni di lungo periodo per curare le ferite del mondo in frantumi. Meno di un mese dopo dal rientro da Seul, nel precisare la categoria di 'Terza guerra mondiale a pezzi', nel Sacrario di Redipuglia, il Papa ha offerto, ancora una volta, un interessante punto di partenza: «Le vittime sono tante… Come è possibile questo? È possibile perché anche oggi dietro le quinte ci sono interessi, piani geopolitici, avidità di denaro e di potere, c’è l’industria delle armi, che sembra essere tanto importante!

E questi pianificatori del terrore, questi organizzatori dello scontro, come pure gli imprenditori delle armi, hanno scritto nel cuore: 'A me che importa?'». Ogni volta che voltiamo lo sguardo di fronte all’ingiustizia feroce, all’oppressione di minoranze e maggioranze, alla corruzione grazie alla quale giganti economici portano avanti business che devastano il pianeta e i suoi popoli, alla corsa al riarmo, ci rendiamo complici inconsapevoli dei pianificatori del terrore. La catastrofe ucraina merita ben più che l’emozione di un istante. Che questa «disumana» e «sacrilega » tragedia tanto prossima ci aiuti a squarciare il velo del silenzio. E dell’indifferenza.

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