venerdì 9 febbraio 2018

Caro Avvenire,
il pericolo di astensione dal voto è purtroppo reale. Da più parti vengono gli appelli per andare a votare. L’arcivescovo di Milano ha mandato una lettera a tutti i diciottenni perché non rinuncino a esercitare il loro diritto di voto. Ma è difficile smuovere le persone, dopo tanti anni di disillusioni. Come poter svegliare giovani dal loro letargo? Quando ero giovane io, alcuni decenni fa, a Milano, durante le elezioni, noi della parrocchia eravamo tutti mobilitati per accompagnare al seggio le persone anziane. Questo impegno sembra una piccola cosa, ma in noi ha dato due risultati: uno, di servizio a chi aveva dei problemi – e questo è già una cosa importante –, un altro facendoci capire l’importanza del voto. Se anche adesso le nostre parrocchie con associazioni e movimenti vari impegnassero i giovani in un tale semplice impegno qualcosa potrebbe cominciare a muoversi? Sono forse un illuso? Confido che “Avvenire” ci dia sempre conto di iniziative positive atte a smuovere l’indifferenza verso la partecipazione politica.

Francesco Ferrari

Secondo i dati del Rapporto giovani dell’Istituto Toniolo, pubblicati da “Avvenire” domenica 28 gennaio e relativi a un campione di 3mila elettori tra 20 e i 34 anni, due giovani italiani su dieci sono convinti che votare non abbia più alcun significato. Inoltre i ricercatori del Toniolo, coordinati dal professor Alessandro Rosina, hanno accertato che ben il 40% degli intervistati non si riconosce in alcun partito, e potrebbe dunque andare a ingrossare le fila dell’astensionismo, che già alla ultime elezioni politiche si attestava sul 25% degli aventi diritto. L’appello lanciato dal presidente Mattarella ai «ragazzi del ’99», i neodiciottenni al primo voto, rischia dunque di non toccare molti dei 523mila che per la prima volta dovrebbero recarsi alle urne. In tanti dicono di non riconoscersi in programmi che non si interessano dei loro problemi, o di non credere ad alcuna promessa, o sono convinti che i politici agiscano per il proprio privato interesse piuttosto che per il bene comune. Insomma, il quadro di una generazione politicamente già stanca e disillusa – e non senza ragioni, occorre ammettere. Eppure, è importante che pure i ragazzi vadano a votare: se non ci andranno, qualcun altro deciderà comunque anche per loro. Ed è vero, l’educazione all’interesse per la polis, per il vivere comune, si respira in famiglia, si dovrebbe imparare a scuola, e, se non è accaduto finora, un mese dalle urne sembra troppo poco per rimediare. Però l’idea del signor Ferrari merita, proprio per la sua semplicità, di essere presa in considerazione. Il lettore ha sperimentato da ragazzo questo semplice gesto, di accompagnare al seggio gli anziani, e probabilmente ricorda, lungo il tragitto, brevi dialoghi che gli sono rimasti in mente. I vecchi che accompagnava lui alle urne erano gli elettori dell’alba della Repubblica, e avevano ben in mente l’importanza fondamentale del voto, dopo vent’anni di dittatura. Gli ottantenni di adesso sono i ragazzi degli Anni Quaranta, cresciuti nella contesa fra Pci e Dc, poi investiti dal ’68 e dagli “anni di piombo”. Comunque, una generazione che ha il ricordo di grandi passioni politiche, di un tempo in cui la militanza in un partito era parte normale della vita. Certo, poi c’è stata Tangentopoli, la fine dei vecchi partiti, la “scoperta” di una corruzione diffusa (e purtroppo tutt’altro che debellata), tanti motivi per disamorarsi dalle urne. Però, se nel breve viaggio fra casa e seggio quegli ottantenni camminassero accanto a un ragazzo del ’99, magari saprebbero trasmettergli la memoria di un tempo in cui votare era considerato un privilegio e un diritto-dovere, cui non si rinunciava. Che è, poi, l’eredità di quegli anni più lontani in cui nelle urne si era deciso fra la Monarchia e la Repubblica, e poi fra democrazia e comunismo. Battesse ancora, nelle parole degli anziani, il cuore di questa nostra storia; sapesse dirsi, semplicemente, ai figli del terzo Millennio, ignari, che credono che democrazia e pace siano dati scontati, e acquisiti per sempre. Sapessero dire, quei nonni: svegliatevi ragazzi, è il vostro destino che è in gioco. Strappando almeno qualche figlio del ’99 all’indignazione sdegnosa o all’intorpidita abulia – credendo che la vita degli altri, del Paese, non li meriti o non li riguardi.

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