Cari maturandi, attenti alla lingua
mercoledì 21 giugno 2017

Oggi cominciano gli esami di Maturità. Da che cosa si vede la maturità di uno studente? Dalla memoria? Dai calcoli? Dalla parlantina? Dalle formule? Dalle date? Sì, anche da questo, ma soprattutto dalla lingua. Dalla ricchezza, dalla precisione, dalla correttezza della lingua. La lingua dello studente maturo dev’essere chiara, senza intoppi, senza errori di ortografia, di grammatica o di sintassi. Chi ha una lingua inceppata da storture ortografiche o sintattiche non ha un pensiero limpido, non ragiona bene, non capisce con prontezza: se non padroneggia la lingua, non domina il pensiero e non si orienta nella realtà.

Uno che dice o scrive «io credevo che tu eri» o «che tu sarai», non eredita l’espressione e la comunicazione dei secoli precedenti, non è in grado di continuarla, non può avere funzioni di dirigente nello spazio pubblico, non può diventare un capo, non può essere eletto al Parlamento, e non può fare il ministro. Può fare il dirigente di una società privata, questo sì. Nel privato si può premiare ad libitum. Abbiamo avuto un direttore generale di una società di telecomunicazioni che insediandosi ha pronunciato un discorso con cui prometteva che avrebbe portato i suoi dipendenti alla vittoria, «come ha fatto Napoleone con i suoi soldati a Waterloo, dove ha realizzato il suo capolavoro». Qualche mese dopo un giornale cercò di capire se per quell’errore squalificante al supremo direttore avevano decurtato lo stipendio. No, gliel’avevano aumentato.

Però quel che succede nel privato, affari loro. Ma quel che succede nel pubblico, affari nostri. E si dà proprio il caso che abbiamo senatori che sbagliano i congiuntivi e i condizionali, usano gli uni al posto degli altri, o usano l’indicativo al posto di ambedue. Sentirli parlare è deprimente. Perché non sono errori della lingua, sono errori del pensiero. Saltando dal congiuntivo al condizionale o all’indicativo, saltano dall’ipotesi e dall’irrealtà alla realtà. Senza accorgersene. Il sospetto, non campato in aria, è che possano commettere lo stesso errore quando apprestano una legge, o decidono un voto, o varano una manovra. Posso esprimere un pensiero, che mi gira per la testa da cinque minuti e, se non lo batto al computer, non se ne va? Cesare conquistò la Gallia con operazioni militari, ingegneristiche e governative sapienti. Cesare scriveva bene. Ergo: Cesare conquistò la Gallia perché scriveva bene. Voglio dire: le qualità di stratega si combinavano in lui con le qualità scrittorie.

I congiuntivi e i condizionali sbagliati vengono dal Senato, le 'traccie' con la 'i' son venute ieri da un qualche dirigente del Ministero dell’Istruzione. In una direttiva per i candidati alla Maturità. L’errore è apparso in rete, la rete s’è scatenata, l’errore è stato ritirato, ma intanto ci pone una domanda: se i maturandi scrivono così nel tema di maturità, vengono maturati o no? Avendo fatto, per una decina d’anni, il commissario agli esami di Maturità, mi permetto di dire che non boccerei un maturando per un errore di questo genere. Però un conto è un maturando, altro conto è un ministero. Più in su si va, più perfetta dev’essere la lingua che si usa. Avere padronanza della lingua significa spiegarsi bene, e capire bene quelli che ti parlano. È il requisito fondamentale per chiunque sia il capo di qualcosa, dal capo di una famiglia al capo dello Stato. All’esame di Maturità è questo che vien fuori: se il maturando sa esprimersi, dunque se sa ragionare, se ha idee in testa e se sa trasmetterle. Dopo, nella vita, non farà altro che affrontare prove come questa. Il maturando crede che la Maturità sia l’ultimo spauracchio della vita. Invece è il primo. Tutte le tappe della vita saran così. Se, una volta diplomato, cercherà un lavoro, è questo che gli serve: andare all’incontro e far capire che ha un mondo dentro di sé, un mondo ordinato, senza confusione tra ipotesi e realtà. La lingua costituisce le nostre fondamenta. Tutto quello che costruiamo, poggia lì sopra.

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