sabato 27 ottobre 2012
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Gentile direttore,
lo spazio dato il 25 ottobre al passo indietro di Berlusconi mi pare eccessivo e inoltre ci credo poco che abbia fatto questo passo indietro per il bene dell’Italia. Se voleva bene veramente all’Italia, di occasioni ne ha ha avute tante nei quasi vent’anni di governo. Invece ha pensato soltanto alle sue vicende giudiziarie e l’Italia si è ridotta nel modo che tutti abbiamo sotto gli occhi, sino al punto da essere derisi da tutti al di fuori dei confini nazionali per i suoi "cucu", le corna, insomma i suoi atteggiamenti clowneschi. Ora dice di volersi dedicare ai giovani. Per insegnare a loro che cosa? Non penso che sia in grado di insegnare ai giovani valori e princìpi morali considerato quel che ha prodotto nel corso dei suoi governi.
Vittorio Savoia, Cesena (Fc)
 
Penso che tanti – più o meno la metà del Paese – condividano sostanzialmente la sommaria ma solenne bocciatura che lei, gentile signor Savoia, riserva a Silvio Berlusconi. Altrettanti – più o meno un’altra metà del Paese – è probabile che invece, con diversi gradi di intensità, non siano d’accordo con lei. E neppure con i giudici che ieri, in primo grado, hanno per la prima volta condannato l’ex presidente del Consiglio per «frode fiscale». Ma forse anche queste percentuali e queste diatribe sono ormai parte di un passato che sembrava non dover finire e che poi, quasi di colpo, è finito davvero. Del resto la stanchezza per il «teatrino della politica», come proprio Berlusconi l’aveva sempre chiamato con irrisione, ha cominciato a crescere come forse mai prima, allontanando tanti italiani dalla "vecchia" politica (che poi era quella autodipintasi di 'nuovo') con le sue invettive, le sue guerre tra poteri dello Stato, la sua lontananza dalla vita della gente semplice e i suoi cento conflitti d’interesse. Una stanchezza che ha addirittura incrinato il desiderio di partecipare e votare. Di tutto ciò che ho appena scritto, e che echeggia nelle sue parole, sapevamo già qualcosa, e un altro po’ lo stiamo apprendendo adesso. L’unica novità è che – almeno per lei, ma credo che non sia il solo – non vale più l’antico detto «ponti d’oro al nemico che fugge» (in questo caso che «lascia il campo» o, forse, meglio, ne viene sospinto via dall’incalzare degli eventi e dal consumarsi di una lunga e tormentata fase). La riflessione che mi suggerisce la sua lettera è, però, soprattutto un’altra: Berlusconi ha governato per quasi dieci dei diciotto anni che abbiamo soprannominato Seconda Repubblica, negli altri (niente affatto pochi) ha dominato il centrosinistra. Senza dubbio però il "fattore B." ha contrassegnato tutta la fase. Proprio per questo, comunque la si pensi e comunque si guardi al disastro prodotto dal bipolarismo furioso, credo che forse bisognerebbe saper ammettere che il definitivo passo indietro di colui che è stato l’osannato, vituperato, superindagato e supervotato capo del centrodestra e le conseguenze di questo suo gesto hanno giustamente meritato, su tutta la stampa, un po’ più di una "breve in cronaca". E soprattutto – mi scusi se mi ripeto – credo che tutti noi ci meritiamo di smetterla di essere in qualche modo costretti a camminare con la testa rivolta all’indietro: noi italiani abbiamo ottimi motivi per cercare di cambiare passo e di guardare avanti. Ovviamente, considerando bene dove stiamo mettendo i piedi e dove possiamo investire le preziose briciole di fiducia e di voglia di pulizia che ci sono rimaste.
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