Imparare dai precedenti di Ungheria e Cecoslovacchia
martedì 3 maggio 2022

Caro direttore,
grazie per la sua risposta di oggi (30 aprile, ndr) che richiama la citazione di papa Francesco sull’infantilismo dei potenti, tratta da Giorgio La Pira, e insiste sulla (ir)responsabilità degli adulti. Mentre qualcuno sostiene che Biden non deve seguire papa Francesco, appare sempre più chiaro che quella del Papa è l’unica posizione ragionevole. E “Avvenire” è tra i pochi a sostenerla. Non si è imparato niente dalla storia: nel 1956, quando i sovietici invasero l’Ungheria (con l’approvazione del Pci e, mi spiace ricordarlo, anche di Giuseppe Dossetti), il primo ministro Imre Nagy seppe evitare il massacro degli ungheresi dopo un iniziale tentativo di difesa armata: morirono circa duemila ungheresi tra militari e civili. Nel 1968 Dubcek seppe evitare il massacro dei cecoslovacchi: ne morirono 137, per lo più per una resistenza civile, non armata. In seguito Ungheria e Cecoslovacchia hanno raggiunto la libertà. Grazie a persone che allora ancora ragionavano e pensavano alle conseguenze di una azione armata reattiva e istintiva che, come oltretutto saggiamente indica il Catechismo della Chiesa Cattolica, porta spesso a una situazione peggiore della precedente. In Ucraina finora sono morti seimila ucraini tra civili e militari, e quindici-ventimila soldati russi, e non si è risolto niente, anzi... le prospettive sono ancora peggiori. Grazie dei vostri giudizi.

Fabio Sansonna


Grazie delle sue osservazioni, caro dottor Sansonna. Solo una piccola nota: Giuseppe Dossetti, impegnato nel 1956 da candidato sindaco indipendente per la Dc nel confronto elettorale con il Pci per la guida di Bologna, allora “piccola capitale del comunismo d’Occidente”, non approvò affatto l’intervento sovietico in Ungheria, confermò piuttosto la sua obiezione totale alla «guerra fredda», dichiarando la sua contrarietà a entrambi i blocchi: «Io non sono né per l’uno né per l’altro, e sinceramente io sento catene di schiavitù dall’una e dall’altra parte».

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