Xi Jinping da lunedì sarà a Pyongyang per "riprendersi" la Corea del Nord
di Luca Miele
Il presidente cinese ospite di Kim Jong-un che "gioca di sponda" con la Russia di Putin

Ci sono le date. Il presidente cinese Xi Jinping visiterà la Corea del Nord, lunedì e martedì prossimi, su invito di Kim Jong-un, tornando così a calpestare il suolo nordcoreano dopo quasi sette anni. «Entrambe le parti sfrutteranno la visita come un’opportunità per promuovere un maggiore sviluppo delle relazioni tra Cina e Corea del Nord, al passo con i tempi», sono le (prevedibili) parole della portavoce del ministero degli Esteri cinese, Mao Ning. La domanda che si pongono gli analisti è: dietro il velo delle ovazioni della folla e l’accoglienza trionfale che immancabilmente sarà riservata a Xi al suo arrivo a Pyongyang, qual è lo stato di salute del rapporto tra Cina e Corea del Nord? «Il messaggio implicito che la parte cinese vuole consegnare è: siamo ancora l’attore principale quando si tratta della Corea del Nord», ha spiegato alla “Reuters” John Delury, senior fellow dell’Asia Society. A Pechino non è certo sfuggito l’attivismo del leader nordcoreano, abile nel ritagliarsi un nuovo spazio politico (e militare). «Kim – si legge sul sito di analisi Modern Diplomacy – si è progressivamente allineato a Vladimir Putin, fornendo supporto militare alla guerra russa in Ucraina ed espandendo la cooperazione bilaterale con Mosca».
Il dittatore nordcoreano da sempre si è mostrato refrattario alla linea politica cinese, pur dipendendo il suo Paese interamente da Pechino. In che modo ha affermato sé stesso? Per il think tank Brookings, privilegiando soprattutto lo sviluppo e il completamento del programma nucleare a scapito del “dogma” della stabilità che, da sempre, orienta la politica cinese. Un dinamismo ribadito solo due giorni fa quando il leader nordcoreano ha promesso un aumento «esponenziale» delle capacità nucleari del suo Paese. Con la sua politica spregiudicata, Kim ha immesso la Corea del Nord nel grande flusso diplomatico che sta scandendo la nuova era del disordine mondiale. Non a caso la missione nordcoreana di Xi cade a poche settimane di distanza dalle visite a Pechino del presidente statunitense Donald Trump e del “collega” russo Vladimir Putin. Proprio la prossimità del viaggio ha spinto la “Cnn” a ipotizzare che il presidente cinese «stia cercando di agire da mediatore tra Trump e Kim».
Xi si spenderà per “addomesticare” la Corea del Nord, avvicinandola ai desiderata di Washington, almeno sotto il profilo della auspicata de-nuclearizzazione della Penisola coreana? Netto (e negativo) il giudizio del sito di analisi Asia Times: «La de-escalation a livello di leadership tra Washington e Pechino non si traduce in un allineamento strategico nella Penisola coreana, perché i loro interessi divergono fondamentalmente. Evitare la guerra può essere un obiettivo condiviso, ma promuovere i reciproci interessi strategici non lo è. La Cina non consegnerà la Corea del Nord a Washington. Pechino potrebbe preferire la stabilità nella penisola, ma la sua priorità più profonda è limitare il vantaggio strategico americano». D’altronde, nessun segnale lascia sperare che oggi Kim Jong-un possa rinunciare al suo arsenale atomico. Resta il fatto, al di là delle speculazioni e delle ipotesi, che «il viaggio in Corea del Nord offre al presidente cinese un'ulteriore opportunità per presentarsi come un influente mediatore geopolitico con canali diretti verso una vasta gamma di interlocutori». Non solo. Xi vuol implementare quella che è considerata la duplice narrazione globale preferita da Pechino: la Cina come Paese stabilizzatore e responsabile, l’America (guidata da Donald Trump) come grande potenza militare destabilizzante.
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