lunedì 12 giugno 2023
La mamma dei quattro bimbi è morta dopo 4 giorni dall'incidente. "Ci ha chiesto di allontanarci prima di morire". Si cerca il cane Wilson, scomparso dopo il ritrovamento
I fratellini, salvati dopo 40 giorni, vengono trasportati in elicottero a Bogotà

I fratellini, salvati dopo 40 giorni, vengono trasportati in elicottero a Bogotà - Reuters

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«È corsa da me la ragazzina maggiore, Lesly, con la sorellina più piccola stretta a sé. Fame, abbiamo fame, mi ha sussurrato». Nicolas Ordonez Gomes – uno dei membri della squadra di soccorritori che, dopo 40 giorni di ricerche, ha ritrovato i bimbi sperduti nell’impenetrabile giungla colombiana – ha il viso emaciato, solcato da rughe profonde per la fatica. Ora, mentre racconta del ritrovamento, le rughe si distendono e il viso si accende di un misto di gioia e dolore: «Ho chiesto dove fosse l’altro fratello. Era poco lontano: dopo avergli fatto le prime coccole e avergli dato un po’ di cibo, si è alzato e mi ha detto, molto consapevole di quello che stava dicendo: “La mia mamma è morta”». Lesly (13 anni), Soleiny (9 anni), Tien Noriel (5 anni) e Cristin (un anno) sono sopravvissuti 40 giorni in una foresta «fitta, vergine, pericolosa». Sono sopravvissuti allo schianto del Cessna sul quale viaggiano. Sono sopravvissuti alla morte della mamma, Magdalena, avvenuta dopo quattro giorni dall’incidente: prima di spirare, la donna ha spinto i bambini ad allontanarsi, come ha raccontato la più grande di loro. Sono sopravvissuti agli assalti della fame, al flagello degli insetti, alle insidie della giungla. Sono sopravvissuti grazie «a un sapere ancestrale», utilizzando una manciata di oggetti recuperati dopo lo schianto: una zanzariera, un asciugamano, attrezzatura da campeggio, due telefoni cellulari (le cui batterie si sono esaurite rapidamente), una torcia e un piccolo carillon.

Uno dei bimbi sopravvissuti allo schianto del Cessna sul quale viaggiavano stringe un palloncino

Uno dei bimbi sopravvissuti allo schianto del Cessna sul quale viaggiavano stringe un palloncino - Reuters


Sono sopravvissuti – hanno raccontato i soccorritori – grazie a «tre chili di farina di manioca», comunemente usata dalle tribù indigene nella regione amazzonica. «Ne avevano tre chili e ne hanno mangiata per giorni», ha ricostruito il generale di brigata Pedro Sanchez, comandante del Comando congiunto per le operazioni speciali. «Quando li abbiamo trovati erano malnutriti ma pienamente coscienti e lucidi», hanno fatto sapere i soccorritori che hanno catturato in due brevi video il momento del ritrovamento dei bambini e il loro trasporto in elicottero nella capitale Bogotà. I fratellini ora si trovano in una stanza dell’ospedale militare di Bogotà, dove sono stati trasportati in aereo la sera del salvataggio. Qui vengono reidratati e nutriti gradualmente. In ospedale, i bambini hanno spiegato al nonno Fidencio Valencia e a uno degli zii, Dairo Juvenal Mucutuy, che quando sentivano i soldati scappavano e si nascondevano, perché avevano paura. «Tra la voce registrata» della nonna che veniva diffusa cercando di attrarli, «i cani, le persone che urlavano, si sono spaventati e si sono nascosti nei tronchi degli alberi. Questo hanno fatto: scappavano», ha detto nonno Fidencio parlando alla tv Noticias Caracol.
La famiglia era in fuga dai dissidenti delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia. Magdalena ed i suoi quattro bambini erano saliti sul Cessna per ricongiungersi al marito, parente del governatore della riserva indigena di Puerto Sabalo, allontanatosi ad aprile, dopo aver ricevuto minacce di morte dal fronte Carolina Ramírez. I criminali sono accusati, tra l’altro, di aver massacrato quattro adolescenti indigeni nell’area di Putumayo il 17 maggio scorso. “Mi stanno cercando per uccidermi. Sono un bersaglio” ha assicurato l’uomo, che ha partecipato, senza mai perdere la speranza, alle ricerche dei suoi figli.
Dal ritrovamento, la Colombia è in festa. E plaude agli uomini del salvataggio, impegnati in una ricerca estenuante e, a tratti, disperante. «Ogni giorno iniziavamo alle 5 di mattina. E ogni giorno che iniziava, ci dicevamo: oggi li troveremo», ha raccontato un membro della squadra. Unico rammarico, non si trova Wilson, il cane che è stato determinante nelle ricerche dei bimbi. Risulta disperso. Ha inseguito, fiutato tracce, corso nella foresta per giorni. Instancabile e generso. Il nome e le foto di questo pastore belga Malinois di sei anni sono ora esposti nelle vetrine di Bogotà.

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