Medio Oriente: che fine ha fatto il Board of Peace?

Il tentativo di rilancio dell’iniziativa di fronte al caos sul futuro della Striscia. A Cipro si riuniranno gli organi della struttura voluta da Trump
Google preferred source
June 26, 2026
Medio Oriente: che fine ha fatto il Board of Peace?
Il presidente americano Donald Trump (al centro) ha presentato a Davos, il 22 gennaio, il documento fondativo del Board of Peace / Ansa
Si riuniranno la settimana prossima, da martedì a giovedì, gli organi che compongono il “Board of Peace “creato dal presidente americano Donald Trump per sovraintendere alla rinascita della Striscia di Gaza. Nella cornice di un segreto resort cipriota, ha anticipato una fonte diplomatica appartenente a uno degli Stati mediatori, tutti gli invitati saranno chiamati a «azzerare», «ricalibrare» e convergere dopo nove mesi di inconcludenti tentativi.
Un sussulto per emergere dalle nebbie dei roboanti proclami e prendere cittadinanza nell’agone politico reale. Compito improbo se limitato al ginepraio diplomatico cresciuto sulle macerie di Gaza, impossibile durante lo sconvolgimento innescato dall’aggressione israelo-americana sull’Iran. «Colui che non attraverserà il fiume annegherà nel mare», aveva ammonito il 3 aprile l’Alto Rappresentante del Board, Nickolay Mladenov. Saggezza diffusa in un sibillino vuoto di riferimenti sul social X, ma palesemente diretta ai dirigenti di Hamas, recalcitranti davanti al piano ricevuto a fine marzo, e riassunto dagli autori con la formula «un’autorità, una legge, un’arma». Programma scandito in dodici punti, otto mesi, cinque fasi, dove alla progressiva consegna delle armi corrisponde un ritiro dell’esercito israeliano dai Territori occupati, e il parallelo insediamento delle nuove entità politico-amministrative create in sostituzione del ventennale regime islamista.?
Il piano e l’ultimatum di pochi giorni che ha accompagnato il proverbio di Mladenov sono stati restituiti al mittente. Hamas ha costantemente opposto qualsiasi avanzamento delle trattative al rispetto degli accordi costitutivi della tregua, e alla certezza di un percorso destinato a condurre allo Stato palestinese indipendente. Il governo israeliano non ha mai fatto riferimento a questa prospettiva e, anzi, per voce del primo ministro Netanyahu, ha minacciato l’estensione dello spazio controllato dall’Idf a Gaza, già passato dal 53% al 60%. Macroscopica violazione dei termini che si aggiunge agli oltre mille uccisi e all’insufficiente passaggio concesso agli aiuti umanitari. Esistono tuttavia «crescenti aspettative», sostengono fonti anonime citate da al-Sharq al-Awsat, che Hamas e le altre fazioni della Striscia rispondano positivamente alle rivisitazioni operate sulla proposta di marzo da Mladenov e il suo entourage.
Al Cairo, senza possibilità d’accesso all’enclave, è confinato il Comitato nazionale per l’amministrazione di Gaza (Ncga), il gruppo di tecnocrati palestinesi guidato da Ali Shaath incaricato di sostituire Hamas mentre l’Autorità Palestinese (Ap) va ultimando il processo di riforma interno richiesto da Israele, Unione Europea e Stati Uniti. Fonti americane intervistate dal Times of Israel riportano un miglioramento nel dialogo fra Ramallah e Washington. L’Amministrazione americana vorrebbe che l’Ap accettasse il dirottamento di buona parte dei cinque miliardi di dollari indebitamente trattenuti da Tel Aviv con l’esazione delle tasse in Cisgiordania, che andrebbero a finanziare l’Ncga. Richiesta in netta contraddizione con i 17 miliardi di dollari vantati dal Board all’atto della sua formazione.
L’obolo da un miliardo promesso da ogni membro costituente, ha riportato il Financial Times, non è ancora stato depositato. Le casse sono vuote. Molti dubbi ancora rimangono sulle forze di polizia e la Forza di stabilizzazione internazionale (Isf). Agli oltre 10.000 agenti addestrati da Egitto e Unione Europea Hamas oppone il reinserimento dei suoi uomini. La guerra scatenata da Usa e Israele il 28 febbraio ha congelato la formazione dell’esercito di 20.000 unità immaginato dai piani originari di Trump. La partenza di 8.000 soldati indonesiani è stata sospesa a tempo indeterminato dal governo di Giacarta. A oggi, si ha solo notizia dell’arrivo in Israele di pochi ufficiali marocchini, esigue avanguardie di una forza che dovrebbe comprendere anche Kazakistan, Kosovo e Albania.
Mentre i negoziati stallano, Israele consolida la sua presenza. Secondo il sito Walla, Tel Aviv starebbe portando avanti, con supporto americano, un progetto che prevede la costruzione di 50.000 edifici, destinati ai palestinesi, in un’area di Rafah «libera da attività terroristiche». «Non ci sarà altra scelta che riprendere i combattimenti per disarmare Hamas e distruggere le infrastrutture sotterranee in cui si nasconde e gestisce i preparativi per la guerra con Israele», ha affermato un alto funzionario della Difesa.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Google Discover Seguici anche su Google Discover di Avvenire