L'amichevole di calcio con la Nazionale della Palestina? Cancellata. L'ordine arriva al check point
di Luca Foschi
A due ore e mezzo dall'inizio, l’esercito impedisce la partita. Il deputato israeliano Cassif: «Questo è l’apartheid»

Il villaggio beduino di Umm al-Khair, nell’arido sud della Cisgiordania, si trova oltre la breve salita che preclude allo sguardo la vallata. A bloccare il passaggio un check-point improvvisato da tre blindati dell’esercito israeliano. Mentre un soldato verifica i documenti della prima automobile, un altro, il volto scoperto, punta il fucile contro il parabrezza della seconda, quei pochi, lunghi istanti sufficienti a trasmettere le regole non scritte del dialogo che verrà. Mentre il controllo prosegue un terzo soldato si avvicina alla seconda vettura. Un bavero gli copre il viso fin dove cominciano gli occhiali da sole. Mohammad, il tassista, mostra il proprio documento. Viene da Yatta, il centro più importante dell’area, distante circa 10 chilometri. E il passeggero? Dall’Italia. «Mi spiace, ma oggi l’accesso a Umm al-Khair è consentito solo ai residenti. Ho qui con me l’ordine che dichiara l’area una zona militare chiusa a partire dalle ore 12. Ecco, l’orario è indicato qui. L’ordine avrà una durata di 24 ore. Potete fotografare l’ordine, e la mappa allegata. Prego», dice il soldato porgendo i fogli per lo scatto. Un’esibizione di gentilezza che sorprende e si staglia per un attimo prima di perdersi nel corposo catalogo composto dalla memoria di ben diverse accoglienze.
Sono le 13.30 di sabato 26 settembre. La prima automobile passa, la seconda fa inversione e percorre la discesa verso Yatta. «Abbiamo appena ricevuto la notizia. L’esibizione, naturalmente, è stata cancellata. Questa è l’occupazione, questo è l’apartheid», dice ad Avvenire Ofer Cassif, parlamentare israeliano per il partito comunista Hadash e organizzatore dell’evento che la chirurgica chiusura imposta dall’Idf ha reso impossibile. Alle 14.30, nel piccolo campo da calcio del villaggio, si sarebbe dovuta tenere una partita amichevole che avrebbe coinvolto rappresentanti della squadra nazionale palestinese. Una festa pensata soprattutto per i bambini, che sul quel campo, ogni sabato, vengono cacciati con la forza dai coloni di Carmel, insediamento illegale nato nel 1981 a poche decine di metri da Umm al-Khair. Come in altri scenari della Cisgiordania, le ferree ingiunzioni dello shabbat, che prevedono l’astensione da ogni attività, vengono sospese quando lo scopo dell’infrazione è parte pur minima del più vasto anelito messianico, la conquista della terra. La mappa offerta dal soldato al check-point mostra una lunga appendice dell’effimera zona militare protendersi lontano dal villaggio, fino ad avvolgere una struttura rettangolare. Un campo da basket, suggeriscono le immagini satellitari. Anche il possibile “piano B” è stato messo in conto, pare.
Le vessazioni subite dalla popolazione di Umm al-Khair, circa 200 abitanti, sono quotidiane. Il campo di calcio in erba sintetica costruito nel febbraio di quest’anno è intitolato ad Awdah Hathaleen, attivista di 31 anni e padre di tre bambini ucciso il 28 luglio 2025 da un colpo di pistola esploso da Yinon Levi, colono di Carmel liberato dalla polizia dopo pochi giorni. Un anno dopo, con visita tempestiva, i soldati israeliani hanno interrotto la commemorazione della morte, alla quale prendeva parte anche Ofer Cassif. Diversi video ritraggono il deputato sbraitare inferocito contro i connazionali in divisa. «Un gentiluomo, Cassif, l’ho visto sui social», afferma Mohammad il tassista quando gli vengono spiegate le ragioni del respingimento. Campagna elettorale in vista delle elezioni del 27 ottobre, certo, ma anche la volontà genuina e rara di varcare la frontiera: la visita alla famiglia palestinese assediata dai “giovani delle colline” a Qusra, in agosto, l’incontro con il consiglio municipale di al-Mughayyir, altro paese tormentato dai coloni, nei primi giorni di settembre. La settimana scorsa il Comitato elettorale centrale della Knesset, espressione del governo estremista di Benjamin Netanyahu, ha votato per escluderlo dalle elezioni. L’accusa è di aver negato l’esistenza di Israele come Stato ebraico e democratico, e di aver supportato la lotta armata contro di esso. Due fra i tre casi previsti dalla “Legge fondamentale” per l’esclusione. La terza è l’incitamento al razzismo. «Il mio dovere pubblico non è nei confronti del governo e dei suoi lacchè, né dell'egemonia al potere, ma è quello di garantire che i nostri figli e le nostre figlie vivano nella giustizia e nella pace e non vengano spinti, tra mormorii di necessità e vendetta, a commettere crimini di guerra», ha replicato Cassif, una delle voci più critiche in Israele sulla condotta dell’Idf nel conflitto di Gaza.
Con ogni probabilità la Corte Suprema ricuserà il voto del comitato. Gadi Eisenkot, l’ex capo di Stato maggiore e primo candidato dell’opposizione “sionista” a sostituire Netanyahu nel ruolo di primo ministro, ha da tempo escluso la partecipazione a un eventuale governo dei partiti “arabi”, nonostante i seggi che questi porterebbero in dote, fondamentali per una maggioranza che al momento sembra lontana. Una linea invalicabile per Hadash, partito “arabo-ebraico” che insieme a Ta’al e Balad forma la “Lista congiunta”. Chi la oltrepassa, mischiandosi ai palestinesi di Israele o peggio a quelli di Cisgiordania, diventa un traditore. Negli ultimi anni le minacce nei confronti di Ofer Cassif non sono mancate. Per ora basta un gentile foglio di carta esibito a un check-point. Il sorriso dei bambini in un pomeriggio di festa è l’ultimo fra i problemi.
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