La strage di Pasqua in Nigeria: sette fedeli uccisi nelle chiese
di Anna Pozzi
A essere preso di mira è stato il villaggio di Ariko nello Stato di Kaduna, uno dei più funestati da questo fenomeno che vede implicati gruppi criminali e miliziani jihadisti. Durante le celebrazioni della Pasqua sono attaccate una chiesa cattolica e una evangelica. Numerosi i fedeli rapiti

Neppure le feste di Pasqua sono state risparmiate dall’ondata di attacchi e rapimenti nelle chiese della Nigeria. A essere preso di mira è stato, in particolare, il villaggio di Ariko nello Stato di Kaduna, uno dei più funestati da questo fenomeno che vede implicati gruppi criminali e miliziani jihadisti. Secondo quanto affermato da Caleb Maaji, presidente della Christian Association of Nigeria per lo Stato di Kaduna, durante le celebrazioni della Pasqua sono attaccate una chiesa cattolica e una evangelica, con un bilancio di sette morti e numerosi fedeli rapiti. In questo caso l’esercito è intervenuto tempestivamente ed è riuscito a liberarne 31, dopo uno scontro a fuoco con i rapitori. Tuttavia, il «massiccio dispiegamento di forze di sicurezza», ordinato per proteggere i luoghi di culto, non è riuscito a prevenire l’ennesimo rapimento di massa.
Diverse diocesi si erano organizzate per anticipare al pomeriggio di sabato la veglia pasquale. È quanto successo, ad esempio, nella diocesi di Ondo dove il vescovo Jude Arogundade, aveva disposto che iniziasse alle 17, «alla luce della realtà dei nostri tempi, in particolare dell'insicurezza che pervade il Paese e il nostro Stato». Aveva inoltre invitato «tutte le parrocchie e le comunità a rafforzare le misure di sicurezza e a pregare incessantemente per la pace». Lo stesso vescovo era intervenuto nell’omelia della Domenica delle Palme con un duro monito alle autorità, dopo il rapimento di tre persone: «Non credo che il nostro governo faccia sul serio. Lo dico perché la nostra città di Akure è sotto invasione. Stanno arrivando persone sconosciute. Da dove vengono? E il governo dice di non sapere cosa sta succedendo». La stessa domenica, nel villaggio di Angwan Rukuba, Stato di Plateau, un gruppo di assalitori aveva ucciso 27 persone. «Come siamo arrivati a questo punto? – si interrogava il presidente della Can Daniel Okoh –. Com'è possibile che le persone non si sentano più al sicuro nelle proprie case? E che persino in un giorno sacro le comunità siano esposte a un tale terrore?».
Simili appelli, provenienti da vari leader cristiani, si sono moltiplicati negli ultimi tempi in seguito a un peggioramento della situazione. Solo nel mese di gennaio – e solo nello Stato di Kaduna – erano stati rapiti 170 fedeli durante le Messe domenicali: un’ottantina erano riusciti a fuggire, mentre gli altri erano stati liberati dopo tre settimane grazie a un accordo con i banditi. Sempre più spesso in questi attacchi sarebbero implicati anche gruppi jihadisti, che prendono di mira non solo i cristiani. Lo scorso 5 aprile, ad esempio, l’esercito nigeriano ha condotto una vasta operazione sia aerea che terrestre nello Stato nord-occidentale di Zamfara a maggioranza musulmano, dove erano state rapite circa 150 persone nella zona di Bukkuyum. Secondo un rapporto delle forze di sicurezza «almeno 65 banditi» sarebbero stati uccisi, in un’area che tuttavia si trova a circa 200 chilometri da quella dei sequestri. Più a est, nello Stato del Borno, si legge in un altro comunicato, «presunti terroristi appartenenti a Boko Haram/Stato islamico della Provincia dell'Africa Occidentale (Iswap) hanno attaccato il quartier generale della polizia distrettuale di Nganzai nel tentativo di prendere il controllo della città» che si trova a un centinaio di chilometri dal capoluogo Maiduguri, tristemente famoso perché qui è nato il gruppo terroristico Boko Haram. In questa zona, i continui e indiscriminati attacchi contro la popolazione hanno provocato migliaia di morti e due milioni di sfollati.
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