Chi è Eisenkot, l'avversario di Netanyahu che prima di votare è andato sulla tomba del figlio
di Luca Foschi
L'ex generale appare pragmatico e onesto, l'esatto contrario del sofisticato e ambiguo rivale. Al cimitero ha reso omaggio a Gal Meir, il figlio morto a Gaza nel 2023. Tra calcoli e rinunce, adesso vuole provare a scalzare il premier ricordando il fallimento securitario del 7 ottobre

Quando si guarda alla persona, e non alla visione politica, Gadi Eisenkot sembra essere emerso dalla storia israeliana per rappresentare in un momento cruciale nella storia del paese l’avversario perfetto del primo ministro Benjamin Netanyahu. Nell’immaginario collettivo l’ex generale Eisenkot è spesso evocato dalle parole ebraiche “menschy” e “schlumpy”, ovvero decente e trasandato. Caratteristiche, queste, che unite all’onestà severa, al pragmatismo marziale, alla scarsa disinvoltura nella lingua inglese, creano immediatamente un contrasto con la ricercata sofisticazione di “Bibi”, maestro dell’immagine e della retorica sfuggente elargita con perfetto bilinguismo, nato durante le lunghe residenze negli Stati Uniti. Qui il padre Benzion fu impegnato per anni fra l’attivismo sionista e l’insegnamento di storia e letteratura ebraica nelle università.
Figlio di immigrati ebrei marocchini, Gadi Eisenkot è cresciuto in un quartiere popolare di Eilat, dove i genitori si trasferirono nel 1960, un anno dopo la sua nascita. Soldato di fanteria, ha scalato le gerarchie militari fino a diventare, nel 2015, capo di Stato maggiore. Quattro anni prima, chiamato al ruolo dal ministro della Difesa Ehud Barak, aveva rinunciato alla carica ritenendo che il ruolo spettasse al generale Benny Gantz, più anziano ed esperto. Eisenkot ritroverà il suo superiore fra le fila del partito “Unità Nazionale”, dove Gantz aveva fatto confluire la sua lista “Blu e Bianco” in occasione delle elezioni del 2022. Dopo l’attacco del 7 ottobre Eisenkot prende parte come osservatore al gabinetto di guerra, abbandonandolo poi nel giugno 2024 per le insostenibili divergenze nate sulla conduzione del conflitto a Gaza, subordinata, secondo l’ex- capo di stato maggiore, agli interessi politici della coalizione guidata da Netanyahu.
Si dimette da deputato della Knesset nell’agosto del 2025, e poco più di un mese dopo fonda il partito “Yashar” (“onesto”, “integro”), determinato a scalzare Netanyahu dalla posizione egemonica occupata nel Paese. Sul fronte domestico, Eisenkot porta avanti le battaglie per la creazione di una commissione d’inchiesta indipendente sul fallimento securitario del 7 ottobre, e per l’estensione della coscrizione obbligatoria alla popolazione ultra-ortodossa, storicamente esente. «Non ho mai detto che la soluzione è quella di due Stati per due popoli. Esiste un profondo conflitto religioso nazionale, e chiunque pensi che un accordo sia raggiungibile si sbaglia» ha affermato in campagna elettorale in riferimento all’ipotesi di uno Stato palestinese. Mentre ha condannato l’anarchia della “gioventù delle colline”, e si propone di mettere fine alle scorribande terroristiche di cui sono vittima i palestinesi della Cisgiordania, Eisenkot supporta gli insediamenti.
È tuttavia contrario al piano di costruzione “E1”, la cui implementazione da parte del governo Netanyahu è letta come il tentativo di creare un ostacolo geografico definitivo alla nascita di uno Stato palestinese. Ieri, prima di presentarsi nel seggio elettorale, l’ex generale ha visitato la tomba del figlio Gal Meir, ferito a morte a Gaza a fine 2023 durante un’operazione votata al recupero dei cadaveri di alcuni ostaggi. Non risulta che i figli di Netanyahu, Yair e Avner, abbiamo preso parte al conflitto. Yair, il primogenito, è stato aspramente criticato per aver preferito la Florida, dove lo ha colto lo scoppio della guerra, al campo di battaglia.
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