Dalla maglia del Brasile alla “missão reviravolta”: tutti i segreti di André Janones, lo stratega social di Lula

di Lucia Capuzzi, inviata a San Paolo
La regia della clamorosa vittoria dell'ex presidente su Bolsonaro spetta all'ex autista del Minas Gerais diventato avvocato e poi deputato. Un profilo sorprendente, per una campagna elettorale che ha fatto di un canale WhatsApp il proprio strumento di rimonta
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October 27, 2026
André Janones con Lula dopo la vittoria
André Janones con Lula dopo la vittoria
Uno a fianco all’altro, uniti in un abbraccio. Il «Lula 4» è cominciato con questa immagine. A destra, il padre nobile della sinistra globale ormai 81enne: Luiz Inácio Lula da Silva, la voce a tratti stentata e le spalle un po’ curve, gravate dal peso di tre mandati di governo. A sinistra, il 42enne André Janones, ex autista del Minas Gerais diventato avvocato, deputato e, infine, stratega della campagna presidenziale appena terminata. Il suo contributo alla rielezione del candidato progressista, come quest’ultimo stesso ha riconosciuto, «è stato esponenziale. Ha risollevato il morale della truppa». I quattro decenni che anagraficamente dividono i due politici sono stati un’era geologica per il Brasile, passato dalla lotta per l’inclusione collettiva alla febbre di prosperità individuale. Janones è riuscito, contro ogni attesa e a tempo di record, a gettare un ponte fra le infinite geografie e storie di un Paese-Continente. Questo è stato il suo «Esercito di Lula», canale WhatsApp creato ad aprile con poco più di 40mila affezionati e cresciuto nel giro di tre settimane fino a raggiungere gli attuali undici milioni di follower. Lo spartiacque è stata la batosta del primo turno, quando l’esponente dell’estrema destra, Flávio Bolsonaro, era risultato in vantaggio di due punti sul rivale.
Fino ad allora, la campagna di Lula non era riuscita a imporsi sui social e ad attrarre i più giovani. I «signori dell’algoritmo» made in Usa, inoltre, sembravano puntare sul leader ultrà. Il colosso digitale Meta, come rilevato dalla Corte Suprema dopo la denuncia della sinistra, snobbava sistematicamente su Facebook, WhatsApp e Instagram contenuti e slogan del candidato progressista. Qui è entrato in gioco Janones e le sue «truppe virtuali», determinate a disputare al bolsonarismo, profilo dopo profilo, il suo universo simbolico. A partire dalla maglia della nazionale, fino ad allora patrimonio della destra. Con un linguaggio chiaro, semplice, a volte semplicistico, ha mobilitato adolescenti e universitari, al grido: «Explota», cioè «Esplodiamo». In pratica, il deputato ha inondato la rete di contenuti pro-Lula – video, hashtag, reel - fino a rompere la «bolla» della sinistra e raggiungere i telefoni di persone di altri profili. Soprattutto indecisi e astenuti. Un terzo dei 33 milioni che avevano disertato le urne alla prima tornata, domenica si sono espressi per il leader progressista. L’Esercito di Janones ha rigorosamente evitato il confronto con gli utenti pro-Bolsonaro per non dare loro visibilità: non ha confutato nemmeno le fake news. Ha creato, al contrario, una propria narrazione e proposta. In generale, gli attivisti 2.0 hanno agito in ordine sparso. Non sono mancate, però, le azioni coordinate come lo slogan «siamo tutti nove dita», durante il secondo dibattito tv tra i due avversari, quando l’esponente ultrà ha etichettato così il rivale che, da operaio 17enne, ha perso una falange in un incidente in fabbrica. O quando il giorno prima del voto, alle nove in punto del mattino, tutti gli utenti hanno diffuso la loro foto su Instagram mentre facevano la «L» di Lula con la mano. Grazie alla sincronizzazione perfetta, l’algoritmo ha segnalato l’evento «straordinario» e lo ha spinto con più forza.
Janones e i suoi, però, non si sono limitati al virtuale. Il legale, di fede evangelicale, ha, alle spalle, un forte lavoro sul territorio, come legale gratuito dei poveri vittime di malasanità. L’Esercito digitale ha debordato dalla rete alla piazza, coagulando nelle urne le energie disperse di tantissimi giovani. Sono stati loro a prendere le redini della campagna, dandole quella dimensione di sogno, di visione, di futuro che fino ad allora era rimasta schiacciata dal pragmatismo burocratico del partito. Il motore della «missão reviravolta», operazione rimonta. «Li ringrazio, mi hanno insegnato tanto – ha detto Lula al termine dello spoglio-maratona -Mi impegno a fare tesoro di questa lezione. E a cambiare il mio governo per esserne all’altezza».

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