Aung San Suu Kyi ha compiuto 81 anni: nessuno sa più dove sia né il suo stato di salute
Ingiustamente sottratta al suo popolo e alla sua famiglia dal colpo di Stato del febbraio 2021. Il figlio minore Kim Aris chiede prove con a campagna "Proof of life". La gunta: «agli arresti domiciliari per finire la pena a 18 anni»

In questi giorni, il 19 giugno, Aung San Suu Kyi ha compiuto 81 anni. Non sappiamo dove si trovi, non conosciamo il suo stato di salute. Dal colpo di stato del primo febbraio 2021 è ingiustamente sottratta al suo popolo, alla sua famiglia, isolata dal mondo. Il regime militare ha comunicato di averla trasferita agli arresti domiciliari in una struttura dedicata, per finire di scontare la pena a 18 anni. La giunta militare cerca legittimazione internazionale, senza alcuna trasparenza e verità.
Il figlio minore Kim Aris chiede prove di vita, che non ha. Ha lanciato la campagna Proof of Life e da ogni parte del mondo, dall‘Australia alla Norvegia, dal Canada all’Asean la domanda si estende, si è fatta universale.
Nei giorni del compleanno i militari controllano chi acquista fiori, impediscono raduni. Ma il popolo trasgredisce, le persone hanno fiori tra i capelli, nelle scuole gli studenti cantano per lei. Aung San Suu Kyi vive, vive nell’integrità del suo spirito, vive nell’abbraccio con il suo popolo, vive nell’amore per la libertà, una sorgente per il mondo. Non sappiamo dove sia ma Aung San Suu Kyi è ovunque, in ogni angolo della terra dove si cerca la giustizia, l’amicizia, il diritto, la pace.
Vive nelle foreste del Myanmar dove i giovani resistono alla dittatura, rimanendo umani. Il fuoco che lei ha acceso non si spegnerà mai. Non sentiamo la sua voce, ma il suo silenzio parla. Noi siamo la sua voce. Aung San Suu Kyi spera con noi, prega con noi, sogna con noi il nuovo Myanmar, la riconciliazione, la pace.
La sua spiritualità è politica, è non violenza, è umanità. I suoi 81 anni sono un messaggio di speranza per l’intera umanità. La sua vita è una promessa per tutta la Birmania, per i suoi gruppi etnici, per il coraggio delle donne, per il valore degli uomini, per la tenacia degli anziani, per le attese dei bambini, per la fiducia dei giovani. Aung San Suu Kyi ci ha detto: «che ciascuno di noi sia un rifugio sicuro per la democrazia».
Chiediamo alla comunità internazionale di salvare il Myanmar, di far cessare la violenza, di restituire il Paese al suo popolo, il suo futuro alle nuove generazioni. Aung San Suu Kyi vive, vive con noi, vive dove si protegge l’umanità, vive dove si resiste alla disumanità. Aung San Suu Kyi vive nell’attesa del mondo. In nome della dignità umana sia liberata Aung San Suu Kyi.
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