A Danzica il cantiere della ricostruzione ucraina. L'Ue sblocca i primi 3 miliardi del prestito
di Antonio Fera
La conferenza internazionale organizzata in Polonia rilancia il sostegno a Kiev tra investimenti, difesa e ruolo delle imprese. Zelensky segue i lavori a distanza, ancora tese le relazioni con Varsavia

La guerra continua, ma il cantiere del dopoguerra è già partito. Non sul terreno, ma tra i tavoli della Ukraine Recovery Conference – il vertice internazionale dedicato alla ricostruzione dell'Ucraina – dove governi, istituzioni finanziarie, banche di sviluppo e imprese discutono di investimenti e futuro del Paese. L'idea condivisa è che il sostegno a Kiev non possa più limitarsi all'emergenza militare, ma debba tradursi in un progetto di lungo periodo capace di accompagnare l'Ucraina verso la ripresa e l'integrazione europea.
A dare il via ai lavori è stata la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, che ha annunciato una prima tranche da oltre 3 miliardi di euro del nuovo programma di prestiti da 90 miliardi destinato all'Ucraina. «Questa è la solidarietà in azione», ha detto, ricordando i 200 miliardi di aiuti già mobilitati da Ue e Stati membri dall'inizio dell'invasione russa. Nei prossimi giorni partiranno anche le prime erogazioni del piano da 6 miliardi destinato alla produzione di droni.
La conferenza, che proseguirà domani, punta a favorire investimenti, accordi e partnership tra governi, istituzioni finanziarie internazionali e settore privato. Sul tavolo non ci sono soltanto nuove risorse economiche, ma anche il percorso di adesione dell'Ucraina all'Unione europea, il rilancio delle infrastrutture e il rafforzamento della capacità produttiva del Paese.
Le regole sui fondi
All'annuncio delle nuove risorse Bruxelles ha affiancato un chiarimento sulle modalità di utilizzo dei fondi. La priorità sarà sostenere l'industria europea e quella ucraina. Solo qualora determinati sistemi non siano disponibili sul mercato europeo o ucraino sarà possibile ricorrere, attraverso il programma Purl e previa deroga, all'acquisto di armamenti Usa. Una scelta che riflette la volontà dell'Ue di rafforzare la propria industria della difesa e, allo stesso tempo, quella di Kiev.
Zelensky assente
A rappresentare l'Ucraina è stata la premier Yulia Svyrydenko. Volodymyr Zelensky non ha partecipato ai lavori: continuano a pesare le tensioni con Varsavia dopo la polemica sulla memoria dei massacri di Volinia, sfociata nella revoca dell'onorificenza dell'Aquila Bianca da parte del presidente polacco Karol Nawrocki. Il presidente ucraino ha comunque parlato al telefono con von der Leyen del sostegno europeo, della cooperazione nella difesa e dei prossimi appuntamenti comuni.
Il ruolo delle imprese
Tra i protagonisti della conferenza c'è anche il mondo produttivo, chiamato a sostenere una ricostruzione che, secondo le ultime stime della Banca mondiale, richiederà quasi 600 miliardi di dollari. Barbara Cimmino, vicepresidente di Confindustria per l'Export e l'Attrazione degli investimenti, ha ricordato che un piano di queste dimensioni «non può fare a meno del contributo del settore privato». Nell'ultimo anno il Business Advisory Council della Ukraine Donor Platform, guidato proprio da Confindustria, ha lavorato per favorire investimenti, strumenti di garanzia e partenariati industriali. «Non può esserci ricostruzione senza il contributo delle imprese», ha concluso.
È su questo intreccio tra risorse pubbliche e capitali privati che Bruxelles prova ora a costruire la fase successiva del sostegno a Kiev. La ricostruzione, nella visione europea, non è più soltanto il capitolo che seguirà la guerra: è un processo da avviare mentre il conflitto è ancora in corso.
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