«Km quadrato della carità», a Torino nasce il Comitato per la candidatura Unesco
di Redazione
Diocesi, Comune, Città metropolitana e Regione decidono di avviare insieme l’iter per il riconoscimento come “patrimonio universale” del quartiere dove operarono alcuni grandi santi sociali noti in tutto il mondo. La proposta del cardinale Repole muove il primo passo

Ha mosso il primo passo la candidatura a Patrimonio Unesco del “Chilometro quadrato della carità” di Torino, «il quartiere nel quale operarono i grandi Santi dell’Ottocento, da Giovanni Bosco a Giuseppe Cottolengo, Leonardo Murialdo, Giuseppe Allamano, Giulia e Tancredi di Barolo, Giuseppe Cafasso», come informa una nota della Diocesi guidata dal cardinale Roberto Repole. Al termine di consultazioni tra Chiesa torinese, Comune, Città Metropolitana e Regione Piemonte si è infatti costituito un gruppo tecnico «per avviare l’iter di candidatura». «Nelle prossime settimane – prosegue la nota – la Diocesi, rappresentata dalla referente della Caritas Elide Tisi, avvierà il coinvolgimento degli Istituti religiosi che discendono dai Santi fondatori e altri enti del territorio, fra essi le Fondazioni bancarie».
Esprimendo «molta gratitudine al presidente Alberto Cirio e al sindaco Stefano Lo Russo» il cardinale Repole – che aveva lanciato la proposta il 17 gennaio inaugurando la statua dedicata alla marchesa Giulia di Barolo a Palazzo Barolo – ricorda che «i santi che operarono nell’Ottocento mobilitarono la città nella lotta alle grandi sofferenze dei poveri, realizzarono in pochi decenni opere meravigliose sul fronte della cura dei malati (Piccola casa del Cottolengo), dei giovani (Salesiani di don Bosco, Giuseppini del Murialdo), dei carcerati (le opere dei Marchesi di Barolo e di Cafasso), della mondialità (Missionari della Consolata). Anche altre figure importanti – aggiunge l’arcivescovo – si muovevano in quegli stessi anni in Torino, dal beato Faà di Bruno ai beati fratelli Boccardo. Nel piccolo quartiere alle spalle di Porta Palazzo l’ispirazione alla carità e alla solidarietà sociale mise particolari radici, oggi diffuse da Torino in tutti i continenti. Fu un’esperienza unica, oggi diremmo che fu una esperienza “di rete”, che sta continuando ad animare Torino con iniziative antiche e nuove, come la recente apertura del Museo Frassati dedicato alla memoria dei Santi torinesi: ci sembra possibile che l’Unesco ne valuti l’eccezionale messaggio universale». L’idea della candidatura a patrimonio immateriale Unesco – spiega la Diocesi – intende «far conoscere al mondo il caso unico di Torino».
© RIPRODUZIONE RISERVATA