Padre Patricio, schiacciato dalla croce mentre diceva Messa
Perché Dio ha permesso la morte di un confratello in quel modo? La domanda è sempre la stessa, e la risposta: sia fatta la Tua volontà

Nel vederlo la prima volta ho pensato che fosse uno dei tanti filmati ottenuti con l’intelligenza artificiale per far ridere. Purtroppo, mi sbagliavo. Era tutto terribilmente e incredibilmente vero. Padre Patricio Alfredo Sànchez Molinari, sacerdote redentorista di 53 anni a Guayaquil, in Ecuador, è passato da questo mondo al Padre sabato scorso durante la celebrazione della santa Messa, schiacciato dalla croce che, staccatasi dal muro, gli è rovinata addosso. Nel giro di poche ore il video ha fatto il giro del mondo. Vedo i credenti della mia parrocchia che, smarriti, discutono, fanno domande, cercano risposte. Guardo le espressioni increduli dei loro volti. Si chiedono come sia stato possibile. Perché Dio ha permesso una cosa del genere. Perché non è intervenuto. Le domande di sempre, in fondo. Le stesse che da secoli, tornano prepotenti ogni qualvolta che la morte, crudele, sarcastica, colpendo all’impazzata, si fa presente in modo del tutto imprevedibile.
Ciò che sconcerta, però, è il fatto che questa volta a uccidere non sia stato un ordigno bellico né un folle e nemmeno una persona cattiva che intendeva liberarsi del nemico. A mettere fine alla vita del povero prete è stata la croce di nostro Signore Gesù Cristo. appesa dietro l'altare della chiesa di Nostra Signora del Perpetua Soccorso, di cui padre Patricio era parroco. Lo stesso Cristo che stava chiamando sull’Altare perché divenisse Pane da mangiare. Lo stesso Cristo al quale aveva consacrato la sua vita. Perché il Signore non ha avuto pietà? Ragioniamo. Le sculture, i dipinti, le statue venerate nelle nostre chiese sono fatte di legno, di cartapesta, di plastica, di marmo, di bronzo. Sono più o meno pregiate, più o meno belle, più o meno costose, più o meno antiche. Sono, però, oggetti sottoposti a tutte le leggi della fisica e della chimica cui sono sottoposti gli altri oggetti ottenuti con quegli stessi materiali. Nel fuoco bruciano, nell’acqua si rovinano, se cadono si rompono. Il tempo le invecchia, i ladri le rubano, gli estimatori le bramano. Solo i credenti riescono a trascenderne il dato meramente materiale, economico, culturale per farle diventare icone visibili di Qualcuno che visibile non è. Il credente sa bene che sotto il manto che avvolge tante statue dei santi c’è un manichino di paglia o di stoppa, ma non gli importa. Non poche volte il popolo per la propria devozione ha preferito venerare immagini non proprio belle e per niente preziose. I piani sono del tutto diversi.
Del nostro patrimonio di fede, di arte, di cultura bisogna, però, avere cura. La croce che troneggiava alle spalle di padre Patricio Alfredo, purtroppo, non era stata fissata bene. Addolora, e non poco, che si sia staccata proprio nel momento in cui il mio confratello stava celebrando la Messa. Fosse stato una trave di supporto, un baldacchino, una finestra, sarebbe accaduta la stessa cosa. Una cattedrale medievale durante un terremoto può crollare alla stregua della casa del più incallito dei peccatori. Il povero don Patricio stava celebrando davanti alla comunità e anche in diretta streaming sui social, ragion per cui il dramma è stato visto da tanta gente in tempo reale. Ma non poteva Dio intervenire con un miracolo? La fede non si arrende, e fa bene. A Dio nulla è impossibile. La terra e i suoi abitanti, il sole e le galassie, sono immersi in un miracolo continuo. Di tanto in tanto il Signore concede alla Chiesa e all’umanità dei segni per ravvivare o far nascere la fede, è vero. Ma non siamo noi a decidere quando e come deve farlo. Dio è Dio e noi non siamo Dio. A noi compete riflettere, pregare, insistere, osare, senza stancarci, ma concludendo sempre le nostre suppliche al Padre come Gesù nell’Orto degli Ulivi: «Non la mia ma la tua volontà sia fatta». E mentre preghiamo per don Patricio non possiamo fare a meno di ricordare l’avvertimento del Maestro: «Vegliate, dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore verrà».
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