Le statistiche ufficiali, un bene comune da tutelare

In un'epoca di disinformazione, e nel centenario dell’Istat, si deve ricordare il grande valore delle misure indipendenti, trasparenti e verificabili per sostenere la democrazia e il confronto civile
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October 20, 2026
Le statistiche ufficiali, un bene comune da tutelare
/ ANSA
La recente revisione delle stime su Pil e deficit ha provocato qualche settimana fa una discussione animata, rimasta forse nell’ambito degli addetti al settore. Una polemica che ha coinvolto forze politiche e istituzioni dove il focus si è rapidamente spostato dal significato dei numeri in sé al soggetto che li produce. Viviamo nell’era dei dati: la loro quantità e abbondanza spesso mettono in secondo piano un requisito importante che riguarda la loro affidabilità. Nel diluvio informativo, appare sempre più necessario che cittadini e istituzioni possano disporre di informazioni chiare e affidabili.
Lo è in primo luogo per alimentare quella fiducia tra cittadini e istituzioni per una sana e autentica partecipazione alla vita democratica; i dati sono necessari per il monitoraggio e la valutazione dell'efficacia delle politiche pubbliche in modo da orientare il dibattito oltre le evidenze aneddotiche, le impressioni e le opinioni. Viviamo un tempo segnato dal dramma di guerre che enfatizzano ancora di più una contrapposizione e uno scontro che non di rado sacrificano anche la verità dei fatti. Un tempo di crisi economica ed energetica e di emergenza sociale che sta riempiendo le piazze di tutto il mondo, a cominciare da quelle europee. Quando gli avvenimenti diventano terreno di scontro, e il dibattito politico fatica a poggiare su una descrizione condivisa della realtà.
E quando i numeri diventano un'arma, a perderci è soprattutto la parte più fragile che spesso sono i cittadini che hanno bisogno di capire come funzionano veramente le cose. Proprio per questo servono misure, ossia dati e indicatori, chiari, indipendenti, verificabili. I dati sono sempre più rilevanti in questo tempo caratterizzato da incertezza e complessità, ne hanno sempre più bisogno gli operatori economici che riconoscono nei dati stessi una delle più rilevanti risorse strategiche per la gestione e la pianificazione delle attività economiche. Le moderne democrazie hanno scommesso sulla costruzione di sistemi di produzione dei dati ufficiali sempre più integrati, per favorire i confronti tra i differenti sistemi locali e nazionali, e sempre più aperti e accessibili, per agevolare cittadini, imprese e istituzioni a utilizzare di più i dati. L’informazione statistica pubblica ufficiale è, dunque, un bene comune che alimenta una vita democratica ad alta intensità. Lo ha ricordato il presidente dell’Istat Francesco Maria Chelli in un suo recente saggio, pubblicato sulla rivista La Società: «L’output statistico prodotto è pertanto un bene pubblico, accessibile a tutti senza distinzioni ed a titolo gratuito». Per questo è importante questa sedicesima Giornata italiana della statistica, che peraltro quest’anno coincide con quella europea e cade anche nell'anno del centenario dell'Istat.
L'Istituto fondato nel 1926 racconta le trasformazioni demografiche, economiche e sociali del Paese, offrendo una mappa su cui orientare le scelte collettive. Esso è il perno di un sistema di soggetti che contribuiscono a costruire una base informativa pubblica sulla base di metodi rigorosi, procedure codificate e trasparenti, professionalità di alto profilo. Un’istituzione che promuove e fa crescere la cultura della qualità dei dati, in un tempo in cui essi crescono e si moltiplicano, anche grazie all’ampio utilizzo degli strumenti di Intelligenza Artificiale generativa. Particolarmente la diffusione di questi strumenti rende maggiormente critica la necessità di disporre di soggetti autorevoli che favoriscano la trasparenza dei meccanismi e dei processi di elaborazione. Prendere le difese della statistica ufficiale, pertanto, non vuol dire immaginarla infallibile. Si basa su metodi, fonti e campioni che evolvono, la cui revisione è segno stesso di correttezza metodologica e trasparenza. È importante, allora, che tale processo possa essere criticato, ma è altrettanto necessario che tali critiche siano finalizzate al miglioramento della qualità e dell’accuratezza dei dati pubblici.
Viviamo oggi un'infosfera dove la disinformazione rischia di correre più veloce della stessa narrazione dei fatti, abbiamo pertanto ancora più bisogno di rafforzare e tutelare il sistema delle statistiche ufficiali. I dati non possono dirci cosa dobbiamo fare, ma la loro affidabilità, la verificabilità che deriva dal loro provenire da fonti affidabili, la trasparenza degli algoritmi che li manipolano possono offrirci una narrazione accurata e coerente, che è requisito essenziale della dialettica politica e del confronto civile di cui si alimenta la vita democratica.

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