Il sogno dei bambini di Gaza: tornare a scuola per ricostruire la pace

Tra macerie e conflitti, i più piccoli chiedono normalità e futuro. Dalle aule può nascere un cammino condiviso capace di superare odio e vendetta
April 12, 2026
Il sogno dei bambini di Gaza: tornare a scuola per ricostruire la pace
Una ragazza trasporta un contenitore d'acqua in un campo improvvisato per sfollati palestinesi a Khan Yunis, nel sud della Striscia di Gaza/ ANSA
I bambini di Gaza sognano di ritornare fra i banchi di scuola, sognano di riprendere l'impegno quotidiano, vorrebbero rivedere insegnanti e amici. È questa la situazione dolorosa dei bambini, vittime di una violenza che continua a produrre numeri elevati di morti, di feriti, di traumi difficilmente cancellabili. È questa la condizione di bambini e di ragazzi che subiscono le guerre organizzate da adulti senza cuore e senza responsabilità in Libano, in Medio Oriente, in Africa e in situazioni belliche dimenticate da chi non vuol vedere. Oggi preghiamo e imploriamo la pace che è stata allontanata spietatamente dalla vita di tanta umanità offesa e oppressa. Alla parola pace bisogna avvicinarsi con rispetto e non identificarla semplicemente come il contrario della parola guerra.

Educare alla pace oltre la guerra

È il sogno di chi è sopravvissuto agli orrori, di chi continua ad avere negli occhi immagini di distruzione, di chi continua a sentire l'arrivo di suoni di morte che ci chiede di proseguire in un percorso di educazione alla pace che parte dalle aule scolastiche per arrivare e per superare le logiche della guerra che distrugge il presente di tanti bambini che soffrono in molti paesi del mondo. Il sogno di un bambino di ritornare nella sua scuola dopo tre anni scolastici passati fra le macerie invece che sui banchi accanto agli amici, ci fa sperare che la pace può essere materia di una educazione che non ha bisogno di libri e di quaderni, di insegnanti che salgono in cattedra, una educazione che si condivide con costanza e in ogni momento con compagni di studio appartenenti ad altre religioni e ad altre nazionalità, con colori diversi della pelle e degli occhi. La pace può essere materia di una educazione che si costruisce nell’incontro quotidiano. La mia esperienza di progetti di educazione alla pace mi convince sempre di più che un percorso di pace inizia con l'incontro e il dialogo. Sembra un'affermazione scontata ma incontrarsi, ascoltarsi e parlarsi sono azioni difficili che sono ostacolate soprattutto quando già esistono tensioni che provocano conflitti, quando la violenza che nasce dall'odio si trasforma in vendetta.

La scuola come casa comune

La scuola diventa allora casa comune a chi porta in sé il germe della pace e i bambini e i ragazzi sentono la necessità della pace. I piccoli disaccordi, una parola sbagliata già allontanano bambini che vivono in ambienti protetti e in contesti cosiddetti normali. Chi vive nelle stesse situazioni di guerra, di disagio e di difficoltà che hanno vissuto i loro genitori e i loro nonni, può trovare nella scuola il percorso di una educazione alla pace che cerca nell'incontro quotidiano, nelle aule e fra le mura scolastiche, la possibilità di avere e di dare visioni e prospettive diverse. Potrei citare molte amicizie nate durante progetti di educazione alla pace che hanno avuto difficoltà iniziali importanti superate presto con un gesto, un sorriso, un calcio al pallone. Non è facile condividere la stessa stanza e la stessa tavola, se fino a quel momento chi è in quella stanza o seduto a quella tavola non aveva sentito la tua voce, non aveva ascoltato il tuo pensiero, non conosceva la tua storia.
Incontro, ascolto, conoscenza reciproca sono gli elementi essenziali per una buona partenza di una educazione alla pace. I luoghi dove entrare per condividere questi percorsi possono essere diversi e tutti validi quando esiste quel germe di pace che va aiutato a radicarsi, a crescere, a dare buoni frutti. La scuola rimane il luogo privilegiato per l'educazione alla pace, dal momento dell'incontro sulla porta di un'aula inizia la relazione fra bambini che, crescendo insieme, si supportano, si aiutano, si sostengono contagiandosi con naturalezza, con solidarietà e con amore reciproci. Il novanta per cento delle scuole di Gaza sono state distrutte. In Libano molti bambini hanno perso il diritto allo studio, al gioco, al sorriso negli anni belli e importanti per la crescita e lo sviluppo personale. Difficile prevedere per quanti altri anni ancora i bambini e i ragazzi di questi paesi non potranno rivedere una scuola. Il sogno di ritornare a scuola deve diventare la realtà della pace per tutti i bambini dei paesi in guerra e per un'umanità che deve tornare a riappropriarsi di valori e di principi umani. La parola pace sia sinonimo della bellezza dell'incontro di chi vuole condividere la stessa strada, di chi porge le mani per aiutare e per sollevare chi è in difficoltà. E questo i bambini lo fanno già con la purezza dei loro occhi e con la tenerezza di gesti spontanei. Impariamo a sognare come i bambini, impariamo a sognare la pace educando alla bellezza della pace.

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