Garlasco e Rimini, le overdose di farmaci di due donne: ci sia un limite alla curiosità

Il ricovero in ospedale della mamma di Andrea Sempio e della nuora di Pierina Paganelli ci ricorda che dietro l'attenzione morbosa del pubblico ci sono persone schiacciate dal dramma
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June 22, 2026
Garlasco e Rimini, le overdose di farmaci di due donne: ci sia un limite alla curiosità
I genitori di Andrea Sempio / Fotogramma
Un esame di coscienza sarebbe bene che lo facessimo tutti. Due donne, in questi ultimi giorni, hanno tentato il suicidio ingerendo una overdose di farmaci. Non sono dive dello spettacolo, non cantanti famose, non ricche signore dell’alta società, cui piace essere riconosciute. Eppure, non possono muovere un passo in una qualsiasi località italiana, e forse estera, senza essere additate. Da mesi e mesi, infatti, i loro volti vengono fotografati e filmati, anche di nascosto, per giornali e televisioni, finendo poi nel grande calderone dei social. Le storie che le vedono implicate hanno affascinato prima e rischiano di tediare, poi, milioni di spettatori. Una è Daniela Ferrari, la mamma di Andrea Sempio, ad oggi indagato per l'omicidio di Chiara Poggi, per il quale fu condannato l’ex fidanzato, Alberto Stasi. Sono passati 19 anni da quel 13 agosto del 2007. L’altra, invece, è Emanuela Bianchi, nuora di Pierina Paganelli, la pensionata uccisa nel 2023 a Rimini. Ogni giorno, a ogni ora del giorno e della notte, i due casi vengono riproposti all’attenzione del pubblico dividendolo in colpevolisti e innocentisti. Il pubblico ha diritto a conoscere la verità; procure, forze dell’ordine, periti, giornalisti d’inchiesta hanno il diritto e il dovere di indagare alla ricerca della verità. Mettere in carcere un innocente è disumano. Ma a tutto c’è un limite. Le famiglie di cui parliamo vengono prese d’assalto. Genitori e parenti degli indagati vengono seguiti fin sul posto di lavoro. Ognuno è alla ricerca di un indizio, una parola, un gesto per poterci ricamare un articolo, una puntata televisiva. Pochi si pongono il problema: ma come stanno vivendo queste persone il dramma che li schiaccia? Il colpevole, sapendo di essere colpevole, come farebbe a sopportare il peso di una condanna di un innocente? Come potrebbe convivere con la sua usurpata libertà? E l’innocente? Come sta affrontando questa paradossale situazione? Provo a mettermi nei suoi panni. Un incubo. Quanta rabbia, quanta amarezza, deve ingoiare? Avrà la forza psicologica di reggere a una gogna mediatica che non gli lascia il tempo di tirare un respiro in santa pace? Anche se libero vive da precluso: niente mare, niente pizzeria, niente discoteca.
E il pubblico? Perché non si ribella? Un conto è essere informati sullo stato delle cose, su come procedono le indagini, altra cosa è assistere a quella scena patetica di giornalisti che rincorrono persone che hanno fatto capire chiaramente di voler essere lasciate in pace. Nessuno di noi, per quanto esperto, sa dire come andarono le cose. Le simpatie e le antipatie personali per tizio o caio lasciano il tempo che trovano. Gettare davanti a milioni di italiani gli aspetti più intimi della vittima, del condannato, degli indagati, che nulla hanno a che fare col processo, proprio non va. Chiara è morta, i genitori e il fratello, però, sono vivi. La signora Paganelli è morta, i figli sono vivi. E soffrono. L’intimità tra Chiara e Alberto non riguarda nessuno. È da tenere custodita in un sacrario. Le fantasie sessuali di Andrea Sempio, o di quelle di migliaia di italiani, riguardano solamente loro. Denudare senza pudore e gettare in pasto a un pubblico sempre più famelico le mille scoperte che si vanno facendo è deplorevole. Sempio è innocente fino a prova contraria. Lasciamo agli inquirenti fare il loro lavoro. Limitiamo, per quanto possibile, lo straripare di notizie piccanti che nulla aggiungono alla ricerca della verità. Le persone hanno diritto ad essere rispettate nella loro dignità. Sono esse a decidere se accettare o meno un’intervista. La mamma di Sempio e la nuora della signora Paganelli hanno ingerito farmaci in grande quantità. La gogna mediatica fa più danni di quanto possiamo credere. Volevano uccidersi? Nessuno ha il diritto di giudicare o lanciare diagnosi su un aspetto così tragico e personale. Andiamo prendendo coscienza che più si inneggia al diritto alla privacy più questo diritto diventa evanescente fino a scomparire. Siamo alla serpe che si morde la coda. Al pubblico viene offerto in continuazione la possibilità di aggiornarsi su queste vicende. Aggiornamenti che, a dire il vero, tali non sono, rimestando e riproponendo notizie già date, filmati già visti, interviste già sentite. Il pubblico, però, a sua volta, incita le varie trasmissioni a insistere su quella data notizia. Gli indici di ascolto parlano chiaro. Quando il pubblico boccia una trasmissione, quest’ultima, prima o poi, scompare dagli schermi. Io vorrei chiedere scusa a tutte le persone coinvolte in queste tragedie immani e laceranti. Vi stiamo rendendo la vita impossibile. Perdonateci.

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