Futuro nazionale: un nuovo progetto che sa di antico

Già molto sentite, negli anni, le tesi e gli slogan di Vannacci sul palco dell'assemblea costituente
Google preferred source
June 14, 2026
È singolare presentare un nuovo partito politico recitando la preghiera di un corpo militare, perché in democrazia non si dovrebbe andare alla politica come alla guerra. Ancora più singolare, per un movimento nazionalista, recitare la preghiera dei paracadutisti di un altro Paese, la Francia, per altro protagonisti nel 1957 di un’operazione storicamente quanto meno discussa, come la Battaglia di Algeri. Ma la provocazione è chiaramente voluta. A guardare bene, tuttavia, l’originalità dell’esordio ufficiale di Futuro nazionale si limita a questo. Perché in assenza, per ora, di un programma politico, quanto detto ieri all’Auditorium Conciliazione di Roma è già stato molto ascoltato, negli anni. «L’Italia agli italiani», per esempio, è lo slogan dell’estrema destra per eccellenza. E l’elenco dei giornalisti da mettere idealmente alla gogna lo faceva già Beppe Grillo sul suo blog nel 2014. Così come la parte “guardate quante volte in Europa Forza Italia ha votato insieme alla sinistra” è un esercizio che assomiglia tanto al tormentone “Pdl e Pd-meno-elle” del Movimento 5 stelle delle origini. Mentre l’accusa a Meloni di essere pro-Draghi è la stessa che Meloni rivolgeva a tutti gli altri fino a 4 anni fa. Infine il compiacimento di chi si sente non conforme: «Siamo la feccia e siamo orgogliosi di esserlo [...] Siamo i figli di nessuno». Già sentita anche questa, magari con altre parole, dai diciannovisti originali fino a quelli “del terzo millennio”. E se è vero che “Figli di nessuno” è un canto dei paracadutisti (italiani), così si chiamavano anche alcune squadre d’azione comuniste di Genova negli anni ‘20 del 1900. Tra i tanti inconvenienti del populismo c’è anche che è davvero difficile inventarsi qualcosa di nuovo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Google Discover Seguici anche su Google Discover di Avvenire