Ceuta, l’assedio
che non c’è

Un caso come quello degli ingressi spontanei e deregolati nell’exclave spagnola è uno scenario ideale per montare, in un clima di disumanizzazione, la rappresentazione di un paese e di un continente assediato.
Google preferred source
August 1, 2026
Ceuta, l’assedio
che non c’è
Un giovane marocchino con lo sguardo rivolto verso una nave della Guardia Civil spagnola, durante gli attraversamenti di massa di migranti a piedi e via mare dal Marocco verso il territorio spagnolo a Ceuta/ REUTERS
Il primo aspetto che colpisce, al cospetto della “crisi di Ceuta”, è l’assenza di empatia per le vittime. Gran parte dei commenti insistono sulla violazione dei confini, il disordine, le paure e le reazioni dei residenti. L’immancabile Musk su X ha parlato di “un’invasione di zombi”. Un esempio da manuale di disumanizzazione degli ospiti indesiderati. Pochi si sono soffermati sulla sessantina di morti fin qui accertati e sulle decine di dispersi stimati. Senza contare che tre quarti degli oltre 60mila che hanno varcato il confine sono già tornati indietro. Colpisce poi la sovrapposizione della percezione alla realtà dei fenomeni. E nello stesso tempo la contraddizione in cui è imprigionato il governo di Madrid, liberale in materia di politica migratoria, ma non sul confine africano. Un caso come quello degli ingressi spontanei e deregolati nell’exclave spagnola è uno scenario ideale per montare la rappresentazione di un paese e di un continente sotto assedio. Come se l’immigrazione non autorizzata coincidesse con la violazione fisica dei confini di Stato: è questo che impressiona e assurge a simbolo. E per questo a Ceuta e Melilla i governi spagnoli fanno la faccia feroce, non esitando a stringere accordi poco onorevoli con il governo marocchino.
Eppure da poche settimane sono uscite le cifre della sanatoria promossa dal governo Sanchez: 1.170.000 domande, quasi il triplo del previsto, in larga maggioranza da parte di persone provenienti dall’America Latina. Di una cosa si può stare certi: quegli immigrati non sono sbarcati dal mare. L’immigrazione irregolare è un fenomeno multiforme, che ricorre a diversi canali d’ingresso, perlopiù regolari. Nella fattispecie, soprattutto soggiorni turistici, per chi proviene da numerosi paesi per i quali la Spagna - come l’Italia -, non richiede neppure il visto. Dunque chi è riuscito ad arrivare alla spicciolata, senza rumore mediatico e politico, ha trovato lavoro e oggi chiede di regolarizzarsi, è accolto come una risorsa: contribuirà all’invidiabile crescita del Pil spagnolo e al bilancio statale, mediante il versamento di tasse e contributi. Chi invece non ha la fortuna di disporre di un passaporto che gli consenta l’ingresso turistico, ma può raggiungere il, confine di Ceuta, quando ha tentato di attraversarlo è stato finora respinto senza complimenti, delegando alle guardie marocchine il grosso del lavoro sporco.
Due fattori sembrano spiegare l’improvvisa impennata degli ingressi: la sentenza della Corte Suprema spagnola che ha vietato il respingimento di chi arriva dal mare, senza violare barriere fisiche, e le tensioni politiche tra Madrid e Rabat. Il primo dato illumina le tensioni tra sacralizzazione dei confini e tutela dei diritti umani: come ha dimostrato Trump, ora seguito dall’UE un passo dopo l’altro, se si vuole contrastare l’immigrazione indesiderata bisogna abbassare la salvaguardia dei diritti fondamentali delle persone. Ma finché la magistratura riesce a svolgere i suoi compiti con la necessaria indipendenza, l’operazione può incepparsi. Quanto al rapporto col Marocco, sembra che la distrazione delle quasi sempre inflessibili guardie di confine abbia a che fare con l’apertura della Spagna verso l’Algeria, che appoggia le rivendicazioni indipendentiste del fronte polisario. Si può scommettere che la Spagna non tarderà ad adeguarsi, come già in passato. L’insegnamento è chiaro: chiedendo la collaborazione di governi dalle dubbie credenziali democratiche si diventa ricattabili. Da ultimo, colpiscono le ripercussioni sul versante delle relazioni tra il nostro paese e la Spagna. Cercando di uscire dalla bolla della strumentalizzazione politica, c’è da domandarsi che senso ha e quali effetti può produrre la ventilata sospensione degli accordi di Schengen. Non ci sono evidenze della volontà dei profughi di Ceuta di proseguire il viaggio verso l’Italia, ma ci sono fondati timori delle conseguenze di una restrizione della libera circolazione per il turismo, il commercio e gli scambi culturali tra i due paesi.  Finché non ci saremo dotati di politiche migratorie più sensate, capaci di favorire realmente i flussi regolari rispetto a quelli spontanei, per lavoro, studio, ricongiungimento familiare, asilo, dovremo aspettarci altre crisi come questa.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Google Discover Seguici anche su Google Discover di Avvenire