Generazione manga: come gli eroi dei fumetti hanno conquistato i nostri figli (ci sono anche Gesù e Carlo Acutis)

Le “anime” giapponesi ormai impazzano anche in Italia. Un successo che parla il linguaggio degli adolescenti, intercetta le loro emozioni e contribuisce a formare la loro identità. Che cosa devono sapere i genitori
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October 26, 2026
Giovani al Lucca Comics
Giovani al Lucca Comics
«La nostra generazione è più abituata a vivere le proprie emozioni come emozioni e a non reprimerle» racconta Gaia, che ha 15 anni. Filippo, che ne ha 17, continua: «Una cosa che mi è rimasta molto, sia da alcuni anime sia da alcuni manga, è uno dei principali insegnamenti anche della filosofia. Ovvero non si devono avere né troppe speranze né troppe paure. Cioè essere realisti, spesso anche non avere ansie inutili. Oppure semplicemente non avere speranze inutili, perché poi è più facile rimanere deluso». Le interviste sono state raccolte l’anno scorso tra il Romics di Roma e il Lucca Comics, due appuntamenti imperdibili per le migliaia di ragazzi che nel nostro Paese, come nel resto del mondo, sono appassionati di manga, appunto. Cioè di fumetti giapponesi. Capire i figli significa anche imparare a decifrare le storie che amano, i personaggi in cui si riconoscono, le passioni attraverso cui provano a dare risposte a domande ancora difficili da condividere e per molti adolescenti, oggi, una di queste strade passa proprio dalle strisce e dai cartoni animati ad esse ispirati che spesso restano, agli occhi degli adulti, un mondo poco conosciuto o addirittura frainteso.
Quello dei fumetti giapponesi rappresenta un fenomeno globale che nell’ultimo decennio ha registrato un ulteriore boom, «alimentato anche dalle restrizioni sociali dovute alla pandemia. Nel 2021 i manga rappresentavano quasi il 60% dei fumetti venduti nel nostro Paese, senza contare che diversi autori occidentali ne sono stati influenzati». Con la conseguente ricaduta economica, visto che «un solo fumetto settimanale può arrivare a vendere milioni di copie»: nel 2023 «il mercato dei manga in Giappone, cartaceo e digitale, ha superato i 670 miliardi di yen (circa 4,5 miliardi di euro). One Piece di Eiichiro Oda ha venduto oltre 500 milioni di copie nel mondo, superando le vendite di colossi della letteratura occidentale come i libri di Harry Potter». Lo raccontano Roberta Gatta, Carolina Giangrandi e Benedetta Manfredi, psicologhe e psicoterapeute impegnate a fianco di ragazzi minorenni, che al tema hanno tra l’altro dedicato recentemente un bel libro dal titolo L’onda giapponese. Come anime e manga hanno conquistato gli adolescenti (L’asino d’oro edizioni). Un canale e mezzo comunicativo efficace, tuttavia «spesso frainteso, censurato, non compreso nella sua complessità e, di conseguenza, tenuto a distanza dal mondo adulto, almeno in Italia». Eppure si tratta di un linguaggio espressivo profondo, «che riesce a sintonizzarsi sulle frequenze infantili e adolescenziali, risuonando nel percorso di crescita e in tutte le avventure che i ragazzi si trovano ad affrontare giornalmente».

Incertezza e ansie degli eroi-antieroi

Nei manga gli adolescenti di oggi, immersi loro malgrado in un contesto segnato da «crisi economiche e climatiche, forte incertezza e cambiamenti tumultuosi, guerre e precarietà che rendono difficile vivere il presente, ma soprattutto avere un’idea di futuro possibile», cercano e trovano non solo «un intrattenimento o una passione ma una reale strategia per dare ordine a un mondo esterno percepito come frammentato e privo di punti di riferimento. Un modo per stare in rapporto con le proprie emozioni, vivendo il presente, senza sfuggire dalla realtà», commenta Marzia Fabi, psicologa e psicoterapeuta che firma la prefazione al volume. «I ragazzi riescono a rispecchiarsi nelle storie dei manga, i cui personaggi lottano per avere una vita migliore». Si tratta spesso di «antieroi che incarnano bene i drammi dell’adolescenza di oggi – l’incertezza, il dolore, le separazioni, gli amori, i lutti e le sconfitte –, proponendo quindi un linguaggio del tutto nuovo e diverso da quello delle storie occidentali dove invece, quasi sempre, c’è un lieto fine». Le emozioni sono «ben espresse e rappresentate, cosa fondamentale per gli adolescenti, perché li aiuta a dare un nome ai loro vissuti più profondi e a poterli esprimere in maniera autentica, senza doversi nascondere o dover per forza aderire a stereotipi nei quali non si riconoscono». E conclude: «I ragazzi, oggi più che mai, hanno bisogno di esprimere ciò che sentono e vivono, di proteggere e difendere la loro “verità” e noi adulti abbiamo il dovere di ascoltarli e di vederli veramente. Non si può continuare a considerare l’adolescente come problematico, scomodo, ribelle e quindi ingombrante». Le tecniche narrative «coinvolgono il lettore in prima persona, immergendolo nell’azione, mentre i fumetti occidentali mantengono una distanza maggiore tra chi legge e le vicende raccontate. Non si tratta più di aderire passivamente a un modello valoriale già confezionato, ma di entrare in un dialogo costante con i protagonisti», evidenzia la dottoressa Giangrandi.
La copertina di Carlo Acutis in versione manga 
La copertina di Carlo Acutis in versione manga 
«Così il dubbio, l’incertezza, la precarietà e le difficoltà non sono insetti da scacciare rapidamente, ma diventano preziosi compagni di viaggio con cui interagire, confrontarsi ed evolvere. Le gabbie vengono spezzate, i confini interrogati e il lettore scopre insieme al protagonista la propria personalissima vicenda, in un’ottica di crescita ed evoluzione». Si tratta di personaggi fallibili, imperfetti, a volte deboli ma capaci di riscatto e coraggio: «Non ci sono supereroi, ma solo uomini e donne, bambini e ragazzi che combattono per un ideale collettivo». Inoltre i manga nipponici «trasmettono un panorama narrativo e valoriale estremamente “laico”. Lontani dalla retorica del senso di colpa e della reticenza alla ribellione, spesso appannaggio femminile nel fumetto occidentale, propongono uno storytelling libero da questo tipo di inquinamenti». Ciò che non li allontana affatto dalla possibilità di parlare anche un linguaggio di fede: non a caso dal 2023 Paoline editoriale libri ha dato il via alla serie in 10 volumi Power Bible, sposando lo stile manga che caratterizza anche i recenti Jesus. Il Salvatore, adattamento dei Vangeli illustrato da Fabien Dalmasso con i testi di Nick Meylaender. Lo stesso autore firma anche la biografia manga di Carlo Acutis illustrata da Albert Carreres, uscita lo scorso anno in occasione della canonizzazione del santo quindicenne morto il 12 ottobre 2006 per una leucemia fulminante. I racconti manga, dunque, stabiliscono una forte sintonia emotiva con il vissuto degli adolescenti e possono rappresentare un aiuto concreto «a prendere le misure in un contesto sociale che per gli adolescenti risulta complicato da affrontare», commenta Giangrandi. Senza trascurare l’aspetto rassicurante e inclusivo contenuto in queste storie, che hanno il pregio di parlare a tutti.
E quella di Jesus. Il Salvatore
E quella di Jesus. Il Salvatore

La costruzione di se stessi e il nodo della sessualità

Un viaggio nel mondo degli adolescenti lo ha fatto anche lo psicoterapeuta e psicanalista Alberto Rossetti, autore nel 2023 di Le persone non nascono tutte uguali. Perché manga e serie tv contribuiscono a definire l’identità dell’adolescente, pubblicato da Città Nuova (e ora in libreria con Il libro dei sogni della Gen Z): «Sono partito con l’analisi dei manga chiedendomi cosa ci stessimo perdendo della loro vita, ma ero anche interessato a capire in che modo le loro identità si stessero formando anche a partire da questi prodotti, che tanti ragazzi in terapia mi hanno fatto scoprire. Risultato: in quelle narrazioni «i ragazzi trovano qualcosa di significativo: chiavi di lettura e strumenti per confrontarsi con se stessi, con gli altri e con la società in cui vivono. Durante la lettura dei manga, scoprono che la crisi della loro vita non solo è necessaria ma può anche essere affrontata e risolta» rileva Rossetti, che riconosce come la dimensione pedagogica del fumetto giapponese sia ancora troppo sottovalutata. Tuttavia non mancano attorno ai manga posizioni critiche, soprattutto per le rappresentazioni del corpo, dell’identità sessuale e dei rapporti tra maschile e femminile. Gli esperti, però, restituiscono un quadro più articolato: «Il manga gioca senza vergogna con la sessualità; c’è un richiamo diretto e senza freni alla fantasia sessuale che, in età adolescenziale, è più che presente nella mente dei lettori. Questo tipo di fumetti non cerca più di tanto di costruirle attorno una gabbia morale ma, al contrario, propone un modo di affrontare quelle fantasie senza doversene vergognare», avverte Rossetti. «L’aspetto che trovo più interessante è l’avvenuta emancipazione dei ragazzi e delle ragazze su temi che fino a qualche anno fa erano inavvicinabili a quest’età, come l’omosessualità: ne parlano e si accettano nelle loro reciproche diversità. Non bisogna spaventarsi di fronte alle domande che si pongono sulla propria sessualità e neanche cercare di censurarle». Proprio come avviene nelle pagine dei manga.

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