Stellantis prova a rassicurare: «In Italia 5 miliardi in 4 anni»

L'azienda ha incontrato i sindacati a Roma. Uliano (Fim Cisl): «Servono soluzioni più concrete»
Google preferred source
June 15, 2026
Stellantis prova a rassicurare: «In Italia 5 miliardi in 4 anni»
Una linea di produzione di Stellantis/ REUTERS
Il mantra dell’azienda è coniugare «radici locali e dimensioni globali». Quello dei sindacati è «vedere per credere». In fondo è tra questi due estremi che si riassume l’incontro di ieri tra Stellantis e le organizzazioni dei lavoratori per la presentazione della declinazione nazionale del super piano di sviluppo che l’azienda ha presentato qualche giorno fa negli Usa. Sul tavolo, 5 miliardi di investimenti e l’indicazione che nessun stabilimento italiano chiuderà.
«I nostri impegni sull’Italia sono concreti, strutturali e orientati al lungo periodo: innovazione, occupazione e valorizzazione delle competenze sono i pilastri su cui stiamo costruendo una nuova fase di crescita. Noi stiamo facendo la nostra parte. Con disciplina, con investimenti e con una visione di lungo termine. E continueremo a farla», ha detto il responsabile per l’Europa di Stellantis, Emanuele Cappellano, qualificando il piano come «chiaro, coraggioso, ambizioso», sottolineando come vi siano già «segnali positivi», ma anche come le sfide non siano dietro alle spalle e quindi come occorra «creare le condizioni per una crescita sostenibile nel lungo periodo». Detto in concreto, Stellantis investirà 5 miliardi di euro in Italia entro il 2030 per l’innovazione, in particolare per le tecnologie legate alle nuove piattaforme, per l’intelligenza artificiale e per le motorizzazioni. Una serie di investimenti in linea con quanto Stellantis ha intenzione di fare in Europa destinataria del «40% degli investimenti globali con l’obiettivo di far crescere i ricavi del 15% entro il 2030». Cappellano ha sottolineato: «Il nostro Paese sarà l’hub produttivo delle auto piccole a Mirafiori e Pomigliano, delle vetture di fascia medio-alta e lusso a Melfi, Cassino e Modena, dei veicoli commerciali ad Atessa». In particolare, nello storico stabilimento di Mirafiori a Torino si continuerà a produrre la Fiat 500 elettrica e ibrida, si svilupperà la nuova 500; sono previsti anche investimenti per le batterie. A Modena è stato confermato il progetto per le Maserati GranTurismo e Folgore e lo sviluppo della Tridente. Per lo stabilimento di Melfi confermati quattro modelli cui tra due anni si aggiungerà il C-SUV Alfa Romeo. A Pomigliano si lavorerà sulle e-car e, dal 2028, ad una nuova versione della Panda. Ad Atessa sono confermati gli investimenti sugli e-van. A Termoli, invece, non sono previsti sviluppi produttivi ma è stata ribadita la necessità di assegnare ulteriori attività produttive.
Di fronte a tutto questo, le organizzazioni dei lavoratori – al tavolo erano Fim-Cisl, Fiom-Cgil, Uilm-Uil, Uglm, Fismic Confsal e Aqcf-r – si aspettano risposte più dettagliate su volumi produttivi, nuovi modelli e soprattutto sulle garanzie occupazionali per migliaia di lavoratori dopo l’utilizzo esteso degli ammortizzatori sociali negli anni scorsi. Anche se, come nel caso di Uilm, viene riconosciuto che il progetto «riporta l’azienda con i piedi per terra» come ha detto il neosegretario generale Davide Sperti, che ha puntato però il dito sulla situazione di Cassino: «Non può vivere di cassa integrazione. Entro fine anno vogliamo un piano operativo vero».
Ma le perplessità sono anche altre. «Ci aspettavamo risposte più concrete: comprendiamo la complessità della situazione, ma c’è un’urgenza che deve essere affrontata in tempi brevi. Ci è stato ribadito che l’Italia vedrà una crescita dei volumi produttivi, che nessuno stabilimento è a rischio di chiusura e che non vi sarà una riduzione della produzione nel nostro Paese», ha commentato il segretario generale Fim Cisl Ferdinando Uliano. «Le nostre maggiori preoccupazioni e il giudizio più critico continuano a riguardare Cassino e Termoli» ha però concluso Uliano. Di incontro «deludente e preoccupante per le sorti delle lavoratrici e dei lavoratori» ha parlato Samuele Lodi, segretario nazionale Fiom-Cgil, che ha ancora ricordato le difficoltà di Cassino e aggiunto: «Anche per gli altri stabilimenti abbiamo bisogno di risposte che oggi non ci sono state date. Anzi hanno ribadito in maniera ormai inequivocabile come la gigafactory in Italia non nascerà per questioni legate anche al costo dell’energia». Mentre Fismic Confsal, con Sara Rinaudo, ha sottolineato gli «elementi importanti» ma anche il fatto che «la transizione non può essere affrontata con una sola tecnologia».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Google Discover Seguici anche su Google Discover di Avvenire