Sicurezza sul lavoro, solo il 23% dei datori ha completato la formazione obbligatoria
di Redazione
Presentato stamane al Senato il Libro Bianco di Aifos che fotografa la prima fase di applicazione dell’Accordo Stato-Regioni: il 70% non ha ancora terminato il percorso di 16 ore

Presentato stamane al Senato il Libro Bianco di Aifos-Associazione italiana formatori e operatori della sicurezza sul lavoro Il sistema della formazione a un anno dall’Accordo Stato-Regioni 17/04/2025, realizzato sulla base di una ricerca condotta su 874 professionisti del settore. A un anno dall’entrata in vigore della legge in materia di salute e sicurezza sul lavoro, la riforma rischia di rimanere ancora lontana dalla sua piena applicazione.
Il dato che fotografa meglio la distanza tra la riforma e la sua applicazione concreta riguarda la nuova formazione obbligatoria del datore di lavoro. Il principio è largamente condiviso: il 91% degli intervistati considera questa formazione molto o abbastanza necessaria. Ma sul campo l'adesione appare ancora limitata: soltanto il 23% dichiara che la maggior parte dei datori di lavoro con cui collabora ha già completato il corso di 16 ore. Per il 39% la formazione non è ancora stata programmata, mentre per il 31% è stata programmata per molti ma non è ancora stata svolta.
Il paradosso, evidenziato dal Libro Bianco, è dunque quello di una riforma che raccoglie un consenso molto ampio sui propri obiettivi ma che incontra maggiori difficoltà quando si passa dalla norma alla pratica. Lo stesso rapporto sottolinea come l'obbligo formativo del datore di lavoro, la progettazione dei percorsi e la verifica dell'efficacia siano condivisi nei principi, ma molto meno convincenti nella loro concreta applicabilità.
A preoccupare gli operatori è soprattutto il rischio che la maggiore regolamentazione si traduca in un aumento degli adempimenti senza un equivalente miglioramento dell'efficacia della formazione. Sul progetto formativo obbligatorio, infatti, l'86% degli intervistati ritiene che aumenteranno significativamente gli aspetti burocratici, mentre soltanto il 41%ritiene che aziende e soggetti formatori dispongano già delle competenze e delle risorse necessarie per gestire correttamente il nuovo impianto.
Ancora più significativo è il capitolo dedicato alla verifica dell'efficacia della formazione. Il 75% degli intervistati la considera uno strumento utile per migliorare la qualità della formazione, ma soltanto l'11% ritiene che le aziende abbiano realmente compreso la sua importanza e appena il 27% giudica chiara la disciplina prevista dall'Accordo. Il 76% teme inoltre un eccessivo aumento della burocrazia, mentre soltanto il 28% considera le modalità previste concretamente sostenibili per le piccole e medie imprese.
C'è poi una seconda criticità che riguarda la tenuta nazionale del sistema. Il 74% dei professionisti ritiene che differenti regolamentazioni regionali possano incidere molto o abbastanza sull'omogeneità applicativa dei percorsi formativi. Un rischio che Aifos considera particolarmente rilevante perché potrebbe portare alla creazione di sistemi differenti da territorio a territorio, con conseguenze sulla certezza delle regole e sull'attività dei soggetti formatori.
Anche sul fronte delle modalità formative emerge un'indicazione netta. La formazione in presenza continua a essere considerata la più efficace dal 91% degli intervistati, mentre l'e-learning viene ritenuto adeguato soprattutto per specifiche tipologie di contenuti. Le nuove metodologie – dalla realtà virtuale ai simulatori fino alla gamification – raccolgono invece un consenso significativo sul piano del potenziale: il 78% le considera capaci di migliorare l'efficacia della formazione e l'85% ritiene che possano favorire un maggiore coinvolgimento. Il problema è rappresentato dalle risorse: l'89% ritiene che oggi le aziende non dispongano ancora delle risorse economiche e organizzative necessarie per adottarle.
«A un anno dall'entrata in vigore del nuovo Accordo Stato-Regioni abbiamo una fotografia molto chiara: i principi della riforma sono condivisi, ma tra l'obiettivo della norma e la sua applicazione concreta esiste ancora un divario significativo – spiega Paolo Carminati, presidente di Aifos –. La formazione sulla sicurezza non può trasformarsi in una sequenza di adempimenti burocratici. Il vero obiettivo deve essere modificare i comportamenti, rafforzare la cultura della prevenzione e rendere le aziende più capaci di gestire concretamente i rischi. Per questo servono regole chiare, applicate in modo uniforme sul territorio nazionale, strumenti realmente sostenibili per le imprese e una verifica dell'efficacia che misuri ciò che accade dopo il corso, non soltanto ciò che avviene durante il corso».
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