Liverani: estendere l'obbligo della polizza catastrofale per le case
Lo dice il presidente dell'Ania-Associazione nazionale fra le imprese assicuratrici nel corso dell'assemblea annuale. Un bonus per l'ingresso dei giovani nella previdenza integrativa

Le imprese assicuratrici guardano al futuro. In particolare all'obbligo della polizza catastrofale per le case e alla previdenza integrativa per i giovani. L'Italia è un Paese «esposto al rischio di catastrofi», ma «è molto sottoassicurato. In tema di eventi catastrofali vogliamo quindi completare il percorso che abbiamo cominciato» rivedendo da un lato «il perimetro dei rischi da cui gli imprenditori devono essere obbligatoriamente assicurati» e dall'altro «estendere al più presto l'obbligatorietà di copertura alle residenze private, quantomeno a quelle che hanno usufruito negli ultimi anni dei generosi e pesanti incentivi fiscali o contributi per le diverse forme di ristrutturazione edilizia». È quanto dice il presidente di Ania-Associazione nazionale fra le imprese assicuratrici, Giovanni Liverani, nel corso dell'assemblea annuale. «Sarebbe assurdo che lo Stato, in caso di sisma o alluvione, dovesse risarcire chi ha già abbondantemente usufruito del sostegno della finanza pubblica», aggiunge nella sua Relazione. Inoltre, propone ancora Liverani, «andrà avviata una riflessione su come richiedere la messa in sicurezza del rimanente patrimonio abitativo: la nostra proposta è semplice. Utilizzare, gradualmente, per la polizza il criterio già utilizzato per l'attestazione di prestazione energetica delle abitazioni che, come sapete, deve esser dimostrata in ogni atto amministrativo relativo a un immobile».
Liverani lancia anche un appello: «Far conoscere ai giovani cos'è la previdenza integrativa». «Proponiamo un bonus di ingresso: una somma, anche simbolica, che lo Stato erogherebbe a tutte le ragazze e i ragazzi che compiono i 18 anni, con il vincolo di investirla in un fondo pensione o in una polizza previdenziale - spiega il presidente -. I diciottenni che la riceveranno si renderanno conto, all'ingresso nel mondo del lavoro, che quei 100 euro saranno diventati 130, 140 o anche 160 e capiranno immediatamente il valore della previdenza integrativa».
Il presidente dell'Ania ricorda il valore generato dal comparto. A cominciare dal capitale umano: quasi 50mila dipendenti, circa 300mila collaboratori, di cui oltre 200mila appartenenti alle reti distributive. Anche i dati consolidati evidenziano numeri di assoluto rilievo: la raccolta premi complessiva ha raggiunto i 182 miliardi di euro, segnando una crescita solida del 7,8%. Un incremento simmetrico che vede il comparto Danni crescere del 6,5% e il comparto Vita confermare la sua traiettoria di sviluppo oltre l’8%. «La solidità patrimoniale complessiva, misurata da un Solvency Ratio medio settoriale saldamente al 274% - continua - si posiziona ai vertici europei, confermando le nostre compagnie come una roccia di stabilità per l’intero sistema macroeconomico italiano. Siamo il primo investitore istituzionale privato dell’Italia: con oltre 1.000 miliardi di euro di investimenti attivi, dei quali circa un quarto allocati nel nostro debito sovrano, finanziamo direttamente lo sviluppo della nazione, le sue infrastrutture e la sua economia reale. Contribuiamo – e lo dico con un certo orgoglio – con circa 14 miliardi di euro alle entrate fiscali dello Stato, tra imposte dirette e indirette».
Ma ciò che descrive meglio la missione delle imprese assicuratrici è l’impatto reale sulla vita delle persone. «Milioni di cittadine e cittadini e milioni di imprenditrici e imprenditori sono garantiti e tutelati da un contratto di assicurazione o di risparmio assicurativo e previdenziale. Nell’ultimo anno, il settore ha erogato 42 miliardi di euro di cui 27 per risarcire gli oltre 18 milioni di clienti danneggiati e 15 miliardi per polizze di rischio legate alla vita umana, nonché ha trasferito circa 93 miliardi ai suoi clienti sotto forma di rendite, riscatti e prestazioni di altro genere nell’ambito delle gestioni finanziarie Vita. Significa che ogni giorno, ogni ora, migliaia di volte al minuto, una polizza assicurativa è intervenuta concretamente: ha pagato la ristrutturazione di un’abitazione danneggiata da un incendio, ha finanziato la continuità produttiva e la ricostruzione di un capannone industriale devastato dal maltempo, ha consentito a milioni di automobilisti di circolare, ha protetto un’azienda da un attacco cibernetico o ha integrato la pensione di un cittadino anziano», conclude Liverani.
Angelini (Ivass): il preventivatore entro la fine dell'anno
«Ci sono molti obiettivi che possiamo perseguire insieme - dichiara Paolo Angelini, presidente dell'Ivass-Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni -. A proposito di obiettivi comuni permettetemi una reazione allo stimolo del ministro Urso sul tema del preventivatore. Come molti di voi sapranno c’è una legge che prevede che l’Ivass metta insieme il preventivatore, che è uno strumento che consentirà alle imprese di assicurarsi contro i rischi causati da catastrofi naturali, di confrontare le offerte del mercato. Per fare questo lavoro occorre cooperazione. Per mettere assieme il preventivatore occorre una procedura informatica non del tutto banale su cui l’Ivass sta lavorando attivamente, perché questa procedura informatica deve essere in grado di gestire e lavorare dei dati che poi finiscono sui vostri tavoli e producono dei preventivi. Occorre non solo una struttura tecnica, ma anche un lavoro di elaborazione dei preventivi da parte delle assicurazioni. Permettetemi in questo ambito di rivolgere un accorato appello per una collaborazione fattiva per riuscire a mettere in campo il preventivatore entro la fine dell’anno. Obiettivo che stiamo perseguendo attivamente e il ministro Urso lo sa bene che stiamo lavorando in maniera molto coesa con le sue strutture. Però è un obiettivo sfidante che richiedere la collaborazione di tutte le compagnie del mondo delle assicurazioni. Permettetemi anche di ricordare che i progressi sul fronte delle assicurazioni cat-nat sono notevoli: solo nel luglio del 2025, quando l’Ivass ha avviato una rilevazione ad hoc su questo fenomeno, avevamo 250mila polizze operative. I dati di aprile, quindi meno di un anno dopo, segnalano oltre 700mila polizze operative. Quindi più di un raddoppio nell’arco di meno di 12 mesi. Siamo molto lontani dall’obiettivo di colmare il gap di assicurazioni che caratterizza il nostro Paese, ma credo che questi numeri siano molto incoraggianti».
Colombani (First Cisl): sottoassicurazione si sconfigge investendo su lavoratori
«Se si vuole rispondere con successo» alle sfide della glaciazione demografica e all'incremento della frequenza e dell'intensità delle catastrofi naturali, «se davvero si vuole sconfiggere il fenomeno della sottoassicurazione, è necessario uscire dall'ossessione della riduzione dei costi e dalle insostenibili pressioni commerciali». Lo afferma Riccardo Colombani, segretario generale nazionale First Cisl, che ricorda come «il rapporto tra l'entità dei rami Danni e il Pil del nostro Paese nel 2025 è pari solo all'1,9%, relegandoci al 25esimo posto nella classifica dei Paesi Ocse». «Non si tratta affatto di un problema nuovo, ma a maggior ragione le imprese di assicurazione devono elaborare politiche realmente orientate ad assumersi la responsabilità della gestione dei rischi, senza attendere che si creino tutte le condizioni di supporto normativo e di incentivazione desiderate e auspicabili. Le imprese di assicurazione devono stimolare la definizione di condizioni di lavoro nelle reti distributive, finalmente all'altezza dell'importanza dell'attività assicurativa. Servono quindi retribuzioni più alte, stabilità dei rapporti di lavoro e valorizzazione delle professionalità».
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