Il florovivaismo continua a crescere
Aumentano le aziende (+11,8%), gli occupati (+13,6%) e l'export (+6,3%). La domanda di lavoro è positiva, ma le imprese faticano a trovare potatori, innestatori, gestori dei sistemi irrigui

Il florovivaismo italiano continua a crescere, creando occupazione e consolidando i distretti produttivi storici, mentre si affacciano nuove aree di sviluppo. È quanto emerge dall'analisi realizzata da Myplant & Garden, Salone internazionale dedicato ai professionisti del verde, in programma a Fiera Milano Rho dal 17 al 19 febbraio 2027. Lo studio, basato su elaborazioni di dati Istat e delle Camere di Commercio, fotografa un settore in trasformazione. Nel 2023 il florovivaismo occupava quasi 39mila ettari distribuiti su oltre 29mila aziende agricole. Rispetto al 2010 si registra una lieve riduzione delle superfici coltivate, compensata da un aumento del numero delle imprese, con una conseguente diminuzione della superficie media aziendale. Considerando l'intera filiera - produzione, trasformazione e commercializzazione - nel 2025 il comparto conta circa 38mila imprese e oltre 84mila addetti. Nel biennio 2024-2025 le aziende sono aumentate dell'11,8% e gli occupati del 13,6%, con una crescita trainata soprattutto dalla floricoltura e dal commercio al dettaglio, mentre il commercio all'ingrosso è l'unico segmento in flessione. La struttura del settore resta composta prevalentemente da piccole imprese, con una media di 2,2 addetti per azienda, mentre il vivaismo si conferma il comparto più strutturato con 4,4 addetti medi per impresa. Sul piano territoriale, la Toscana è prima per numero di aziende e superficie coltivata, mentre l'Emilia-Romagna si distingue per la maggiore intensità occupazionale. La floricoltura è il comparto più dinamico, con una crescita del 7,3% delle imprese e del 20,2% degli addetti nell'ultimo anno. La Liguria mantiene la leadership nazionale, seguita da Lombardia, Campania e Toscana. Con una produzione che sfiora i 200 milioni di euro, pari a circa il 6% del totale nazionale, il Lazio occupa il quinto posto per valore della produzione. Prosegue anche l'espansione del commercio al dettaglio, che raggiunge oltre 18mila attività e 24mila addetti, con la Lombardia prima regione per numero di punti vendita e occupati. Diverso l'andamento del commercio all'ingrosso, che nel 2025 registra una lieve contrazione sia delle imprese sia dell'occupazione. Nel complesso, Lombardia, Campania e Toscana concentrano il maggior numero di imprese della filiera. La Lombardia si conferma il principale polo nazionale con quasi 4.900 aziende e oltre 10.700 addetti, mentre Toscana e Veneto seguono per numero di occupati. L'analisi evidenzia infine come la crescita dell'occupazione interessi anche territori emergenti: Friuli-Venezia Giulia e Calabria registrano gli incrementi percentuali più elevati.
Una nuova stagione di investimenti
Il florovivaismo italiano guarda a una nuova stagione di investimenti, spinta dall’innovazione tecnologica, dalla transizione ecologica e dalle risorse pubbliche destinate al verde urbano. È in questo contesto che Greenitaly, Salone Internazionale del Florovivaismo e del Paesaggio, in programma dal 7 al 9 ottobre 2026 a Fiere di Parma, porta nel capoluogo emiliano una nuova tappa della Green Agorà, il format dedicato al confronto tra imprese, istituzioni, tecnici, ricercatori e professionisti del settore.
L’appuntamento si svolge in una fase particolarmente significativa per il comparto, in cui il tema degli investimenti e dell’innovazione assume un ruolo sempre più strategico per sostenere la competitività delle imprese e accompagnare la transizione ecologica delle città. In questo contesto si inseriscono anche le risorse attivate attraverso il Pnrr-Piano nazionale di ripresa e resilienza che, per la misura dedicata alla tutela e valorizzazione del verde urbano ed extraurbano, hanno messo a disposizione 210 milioni di euro. I progetti finanziati sono stati 93: la Sicilia è la regione capolista (27), seguita da Lazio (15) e Campania (10); i fondi hanno inoltre consentito la messa a dimora di oltre 4,6 milioni di alberi e arbusti nelle città metropolitane italiane.
«I dati confermano la solidità e il dinamismo del florovivaismo italiano - spiega Antonio Cellie, amministratore delegato di Fiere di Parma -. Secondo lstat, nel 2024 il comparto ha generato ben 3,25 miliardi di euro, il valore più alto dell'ultimo decennio, consolidando anche la sua proiezione internazionale: l'export ha infatti raggiunto 1.260 milioni di euro, segnando una crescita del 6,3% rispetto all'anno precedente. Questi risultati evidenziano la centralità del settore e l'importanza di investire costantemente in innovazione, ricerca e sviluppo. In questo scenario si inserisce Greenitaly, nata come spazio di confronto e approfondimento, di carattere internazionale, per connettere imprese, professionisti, mondo della ricerca e operatori di mercato».
Proprio per approfondire le opportunità offerte da questa stagione di investimenti e il ruolo dell’innovazione come leva di sviluppo per il settore, Greenitaly e Crédit Agricole Italia hanno promosso un momento di confronto dedicato alle prospettive economiche e finanziarie del florovivaismo italiano. L’incontro, ospitato presso l’Auditorium Gabbi Crédit Agricole Green Life di Parma, luogo simbolo dell’architettura sostenibile e del benessere organizzativo, certificato Leed Platinum e immerso in oltre 70mila metri quadrati di parco, è stato dedicato al tema Innovazioni tecnologiche e meccaniche nel florovivaismo: quali opportunità finanziarie.
Le stime per il futuro
Per i prossimi anni si stimano circa 200mila occupati diretti nelle aziende florovivaistiche. A questi va aggiunto l'indotto, stimabile in circa 50mila occupati, nei settori dei servizi dedicati, delle macchine e attrezzature, dei mezzi di produzione, del confezionamento e del trasporto. Un discorso a parte riguarda gli operatori impegnati nella realizzazione e manutenzione del verde pubblico e privato.
La domanda di lavoro è positiva, ma le aziende faticano a trovare profili idonei e pronti per l'impiego, come potatori, innestatori, gestori dei sistemi irrigui eccetera. Il problema è legato agli orari di lavoro, spesso molto lunghi e condizionati dalle condizioni climatiche e dalle diverse fasi colturali.
Servono diplomati specializzati, ma purtroppo le aziende, almeno per il momento, non sono orientate a riconoscere fin da subito il valore di una specializzazione. Sono molto utili all'inserimento corsi post-diploma e lauree professionalizzanti (ne esiste una a Viterbo). La formazione si sta orientando verso la preparazione di tecnici specialisti nelle diverse fasi della produzione: riproduzione e coltivazione delle piante, gestione dell'irrigazione, della concimazione e delle potature. Infine, preparazione delle piante per la vendita.
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