Delitto Mattarella, indagini inquinate da pezzi delle istituzioni

Per i magistrati che indagano sull'omicidio del fratello del capo dello Stato, Piersanti, hanno sottratto il guanto mai ritrovato lasciato dai killer nell'auto
October 24, 2025
Piersanti Mattarella, fratello dell'attuale capo dello Stato ucciso dalla mafia. Foto d'archivio.
Piersanti Mattarella, fratello dell'attuale capo dello Stato ucciso dalla mafia. Foto d'archivio.
Pezzi delle istituzioni inquinarono le indagini, sottraendo anche il guanto che poteva portare all'identificazione degli autori.  Dopo 45 anni, c'è una svolta nell'omicidio di Piersanti Mattarella. «Le indagini sull'omicidio dell'ex presidente della Regione Piersanti Mattarella furono gravemente inquinate e compromesse dai appartenenti alle istituzioni che, all'evidente fine di impedire l'identificazione degli autori del delitto, sottrassero dal compendio probatorio un importantissimo reperto, facendone disperdere definitivamente le tracce». Sono accuse pesantissime quelle che arrivano dai pm della Dda di Palermo, che hanno anche ottenuto dal gip i domiciliari per depistaggio dell'ex funzionario della Squadra Mobile Filippo Piritore. L'ex prefetto all'epoca dei fatti nella Squadra mobile di Palermo, secondo i magistrati, ha reso «dichiarazioni rivelatesi del tutto prive di riscontro, con cui ha contribuito a sviare le indagini funzionali (anche) al rinvenimento del guanto (mai ritrovato)». Il riferimento è al guanto in pelle lasciato da uno dei killer, trovato nella 127 usata appunto dai sicari del politico sulla cui sorte l'ex prefetto avrebbe mentito, reperto sparito sul cui caso adesso spunta anche il nome fi Bruno Contrada, l'ex numero due del Sisde condannato per concorso esterno in associazione mafiosa. L'uomo, che oggi ha 94 anni, dice di «non aver mai saputo del ritrovamento di un guanto nell'automobile usata dai sicari di Piersanti Mattarella». 
 Il guanto, ritenuto un tassello importantissimo per risalire agli autori dell'omicidio, è infatti sparito nel nulla. Ai pm, che l'hanno sentito come testimone a settembre del 2024, Piritore ha raccontato -mentendo secondo la Procura di Palermo - di aver inizialmente affidato il guanto all'agente della polizia Scientifica Di Natale che avrebbe dovuto darlo a Pietro Grasso, allora sostituto procuratore titolare delle indagini sul delitto. Il magistrato, sempre secondo il racconto di Piritore, avrebbe poi disposto di fare riavere il reperto al Gabinetto regionale di Polizia scientifica e Piritore, a quel punto, lo avrebbe consegnato, con relativa attestazione, a un altro componente della Polizia scientifica di Palermo, Lauricella, per lo svolgimento degli accertamenti tecnici. L'indagato ha anche sostenuto che la Squadra mobile era in possesso di una annotazione da cui risultava la consegna. Secondo l'accusa, però, quella raccontata dall'ex funzionario sarebbe una storia inverosimile e illogica da cui verrebbe fuori che una prova decisiva, tanto che della sua esistenza fu informato anche l'allora ministro dell'Interno Rognoni, sarebbe stata sballottata per giorni senza motivo da un ufficio a un altro. Le parole dell'ex funzionario, inoltre, cozzano con le testimonianze dei protagonisti della vicenda come Piero Grasso e l'agente Di Natale; con la prassi di repertare e sequestrare quanto ritenuto utile alle indagini seguita all'epoca in casi analoghi e col fatto che al tempo, alla Scientifica, non c'era nessun Lauricella. 

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