La telefonata fra il Papa e Zelensky. Leone XIV “mediatore” fra Putin e il leader ucraino

La chiamata con il presidente dell’Ucraina dopo quella con l’inquilino del Cremlino. A un passo l'accordo per salvare i civili intrappolati a Oleshky, la città occupata della regione di Kherson dove non c'è più cibo e acqua. I risultati della diplomazia umanitaria della Santa Sede. È una delle prime intese fra i due presidenti dall’inizio della guerra
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October 19, 2026
La telefonata fra il Papa e Zelensky. Leone XIV “mediatore” fra Putin e il leader ucraino
L'udienza di papa Leone XIV al presidente ucraino Volodymyr Zelensky a Castel Gandolfo il 9 luglio 2025 / SICILIANI
Leone XIV lo aveva annunciato fin dai primi giorni del pontificato: c’è bisogno di far incontrare i “nemici”. E aveva aggiunto: «Impiegherò ogni sforzo». A un anno e mezzo dalla sua elezione, il Papa mostra al mondo che il dialogo fra Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky è possibile. Con le telefonate “mediate” dal Pontefice in persona. Venerdì, dal decimo piano del policlinico “Gemelli” dove era ricoverato per l’intervento al polmone, aveva sentito il leader russo. Questo pomeriggio, dal Palazzo Apostolico in cui è rientrato sabato ad appena quattro giorni dall’operazione, parla con il presidente dell’Ucraina. Sulla guerra che da quasi cinque anni devasta il Paese. Partendo dalla «grave situazione» umanitaria che si sta consumando in una località lungo la linea del fronte, si legge nel comunicato della Sala Stampa vaticana: quella di Oleshky, la città della regione di Kherson sulla riva del fiume Dnepr occupata dai russi dove gli abitanti sono allo stremo, imprigionati sotto il fuoco incrociato dei due eserciti, senza più cibo e acqua. Un’emergenza intorno a cui i due capi di Stato sono pronti a convergere grazie all’azione di Leone XIV.
«Tregua» e corridoio umanitario sono le due richieste del Papa. Le aveva presentate a Putin nella conversazione della scorsa settimana in cui a sorpresa il Pontefice aveva strappato un’apertura inaspettata. Le ribadisce a Zelensky nel colloquio di oggi, auspicando che «la collaborazione di entrambe le parti possa consentire l’arrivo di aiuti alimentari e sanitari e l’evacuazione volontaria e sicura della popolazione civile», fa sapere la nota della Santa Sede. Anche Kiev deve fare passi in avanti, si intuisce. Anche Kiev deve fare passi in avanti, si intuisce. «Siamo grati» al Papa, dichiara il presidente che precisa: «Stiamo preparando delle soluzioni». Ed è la parte ucraina che annuncia come sia vicino un accordo fra Kiev e Mosca per salvare la gente intrappolata fra bombardamenti, droni e mine. «Stiamo procedendo alla definizione dei dettagli finali per garantire un cessate il fuoco e l’evacuazione di chiunque voglia lasciare non solo Oleshky e i suoi dintorni, ma anche raggiungere il territorio ucraino», afferma il commissario per i diritti umani di Kiev, Dmytro Lubinets, che cita l’intervento del Papa sul Cremlino. Ossia, la telefonata durante la quale Putin aveva accolto «favorevolmente l’intenzione del Vaticano di contribuire a creare le condizioni necessarie per garantire la sicurezza della popolazione e organizzare la fornitura di beni di prima necessità», era la sintesi di Mosca. Secondo l’Ucraina, sono ancora seimila i civili che risiedono nel distretto di Oleshky, fra cui duecento bambini; duemila quelli che si trovano nella città stessa. E il Cremlino aveva aggiunto: «È stato concordato di collaborare a tale riguardo». Una collaborazione che si sta concretizzando perché «le trattative vanno avanti ogni giorno», dichiara Lubinets. Se si chiuderanno come nelle previsioni, sarà una delle prime intese dall’inizio della guerra, frutto del dialogo, seppur a distanza, fra i due presidenti. Un negoziato che è stato possibile attraverso la mediazione del Papa. Con il terreno preparato dal canale aperto fra le due capitali dalla diplomazia umanitaria della Santa Sede. Una via per essere accanto alla gente ma anche per avvicinare i vertici dei due Paesi.
Il caso Oleshky era entrato nell’agenda della doppia visita che fra luglio e settembre aveva portato il cardinale Matteo Zuppi prima in Ucraina, poi in Russia. Nuova tappa della missione di pace voluta da papa Francesco e confermata da Leone XIV che, fin dal secondo anno di aggressione, guarda a scambi dei prigionieri di guerra, ricongiungimenti familiari, liberazione dei civili, ricerca dei dispersi. Sforzi che hanno permesso di salvare vite o riportare a casa militari e ragazzi e che hanno fatto della Santa Sede un interlocutore affidabile sia per Mosca, sia per Kiev. Come dimostra anche l’esito positivo del viaggio del “ministro degli Esteri” della Santa Sede, l’arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario per i rapporti con gli Stati, che aveva fatto la spola fra le due capitali in estate.
In Ucraina Zuppi aveva raccolto il “grido” delle autorità nazionali sulla città assediata. E l’aveva portato a Mosca riuscendo a fare breccia nel Cremlino. Poi aveva recepito la disponibilità dei due capi di Stato a nuovi colloqui con il Papa. Per Putin, la seconda telefonata. Per Zelensky, la terza, arrivata anche dopo tre incontri personali assieme a Leone XIV: il primo dopo la Messa di inizio pontificato; poi le due udienze a Castel Gandolfo, il 9 luglio e il 9 dicembre 2025, entrambe incentrate sul rilascio dei prigionieri e sul rimpatrio dei bambini ma anche sulla necessità di favorire i negoziati per giungere a una «pace giusta e duratura». Nel colloquio di oggi il presidente ucraino racconta al Papa anche «l'escalation russa, gli attacchi costanti ai cittadini ucraini e alle comunità», scrive sui social. E poi «le minacce di sicurezza attuali, inclusa la mancanza periodica di avvisi da parte dei nostri partner riguardo agli attacchi balistici russi, che sono avvenuti tre volte negli ultimi tre mesi». L’ambasciatore ucraino presso la Santa Sede, Andrii Yurash, aggiunge un particolare: «Il presidente ha rinnovato l’invito a visitare il Paese». Lo spiraglio che la chiamata prospetta è un tassello che rafforza «l’impegno della Santa Sede a favore del dialogo e della pace», secondo quanto detto dal Pontefice sia a Zelensky sia a Putin.

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