«Il Papa e il sano realismo agostiniano con cui affronta la malattia»
di Giacomo Gambassi, Roma
Parla padre Pedicino, priore provinciale degli agostiniani d’Italia. «Leone XIV ha affrontato la prova con chiarezza e serenità. Attrae le folle con la sua delicatezza che, però, non è debolezza. Ha già dimostrato una energica capacità di governo»

È con un «sano realismo agostiniano» che il Papa “figlio di Agostino” sta affrontando la malattia. «Lo si è compreso fin da quando Leone XIV ha annunciato domenica scorsa al popolo di Dio ciò che gli era stato diagnosticato», racconta padre Gabriele Pedicino, priore provinciale degli agostiniani d’Italia. Mentre entra nella Basilica di Sant’Agostino in Campo Marzio a Roma - a due passi dal Senato - il religioso spiega che il santo vescovo di Ippona «ha sempre fatto i conti con l’umano: con le inquietudini, il desiderio, le lotte e le fragilità che sono proprie di ogni persona. Mi viene da dire che la malattia oncologica ci fa sentire ancora più vicino il Papa. E credo che renda concreta la frase di Agostino con cui si era presentato al mondo nel giorno dell’elezione: “Con voi sono cristiano e per voi vescovo”». Del resto, aggiunge padre Pedicino, «uno dei tratti di Leone XIV è la sua umanità». Che il religioso ha sperimentato personalmente anche quando Robert Prevost è stato priore generale dell’Ordine dal 2001 al 2013. «Una vicinanza che ha declinato in una presenza costante nella nostra vita, ad esempio trovando sempre il tempo di una visita a un fratello ammalato o toccato da un’esperienza dolorosa familiare».
Padre, quale il suo pensiero quando ha saputo del nodulo al polmone di Leone XIV e dell’intervento chirurgico?
«Ho appreso la notizia dalle parole stesse del Papa all’Angelus. Ero a Napoli, nella nostra chiesa del Buon Consiglio, dove stavamo celebrando con il cardinale Domenico Battaglia tre cinquantesimi di professione religiosa, fra cui quello di padre Bruno Silvestrini, custode della Sacristia del Palazzo Apostolico. A lui è stato comunicato l’annuncio del Pontefice che abbiamo accolto con apprensione e sorpresa. Ma anche con una straordinaria ammirazione quando abbiamo sentito ciò che aveva detto. Ammirazione per la chiarezza, la trasparenza, lo stile diretto del Papa, che aveva addirittura specificato la diagnosi. Un approccio per non lasciare nel dubbio la gente o per non alimentare dietrologie, è la mia idea».
Come famiglia agostiniana come seguite la malattia del Papa?
«Direi come tutti i fedeli. Perché Leone XIV è, sì, un Papa agostiniano ma è il Papa di tutti. Certo, per noi il coinvolgimento è doppio: Leone è il Pontefice e, al tempo stesso, un confratello che attraversa una fase delicata. Tutte le nostre comunità si sono mobilitate dedicando un tempo di preghiera speciale per papa Prevost, come sta succedendo nella Chiesa intera. E considero un dono della Provvidenza il fatto che noi religiosi agostiniani abbiamo coperto l’ora di preghiera del Rosario, che per tutto il mese di ottobre viene recitato nella Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma, proprio nella sera in cui il Papa era in sala operatoria, martedì scorso: non era solo il cuore di una Chiesa che prega per il suo vescovo, ma anche il cuore di una famiglia religiosa che prega per un suo fratello in ospedale».
In questo anno e mezzo di pontificato Leone XIV ha continuato a far sentire la sua vicinanza nei vostri confronti.
«Il rapporto con noi è continuato in maniera molto fraterna, facendosi presente in più occasioni e in più realtà. Già poco dopo l’elezione è andato a Genazzano, nel santuario della Madre del Buon Consiglio che noi agostiniani custodiamo dal 1300. Poi ci ha incontrato più volte nella Curia generalizia, appena dietro il colonnato di San Pietro. Abbiamo festeggiato insieme il suo compleanno. È venuto qui nella Basilica di Sant’Agostino in Campo Marzio per l’inizio del Capitolo generale. E ha compiuto tre visite che per noi sono di particolare significato: alla tomba di sant’Agostino a Pavia, presso le spoglie mortali di Santa Chiara della Croce a Montefalco e infine alle nostre sorelle di Pennabilli durante la sua giornata trascorsa fra San Marino e Rimini».
Un Pontefice che non si è risparmiato fin da subito. Con un’agenda fittissima.
«Ci ha impressionato per le sue energie. Incontri e udienze continue. Poi i viaggi nel mondo con programmi serrati. Le molte visite in Italia. A Pavia ero insieme con lui. Un pomeriggio di caldo tremendo: eppure il Papa si è speso con tutto se stesso e in poche ore ha avuto numerosi appuntamenti. Adesso ha in agenda il viaggio in America Latina a novembre: un viaggio impegnativo, accompagnato dal suo desiderio di tornare in Perù dove è stato missionario e vescovo. Tutto questo dice la sua generosità e la sua volontà di stare accanto a tutti, come ha testimoniato anche da frate agostiniano».
C’è una dimensione di Prevost papa che la colpisce?
«La sua calma e la sua serenità che sono emerse in questi mesi e che sono state confermate anche domenica scorsa quando ha comunicato in piazza San Pietro la necessità di essere operato. Il giorno successivo ha continuato a lavorare e, anche quando è entrato al policlinico “Gemelli”, era sorridente. Penso che tutto questo sia un esempio di come è possibile vivere anche un incarico di gravosa responsabilità nel segno del servizio e di come affrontare con fiducia il momento della prova».
Folle per Leone XIV in piazza San Pietro, a Madrid, a Parigi. Che cosa conquista del Papa?
«Penso la sua delicatezza, testimonianza di come Dio si accosti in punta di piedi alle vite degli uomini e delle donne. Mi torna alla mente la veglia con 80mila giovani a Parigi dove abbiamo visto un Papa che sa lasciarsi commuovere e meravigliare: un tratto che noi agostiniani avevamo già imparato a conoscere nei suoi dodici anni da priore generale. Talvolta la sua naturale riservatezza viene scambiata per debolezza. Al contrario, le sue parole da Pontefice, le visite, gli insegnamenti e le scelte di governo rivelano al contempo prudenza e fermezza. È un uomo determinato, che matura ogni decisione nella preghiera e con la sapiente saggezza di un pastore».
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