Il Papa all’Angelus: grazie del sostegno. Superata la fase delicata. Ora riprenderò gradualmente le attività
di Giacomo Gambassi, Roma
Leone XIV si affaccia in piazza San Pietro ad appena quattro giorni dall’intervento per rimuovergli il tumore al polmone. Voce cristallina, nessun affanno, volto sereno. «Ringrazio per le preghiere. Mi sono sentito particolarmente vicino a chi è provato dalla malattia»

«Cari fratelli e sorelle, buona domenica». Leone XIV ha la sua solita voce cristallina e il volto sereno quando si affaccia dalla finestra del Palazzo Apostolico per l’Angelus e mentre si rivolge ai pellegrini in piazza San Pietro. È il primo Angelus dopo l’intervento al policlinico “Gemelli” di Roma per rimuovergli il tumore al polmone che lui stesso aveva comunicato domenica scorsa. Ieri il rientro in Vaticano ad appena quattro giorni dall’operazione di martedì scorso. E oggi le prime parole pubbliche che il mondo segue in diretta tv. Saluta più volte la folla che da piazza San Pietro si allunga fino in via della Conciliazione, a testimoniare la vicinanza e l’abbraccio di un “popolo” al Papa appena dimesso dal policlinico.

Nessun affanno mentre parla, nonostante l’asportazione di uno dei lobi polmonari. «Desidero ringraziare tutti coloro che in questi giorni hanno pregato per me. Ho sentito davvero il vostro sostegno», dice dopo la preghiera mariana. E soprattutto annuncia: «Superata questa fase delicata, come sapete adesso riprenderò gradualmente le mie attività. Sempre con l’aiuto di Dio e delle vostre preghiere». Una ripresa già in corso per un uomo di 71 anni, come hanno attestato i bollettini medici dei giorni scorsi o come dimostrano i giorni di lavoro al “Gemelli” e, appunto, l’Angelus di oggi che non ha voluto saltare. Dal Palazzo Apostolico il Pontefice non entra nei dettagli della sua futura agenda. Tutto ciò fa ipotizzare, ad esempio, che possa tenere l’udienza generale di mercoledì in piazza San Pietro che è già prevista nel calendario della prefettura della Casa Pontificia. Oppure consente di immaginare confermato il viaggio di dodici giorni in America Latina, dal 6 al 17 novembre, che dovrebbe portare il Papa in Uruguay, Argentina e Perù. Visita cara a Leone XIV che, secondo il professor Stefano Margaritora, ordinario di chirurgia toracica all’Università Cattolica, che ha guidato l’équipe dell’intervento, il Pontefice è in grado di affrontare: «Direi che non ci sono motivi clinici per cui questo viaggio non venga fatto», ha detto ai media vaticani.

All’Angelus Leone XIV racconta la “lezione” del ricovero in ospedale: «Questa esperienza mi ha fatto provare in modo particolare la vicinanza a quanti attraversano la malattia e una condizione di infermità». Più volte il Papa ripete: “Grazie”. Anche citando il policlinico dove è stato operato. «Questa riconoscenza la esprimo agli medici, agli infermieri e a tutto il personale del “Gemelli”», afferma. Le migliaia di pellegrini in piazza applaudono più volte. Per ribadire al Pontefice l’affetto e la vicinanza. Bandiere di tutto il mondo. Giovani, bambini, famiglie, persino gli atleti che hanno partecipato alla maratona nella capitale. Telefonini in alto, rivolti verso la finestra del Palazzo Apostolico, non appena Leone XIV appare e per tutto l’Angelus. E le grida: “Forza Papa”.

Nella riflessione che precede la preghiera mariana, il Pontefice invita a vivere «le cariche e le responsabilità umane» «senza compromessi, liberi da cattive ambizioni e ingiusti interessi, anteponendo a tutto il Regno di Dio e la sua giustizia». Perché, sottolinea, «in Gesù contempliamo un Dio che non teme la storia e viene invece ad abitarla». Le parole di Leone XIV sono ispirate a uno dei detti più celebri di Gesù: “Date a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio”. Un richiamo, secondo il Pontefice, a «essere veritieri, senza soggezione e ipocrisia, liberi per il bene. Preghiamo il Signore che ci aiuti ad essere così».

Il Papa ha lasciato il “Gemelli” con due giorni di anticipo rispetto alle previsioni dei medici alla vigilia del ricovero. «Al momento della dimissione dall’ospedale – ha raccontato il professor Margaritora ai medi vaticani – papa Leone era in condizioni cliniche assolutamente soddisfacenti. I suoi esami del sangue erano assolutamente normali, e la funzionalità del cuore era a posto. La riespansione del polmone dopo l’intervento sta seguendo i tempi normalmente previsti. Quindi globalmente le sue condizioni sono buone». Il chirurgo ha definito l’operazione al Pontefice «un intervento di routine». E ha spiegato che non ha avuto «alcun tipo di complicanza». Il professore ha raccontato un Papa come una delle «persone più motivate dopo questo genere di operazioni». E ha riferito: «La sua volontà di avere una ripresa in tempi molto rapidi è molto efficace da tutti i punti di vista: è stata veramente encomiabile». Quindi il cronoprogramma: «Dopo questi tipi di intervento, penso che un paio di settimane per una ripresa fisica veramente completa ci vogliono. Quindi, essendo già quasi passata una settimana, tutto sommato credo che il Papa in un'altra decina di giorni possa essere pienamente recuperato». Secondo Margaritora, Leone XIV «è stato un paziente ideale. Non lo dico per piaggeria ma è stato veramente un paziente che non ha dato alcun minimo problema all’équipe che si occupava di lui. Sempre sereno, sempre sorridente. Ha seguito tutte le nostre tappe dal punto di vista dietetico, dal punto di vista fisioterapico. Si è rimesso in piedi, faceva sempre anche un pochino di più di quello che gli veniva richiesto. Nella seconda giornata dopo l’operazione, ci siamo girati e stava sistemando lui le sedie nella cappella. Noi gli abbiamo detto: “Santo Padre, ci siamo noi”. E lui: “Non importa, riesco a farlo, lo faccio”».
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