Dal “Gemelli” la telefonata fra il Papa e Putin. Il leader russo apre alle richieste di Leone XIV
di Giacomo Gambassi, Roma
Nel pomeriggio dalla camera d’ospedale il colloquio di Leone XIV con il presidente russo. Al centro la crisi umanitaria della città assediata di Oleshky in Ucraina. Dal Papa la proposta di una tregua per far arrivare aiuti ed evacuare i civili. Gli auguri del Cremlino per la salute del Pontefice. La telefonata preceduta dalla doppia visita a Mosca di Gallagher e Zuppi

Il collegamento telefonico è fra il decimo piano del policlinico “Gemelli” di Roma e il Cremlino. Il Papa, da una parte; il presidente russo Vladimir Putin, dall’altra. Conversazione per parlare della guerra in Ucraina, partendo dalle urgenze umanitarie, ossia da quella “via” che sta a cuore alla Chiesa per aprire spiragli di dialogo partendo delle popolazioni colpite da un conflitto e che ha fatto della Santa Sede un interlocutore affidabile sia per Mosca, sia per Kiev. Al centro della telefonata – spiega la Sala Stampa vaticana – la «grave situazione umanitaria» che si sta consumando in una località lungo la linea del fronte in Ucraina: quella di Oleshky, la città della regione di Kherson sulla riva del fiume Dnepr occupata dai russi dove gli abitanti sono allo stremo, imprigionati sotto i bombardamenti, senza più cibo e acqua. «Viva preoccupazione» viene espressa da Leone XIV che chiede «una tregua per consentire l’arrivo di aiuti alimentari e sanitari e l’evacuazione volontaria e sicura della popolazione civile».
Oleshky diventa, quindi, nelle intenzioni del Papa, il simbolo di un Paese dove la gente comune è la principale vittima del conflitto. Anche se il leader russo addossa la «responsabilità» al «regime di Kiev». Ma da Putin arriva un’apertura a Leone XIV. «È stata accolta favorevolmente l'intenzione del Vaticano di contribuire a creare le condizioni necessarie per garantire la sicurezza della popolazione e organizzare la fornitura di beni di prima necessità», spiega il Cremlino nella sintesi del colloquio. E aggiunge: «È stato concordato di collaborare a tale riguardo». Un’apertura di credito – per certi versi sorprendente – che dice il particolare clima di fiducia fra Santa Sede e Russia e quella positiva visione di Leone XIV e degli sforzi vaticani che ha fatto breccia fin nel cuore del Cremino.
L’emergenza Oleshky era entrata nell’agenda della “doppia” visita che fra luglio e settembre ha portato il cardinale Matteo Zuppi prima in Ucraina, poi in Russia. Nuova tappa della sua missione di diplomazia umanitaria voluta da papa Francesco e confermata da Leone XIV che guarda a scambi di prigionieri di guerra, ricongiungimenti familiari, rimpatrio dei civili, ricerca dei dispersi. A Kiev l’inviato del Papa aveva raccolto il “grido” delle autorità nazionali sulla città a pochi chilometri da Kherson in cui restano meno di 2mila residenti. A Mosca il cardinale si era sentito raccontare che «la popolazione è stata presa in ostaggio» dai soldati di Kiev che stanno «bloccando qualsiasi tentativo di consegnare cibo e medicine». E da parte di Zuppi era giunta la richiesta di un corridoio umanitario per permetterne l’uscita. Anche offrendosi come garante dell’iniziativa.
La Sala Stampa fa sapere che, durante la telefonata con Putin, il Pontefice «ha ribadito l’impegno della Santa Sede a favore del dialogo e della pace». Un impegno apprezzato da Mosca, almeno secondo il dispaccio russo: «Vladimir Putin ha ringraziato il Papa per la disponibilità a contribuire alla soluzione del conflitto e per gli sforzi intrapresi sul piano umanitario». Non è un caso che lo stesso Cremlino parli di un colloquio svoltosi «in un clima costruttivo e di reciproco rispetto». Iniziato con i «sinceri auguri di buona salute e di pronta guarigione dopo il recente intervento chirurgico» da parte di Putin. Leader russo che tiene a evidenziare «l'importanza della cooperazione tra la Russia e il Vaticano nella promozione dei valori spirituali e morali condivisi, nella tutela dei cristiani e dei luoghi sacri cristiani in diverse regioni del mondo» ma anche la necessità di «proseguire il dialogo tra la Chiesa ortodossa russa e la Chiesa cattolica romana».
Dalla sua camera d’ospedale, Leone XIV conversa con il leader russo ad appena tre giorni dall’intervento chirurgico con cui martedì pomeriggio gli è stato rimosso il tumore al polmone e asportato uno dei lobi polmonari. Colloquio che testimonia come sia «costante» il «miglioramento delle sue condizioni generali», si legge nell’ultimo bollettino medico diffuso nel primo pomeriggio. Per la seconda volta in poco più di un anno il Papa torna a parlare direttamente con quello che l'Europa considera oggi il nemico per eccellenza: Putin. Sono le quattro e mezzo del pomeriggio quando si tiene la telefonata che arriva a distanza di poche settimane da due visite vaticane a Mosca: quella del “ministro degli Esteri” della Santa Sede, l’arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario per i rapporti con gli Stati che in Russia era stato a fine agosto; e quella del cardinale Matteo Zuppi a fine settembre, che era entrato in un campo di detenzione degli ucraini catturati nei combattimenti e aveva discusso con le autorità russe di scambio dei prigionieri di guerra, di ricongiungimenti dei bambini alle proprie famiglie, di rilascio dei civili e, poi, della crisi di Oleshky.
La “mediazione” umanitaria della Santa Sede è una delle poche opportunità di contatto diretto fra i vertici dei due Stati. La nuova telefonata fra il Papa e Putin, dopo la prima del 4 giugno 2025 a meno di un mese dall’inizio del pontificato, testimonia l’attenzione che Leone XIV ha per il conflitto in corso da quasi cinque anni. Non è un caso che nell’Angelus di domenica scorsa, quando ha annunciato al mondo di avere un nodulo al polmone e di necessitare di un’operazione, abbia anche fatto riferimento alla «guerra nella martoriata Ucraina» che «continua a causare sofferenze anche ben oltre i suoi confini, soprattutto nei Paesi più poveri, dove tante persone dipendono dalle importazioni di cereali». Richiamo agli attacchi alle navi cariche di grano che avevano spinto il Papa a rivolgere «un accorato appello alle parti in conflitto affinché consentano il trasporto sicuro dei cereali nel Mar Nero».
Le due telefonate con Putin, i viaggi a Mosca, il canale aperto con il Cremlino confermano l’impegno di Leone XIV a «ogni sforzo» «perché i nemici si incontrino e si guardino negli occhi, perché ai popoli sia restituita una speranza e sia ridata la dignità che meritano, la dignità della pace», aveva detto appena sei giorni dopo l’elezione al soglio di Pietro. Nemici, secondo la geopolitica; non per la Santa Sede che, forte del suo ruolo sopra le parti, è stata e intende essere un “facilitatore” del dialogo. Tanto che lo stesso Prevost aveva proprio messo a «disposizione la Santa Sede» per tavoli negoziali fra i Paesi in conflitto.
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