La fertilità umana, un dono da custodire. E da promuovere

Il messaggio di Leone XIV al Congresso internazionale organizzato dall’Isi-Paolo VI dell’Università Cattolica di Roma per i suoi 25 anni e per i 50 del Centro per la regolazione naturale della fertilità. La "lectio" del cardinale Parolin sul magistero della Chiesa
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October 17, 2026
La fertilità umana, un dono da custodire. E da promuovere
Foto Siciliani
«Avete lavorato per promuovere una vera cultura a servizio della vita umana contribuendo a sviluppare dal punto di vista antropologico, etico e scientifico, un approccio che ha a cuore il bene integrale delle persone coinvolte nel processo di generazione della vita stessa. È una realtà complessa che tocca il significato della sessualità umana, il valore fondativo e procreativo del legame coniugale e oggi in particolare il riconoscimento della dignità di ogni essere umano dal concepimento al suo termine naturale». C’era attesa ieri per le parole di papa Leone XIV che avrebbe dovuto rivolgere ai partecipanti al congresso internazionale all’Università Cattolica di Roma promosso per celebrare il 25° anniversario dell’Istituto scientifico internazionale Paolo VI (Isi) di ricerca sulla fertilità e infertilità umana per una procreazione responsabile e del 50° del Centro per la regolazione naturale della fertilità. E nonostante il ricovero, nel policlinico Gemelli, alla fine il messaggio del Pontefice è arrivato.
Il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato, quelle parole le ha rivolte ai partecipanti - medici, ricercatori, figure istituzionali - a nome del Papa. «Voi siete chiamati a sviluppare la ricerca sulla fertilità e infertilità umana nell’intento sia di definire le metodiche naturali per la regolazione della natalità, sia di individuare soluzioni naturali dell’infertilità di coppia in vista di una procreazione responsabile», ha scritto Parolin nel messaggio letto da monsignor Claudio Giuliodori, assistente ecclesiastico generale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e presidente dell’Isi. Un obiettivo che i ricercatori «fedeli a questo mandato, sin dalla nascita dell’istituto, nel 2001, come dono a san Giovanni Paolo II da parte dell’Università Cattolica del Sacro Cuore in collaborazione con l’Istituto Toniolo di studi superiori e con la Fondazione Paolo VI per la cultura cattolica, hanno raggiunto «solo operando a più livelli e in modo interdisciplinare. La Chiesa è grata e riconoscente per quanto sino ad ora realizzato da tutti gli enti che sostengono l’Isi Paolo VI».
Parole di gratitudine che in un momento così particolare per la salute di Leone XIV hanno commosso l’intera platea, accorsa a seguire l’iniziativa promossa insieme alla Fondazione Isi-Paolo VI, all’Università Cattolica del Sacro Cuore, all’Istituto Toniolo di studi superiori e alla Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli Irccs, anche la Fondazione Paolo VI per la Cultura cattolica in Italia, il Centro di Ateneo di bioetica e scienze della vita e il Centro pastorale dell’Ateneo. Numerosi poi gli scienziati chiamati ad approfondire i temi legati al titolo del congresso: “Lo splendore dell’umano: custodire la fertilità, curare l’infertilità”. «La cosiddetta “cultura della separazione” – ha spiegato Parolin nella lectio magistralis – ha portato alla separazione del fatto biologico (opus naturae) e del protagonismo dei coniugi (opus personarum) nell’atto procreativo. Risultato di un progressivo riduzionismo della realtà umana alla sola dimensione biologica, la procreazione è divenuta sempre più “riproduzione”, smarcandosi non solo dall’amore coniugale ma anche dalla relazione sessuale. Una separazione, che viola una struttura costitutiva dell’essere umano, di ordine non scientifico ma antropologico e ontologico. «Se non si ricompone questa separazione – ha rimarcato – se non si recupera la verità sull’essere umano, sarà difficile dare una risposta autentica alla domanda di “significato” e di “senso” del procreare umano. E, allora, ancor prima di domandarsi “quale è il senso del procreare”, la domanda da porsi è: si può comprendere la procreazione separandola dalla sessualità umana e dal suo significato? Si può comprendere la “verità” della generazione umana separandola dall’amore coniugale e riducendola a mera riproduzione? Nel caso dell’essere umano può il biologico esaurire ciò che già intuitivamente non appartiene solo alla sfera del fisico?». Il lavoro degli scienziati dell’Isi dimostra che salvaguardare la fertilità è possibile. «Molto è stato fatto e per questo ringraziamo il Signore e tutti coloro che si sono spesi in questi anni – ha concluso Parolin – ma siamo consapevoli che molto resta ancora da fare e per questo incoraggio tutti a proseguire il cammino con rinnovato impegno a servizio dell’amore umano e della procreazione. Questo Congresso internazionale è una conferma del valore di quanto fatto e un grande segno di speranza per il futuro».

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