martedì 9 marzo 2021
Dopo un mese e mezzo di lotta contro il virus, accompagnato dalla preghiera incessante di tanti, si è spento "Anas" scrittore, musicista, prete di tutti. Il funerale nella Basilica di Sant'Ambrogio
Don Antonio "Anas" Anastasio

Don Antonio "Anas" Anastasio - Foto di Carlo Colombo (dal sito Clonline.org)

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«Il suo esserci era una sicurezza per tanti di noi, le sue parole un’ispirazione, la sua compagnia la promessa di una strada che valeva la pena di percorrere. Non riesco a credere che sia davvero partito». È la commossa testimonianza che di don Antonio Anastasio (da tutti detto «Anas»), sacerdote della Fraternità dei missionari di San Carlo Borromeo morto di Covid a Milano il 9 marzo a soli 59 anni, rende sul sito www.ilsussidiario.net don Vincent Nagle, che con lui ha condiviso lunghi tratti di vita. «Per me, per la Fraternità San Carlo, per gli universitari alla Bovisa e per le migliaia di persone dentro e fuori Cl che lo hanno incontrato – scrive Nagle – don Anas era una presenza eccezionale e preziosa. In un modo saggio, pacato e ironico aveva il dono di aggregare. Vedere la sua capacità d’accoglienza, la sua passione, era davvero fonte di stupore». Decisiva per entrambi l’esperienza di Comunione e Liberazione: «Una volta – scrive don Vincent – mi disse che l’incontro col carisma di don Giussani lo aveva salvato dalla sorte di lavorare nei luoghi di vacanza come animatore serale con i suoi scherzi, le sue canzoni e i suoi sorrisi così avvincenti. “Ma sarebbe stato a che scopo? Mettere insieme le persone a quale proposito? Solo per un divertimento?”. Lo capivo: per Anas poter aiutare le persone a stare insieme nel nome di Cristo, aiutarli a riconoscere e abbracciare il proprio destino in Dio, imparare a dare la vita intera al compimento della volontà del Padre era un’impresa di cui era immensamente grato». Nel pomeriggio di giovedì 11 marzo i funerali nella basilica di Sant'Ambrogio a Milano, trasmessi in diretta streaming dal sito della sua parrocchia milanese di San Carlo alla Ca' Granda.

Don Antonio Anastasio

Don Antonio Anastasio - Foto: dal sito di Itaca Libri, che ha pubblicato le sue opere musicali

Un prete per tutti

Era una delle figure più note e amate della Fraternità dei missionari di San Carlo Borromeo, comunità sacerdotale nata dal carisma di Comunione e Liberazione. Don Antonio Anastasio se n’è andato a soli 59 anni all’Ospedale Niguarda di Milano dopo 45 giorni di strenua lotta contro il Covid, sempre in condizioni gravi, accompagnato ogni giorno dalla preghiera incessante di migliaia di persone in tutta Italia. Il suo ultimo incarico è stato nella parrocchia di San Carlo alla Ca’ Granda, in un quartiere molto popolare dove svolgeva il suo ministero insieme ad altri tre preti della Fraternità, anche loro colpiti dal virus. Don Antonio (per tutti «Anas») era conosciuto un po’ ovunque anche per la sua attività editoriale e musicale, come autore di poesie, racconti per adulti e bambini ma anche di canzoni. La sua è una biografia ricca e piena di esperienze e di incontri. Nato nel 1962 a Milano, dopo due anni al Conservatorio studia Filosofia in Università Cattolica laureandosi nel 1987 per poi diventare sacerdote nel 1992 nella Fraternità. Per sette anni – dal 1996 al 2003 – è vicerettore e poi rettore del Seminario della congregazione, presso il quale si era formato, partendo poi per Grosseto dove insegna filosofia all’Istituto teologico-filosofico della diocesi. La sua missione prosegue poi a Madrid dove per 10 anni è parroco di San Juan Bautista nel quartiere di Fuenlabrada. Qui fonda la «Casa de San Antonio», opera per i senza fissa dimora. Nel 2013 torna nella sua Milano, dove gli viene affidata la cappellanìa del Campus Bovisa del Politecnico. Infine, la parrocchia di periferia. Le commosse testimonianze degli amici concordano nel descrivere un prete intelligente, colto, dal cuore grande, capace di dialogare con tutti, ricco di talenti e dal cuore incredibilmente buono. Lo piange un popolo che non ha cessato di pregare per lui, e che ora gli si affida.

La lettera di Carrón: grati a Dio per avercelo dato, ora resta con noi
La sera stessa della morte di Anas, il presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione don Julián Carrón si è fatto portavoce dei sentimenti di tanti in una lettera nella quale scrive che «il dolore dello strappo per la perdita del nostro carissimo “Anas” (don Antonio Anastasio) non può oscurare la gratitudine a Dio per avercelo dato come compagno nella fede. Afferrato da Cristo nell’incontro con il carisma di don Giussani – aggiunge – ha voluto dedicare la sua vita alla missione come sacerdote della Fraternità San Carlo, per gridare a tutti ciò che abbiamo di più caro. È diventato così compagno di tanti – giovani e meno giovani – testimoniando la portata di Cristo nella sua vita con un entusiasmo contagioso».
Carrón aggiunge che «la sua testimonianza è culminata nell’ultima tappa della sua vita con la consegna di sé a Cristo nella sofferenza, assimilato a Lui in croce per entrare con Lui nel "regno celesto che compie omne festo / che ’l core ha bramato" (Jacopone da Todi). D’ora in poi non potremo più pensare ad Anas senza avere negli occhi Pietro e Giovanni stupefatti davanti al sepolcro vuoto il mattino di Pasqua. Morte, dov’è la tua vittoria? Per intercessione di don Giussani – conclude Carrón – domandiamo alla Madonna di ridarcelo misteriosamente ma realmente, per continuare ad accompagnare dal Cielo il nostro cammino nel mondo».

Delpini: la vostra preghiera, il segno della sua traccia

Queste sono le parole del messaggio dell’arcivescovo di Milano Mario Delpini, letto durante le esequie in Sant’Ambrogio
Desidero condividere la preghiera di suffragio e di riconoscenza di coloro che hanno conosciuto, stimato, amato don Antonio Anastasio. La preghiera di molti l’ha accompagnato in questo lungo tempo di lotta contro la malattia implacabile che lo ha vinto infine. Don Antonio, però, non è finito. Questa preghiera corale che lo ha accompagnato ha rivelato quanto è stato amato, quale traccia profonda e grata ha lasciato nelle persone che l’hanno incontrato, nei giovani che hanno trovato in lui una parola affidabile per orientare il loro camminino e sentirsi sostenuti dalla forza di Dio che operava in lui. La preghiera corale l’accompagna ora mentre entra nella comunione dei santi, nella gioia di Dio. Don Antonio non è finito e nel mistero del suo calvario come nella gloria del suo paradiso continua a incoraggiare il cammino, a benedire la vita, a contagiare con la gioia.

«La sua passione: rivelare Cristo ai giovani». L’omelia del vescovo Camisasca

Ecco il testo dell'omelia pronunciata nella Basilica di Sant'Ambrogio a Milano da monsignor Massimo Camisasca, già rettore del Seminario della Fraternità e oggi vescovo di Reggio Emilia-Guastalla

Il vescovo Massimo Camisasca durante i funerali in Sant'Ambrogio

Il vescovo Massimo Camisasca durante i funerali in Sant'Ambrogio - Foto dal sito della Fraternità www.sancarlo.org

Cari fratelli e sorelle, avevamo pregato e sperato. In migliaia. Passando dai momenti più cupi, all'inizio della malattia, subito dopo Natale, a quelli più recenti, pieni di un miracoloso stupore. Abbiamo pregato: «Guarisci, Signore, il nostro Anas, se questa è la tua volontà». Abbiamo chiesto un miracolo e un miracolo c'è stato: quello di tante persone radunate via internet per pregare assieme ogni sera, segno di un affetto straordinario e della fede implorante di un popolo intero. Tanti di noi sono stati interrogati dalla malattia di Anas, hanno conosciuto la sua opera di guida quasi nascosta di centinaia e centinaia di giovani, la sua dedizione di prete tra i giovani a Grosseto, a Roma in Seminario, a Fuenlabrada in Spagna, a Milano come cappellano universitario. La multiforme personalità di Anas non si può certo racchiudere in settori, ma certo i giovani sono stati la sua passione. Rivelare Cristo ai giovani è stato l'anelito continuo della sua vita.
Spiritualmente Anas era un passista, un camminatore delle lunghe distanze. Poteva non colpirti in un primo momento, ma non ti abbandonava, non ti lasciava mai, te lo trovavi a fianco, come un padre, o un amico, o un consigliere, un collaboratore prezioso.
La sua caratteristica principale penso sia stata la mitezza. Anas era uno di quei miti di cui parla Gesù nel Vangelo. Quelle anime umili e grandi assieme che sanno portare anche drammi e divisioni, ma scavano dentro i cuori i sentieri bellissimi dell'amicizia e della fedeltà.
Pensare alla persona e alla vita di Anas mi riempie di gratitudine a Dio. In meno di trent'anni di sacerdozio ha avuto una schiera infinita di figli, debitori a lui della scoperta del peso della vita, dell'apertura all'amore, alla poesia, alla musica, a Dio. In una parola, all'esistenza consapevole e vera. Quanto ci hanno accompagnato le sue canzoni, i suoi versi, le sue riflessioni, i suoi libri!
Per tutto questo Anas si è manifestato come un vero figlio di don Giussani. In un temperamento diversissimo, aveva ereditato il centro del suo carisma: Chi mi segue avrà il centuplo e la vita che non finisce.
Per otto anni è stato al mio fianco come vice-rettore e poi rettore del Seminario della Fraternità. Anni bellissimi e frementi che non posso riassumere. Anas è nel cuore di tutti coloro che ha accompagnato all'ordinazione sacerdotale. Loro potranno raccontare, assieme ai suoi antichi e nuovi figli di Grosseto, Fuenlabrada e Milano. Il tempo rivelerà il peso di tutti questi anni.
La Fraternità San Carlo è nuovamente visitata da nostra sorella morte corporale. Io, dopo la scomparsa di Maffucci e di Anas, mi sento decisamente più vicino al compimento, all'essenziale, più sicuro della protezione dal Cielo di tanti e tanti amici che ora vi abitano. Una parte importante di noi è già nell'eterno.
Ringrazio Dio di aver visto sulla terra vite così grandi, così compiute. Anas, per esempio, scriveva benissimo, parlava di Dio e di Cristo in modo affascinante. Il solco che ha tracciato rimane come seme di fecondità.
Impariamo da lui la mite radicalità con cui ha lasciato plasmare la sua mente e il suo cuore da Cristo, che ha amato nella vita del Movimento e della Fraternità San Carlo.
Non posso poi dimenticare un tratto importante della sua personalità. Importante per tutti noi. Anas aveva imparato a smorzare le tensioni, le divisioni, le liti. Cercava conciliazione e unità, anche correndo il rischio di esagerare. Ma non perdeva tempo, andava all'essenziale.
Oggi, consegnando la sua vita a Dio, chiediamo al Padre di ogni grazia questo dono: amare tutto ciò che ci lega a Cristo e disprezzare tutto ciò che ci allontana da lui. Amen

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